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WERTHER! - regia Nicolas Stemann

Philipp Hochmair in "Werther!", regia Nicolas Stemann Philipp Hochmair in "Werther!", regia Nicolas Stemann

liberamente tratto da Johann Wolfgang von Goethe
Regia: Nicolas Stemann
Con: Philipp Hochmair
Berliner Ensemble, 29 aprile e 14 maggio 2016 (spettacolo ospite)

www.Sipario.it, 4 maggio 2016

Il rischio che l'opera di Johann Wolfgang von Goethe ne uscisse demolita c'era e ne eravamo consapevoli. D'altra parte chi avrebbe mai potuto immaginare un Werther con videocamera, borsa del supermercato biologico e t-shirt, ma soprattutto un Werther compresso in soli 70 minuti di rappresentazione? Con Werther! il regista Nicolas Stemann è riuscito in un'impresa ardua evitando magistralmente l'accusa di "distruttore di classici": nella sua messa in scena il romanzo epistolare di Goethe, da molti ritenuto noioso, dai più superato, dagli studenti un vero incubo, viene completamente reinterpreto. Le classi scolastiche presenti in sala ne sono entusiaste e noi con loro, felici di stupirci di quanto una rilettura in chiave moderna possa essere tanto calzante da rendere un classico un'opera a tutti gli effetti del nostro tempo.

Werther! si apre come una lettura: Philipp Hochmair, per tutta la durata dello spettacolo solo sulla scena, legge al pubblico passi del romanzo di Goethe. Si inizia dalle lettere che tematizzano l'armonia con la natura e il fascino che quest'ultima esercita sul protagonista. Sul fondale del palco è proiettata l'immagine della copertina dell'opera di Goethe, edizione Reclam. Poco a poco Hochmair si cala nello stato d'animo di Werther, accompagnato da una videocamera con cui filma ciò che lo circonda, ma anche se stesso, a sottolineare l'estrema vanità del personaggio. Dalla natura si passa all'innamoramento: Werther conosce Charlotte, rappresentata in scena da una testa di polistirolo posizionata sul collo di una bottiglia. Ed ecco la scena che chiunque abbia approcciato I dolori del giovane Werther non può non ricordare: mentre in sala risuonano i rumori di un temporale, Werther e Charlotte vengono uniti dal medesimo pensiero, il ricordo dei versi del romantico Klopstock. Ed è inevitabile sorridere dell'iperbolico trasporto di Werther, che oggi appare così anacronistico. L'entrata in scena di Albert, promesso sposo di Charlotte – nello spettacolo di Stemann entità senza corpo né voce – cui Werther si rivolge con rabbia, gelosia e ira, stravolge improvvisamente lo stato d'animo del protagonista. "Chi è Albert?!" urla ripetutamente Werther, con un appena percettibile tremolio nella voce che tradisce l'incombente crisi interiore. Ben presto la comicità e il tono canzonatorio della prima parte cedono il passo alla disperazione. Il dramma culmina nella scena finale, in cui Werther si punta una pistola alla tempia, non una a caso, ma quella che si è abilmente fatto prestare da Albert: Werther sta di fronte alla videocamera, la sua immagine proiettata sul fondale mostra gli ultimi istanti prima del suicidio, la tensione per l'attesa dello sparo è alle stelle. Nel momento in cui Werther preme il grilletto scatta il fermo immagine, nessuno sparo. Così anche il suicidio finale appare come un gesto di estrema vanità.

Dal 1997 Werther! riscuote successo in diversi teatri del mondo, da Mosca a Bogotà, passando per Vienna. Anche al Berliner Ensemble il monologo di Hochmair, diretto da Stemann, dà vita a una messa in scena straordinariamente coinvolgente.

Gloria Reményi

Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:32

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