mercoledì, 20 marzo, 2019
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WHEN THE RAIN STOPS FALLING - regia Lisa Ferlazzo Natoli

Camilla Semino Favro, Emiliano Masala e Tania Garribba in "When the rain stops falling", regia Lisa Ferlazzo Natoli. Foto Sveva Bellucci Camilla Semino Favro, Emiliano Masala e Tania Garribba in "When the rain stops falling", regia Lisa Ferlazzo Natoli. Foto Sveva Bellucci

Quando la pioggia finirà
da un progetto di lacasadargilla
di Andrew Bovell
regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Margherita Mauro
con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba,
Fortunato Leccese, Anna Mallamaci,
 Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, 
Francesco Villano
scene Carlo Sala
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Luigi Biondi
disegno video Maddalena Parise
disegno del suono Alessandro Ferroni
foto di scena Sveva Bellucci
produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due Parma con il sostegno di Ambasciata di Australia e Qantas,
al Teatro Due di Parma, dal 20 al 23 febbraio  2019

www.Sipario.it, 6 marzo 2019

Ci sono spettacoli che ritornano e dopo che li hai visti diventano una specie di ossessione. Continui a pensarci, vorresti rivederli perché hai l'impressione che abbiano cambiato qualcosa in te, ti abbiano inciso l'anima. E' questo il caso di When The Rain Stops Falling di Andrew Bovell nella elegante e pulita messinscena di Lisa Ferlazzo Natoli. Ciò che ritorna con forza è la storia, è il viaggio nel tempo e la ricerca delle nostre radici che sta alla base del romanzo teatrale dell'autore australiano. In scena sono le storie delle famiglie York e Law dal 1959 al 2039, storie di figli che cercano padri scomparsi o fuggiti, storie di donne che perdono i figli e allontanano i mariti, storie di segreti non detti, di vergogne taciute che hanno i loro effetti sulle generazioni che verranno. Tutto ciò accade in uno spazio di tempo che va dal 1959 al 2039, in cui il passato si fa contemporaneo, il futuro prossimo venturo presente. La scrittura di Bovel fa agire con sorprendente fluidità le diverse epoche, pone i diversi tempi in una contemporaneità consequenziale. Lo spettatore si ritrova a viaggiare nel tempo guidato dal ripetersi di alcune azioni, dal riproporsi di alcune battute od elementi narrativi: la pioggia, la zuppa di pesce, la necessità di imbiancare una stanza con vernice bianco sporco che ricorrono come situazioni ponte che raccontano e dicono di una continuità al di là del tempo, nel passato, nel presente come nel futuro. La scena elegante e bellissima di Carlo Sala, i costumi di Gianluca Falaschi, il disegno luci di Luigi Biondi costruiscono un contesto astratto e al tempo stesso realistico all'interno del quale si muovono i diversi personaggi con il loro carico di silenzi e di segreti, di domande da fare e risposte da trovare. La storia dei Law e degli York si intreccia con la grande storia: l'ingresso dei carrarmati a Praga, l'Inghilterra della Thatcher e l'imminente apocalisse di un nuovo diluvio universale. L'apertura e la chiusura della vicenda è situata nel 2039 ed è affidata al monologo di Gabriel York che inattesa riceve la telefonata del figlio Andrews che non sente da anni... E' il reicontrarsi di un padre con il figlio, l'ennesimo, sull'orlo di una possibile fine del mondo, con un pesce come pietanza, in un tempo in cui i pesci sono diventati una rarità perché quasi estinti, un pesce che cade dal cielo durante l'incessante diluvio. Da qui parte la storia che alterna senza soluzione di continuità passato, presente e futuro in un qui ed ora che lascia senza fiato e che costruisce la consapevolezza di un essere al mondo come risultato di azioni, passioni, silenzi di chi ci ha preceduto che volenti o nolenti noi portiamo nella nostra anima. E la risposta di un passato che emerge e vive nell'oggi è lì nella consegna al figlio di una valigia con oggetti di cui si è perso memoria e che sono il correlativo oggettivo di storie di uomini e donne, di due famiglie York e Law. E mentre questo accade intorno alla tavola si riuniscono tutti in una sorta di Cena di Emmaus e la battuta finale: «Ascolta... Ha smesso di piovere». In ciò c'è forse un'apocalisse scampata. In When The Rain Stops Falling di Andrew Bovell il cast di attori tutti più o meno coetanei pur nella complessiva tenitura del racconto rischia di rendere troppo sfumate le diverse età dei personaggi col rischio di renderli a tratti difficilmente identificabili, è questo forse l'unica debolezza di un lavoro di intensa poesia e bellezza, che rapisce per la sua eleganza e per una scrittura drammaturgica di assoluto equilibrio che la regista ha saputo governare con mano gentile ma ferma. Rimane la sensazione – alla fine – di aver tanto vissuto, di aver attraversato un mondo e un tempo che ci appartengono e che ci restituiscono la complessità di cui si compone la nostra anima. E per una serata a teatro non è male.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 07 Marzo 2019 20:01

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