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VENTAGLIO (IL) - regia Luca Ronconi

Il Ventaglio Il Ventaglio regia Luca Ronconi

di Carlo Goldoni
regia: Luca Ronconi
con Raffaele Esposito, Giulia Lazzarini, Pia Lanciotti, Giovanni Crippa, Massimo De Francovich, Riccardo Bini, Federica Castellini, Francesca Ciocchetti, Gianlugi Fugacci, Simone Toni, Giovanni Vaccaro, Pasquale Di Filippo, Matteo Romoli, Marco Vergani, Ivan Alovisio, Gabriele Falsetta e Andrea Luini
scene: Margherita Palli, costumi: Gabriele Mayer, luci: Gerardo Modica, musiche a cura di Paolo Terni
produzione: Piccolo Teatro, Milano, Teatro Strehler 2008

Il Messaggero, 12 gennaio 2008
Avvenire, 18 gennaio 2007
Il Giornale, 18 gennaio 2007
www.Sipario.it, 2007
"Il ventaglio" di Goldoni-Ronconi

uno spettacolo per la scena europea Teatro d'Arte e d'Europa sono le due attribuzioni che Giorgio Strehler amava per il Piccolo di Milano, la "creatura" concepita sessant'anni fa con Paolo Grassi e assieme a lui nutrita e istruita. Arte e cifra europea, non a caso, sono i tratti fondamentali dell'allestimento che Luca Ronconi, attuale responsabile artistico dello Stabile pubblico milanese, ha tratto da Il ventaglio di Carlo Goldoni, commedia pubblicata nel 1789, ma rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1765. Il commediografo la scrisse a Parigi per Francesco Vendramin, il suo "datore" di lavoro sulla Laguna, al quale era ancora legato da un contratto. E versò in essa, nelle impreviste evoluzioni di un ventaglio, tutto un mondo, quello della leggiadra Candida, innamorata di Evaristo, e di sua zia Geltruda, del conte di Rocca Marina e del barone del Cedro, nobili, arroccati, ormai esangui di fronte al dinamismo della classe nuova, fatta di ciabattini, vinai, speziali, ardite merciaie.

Ronconi ha proprio lavorato sul contrasto fra chi possiede e gusta la forza del lavoro e chi, parassita inutilmente colto, scrocca pranzi e cene, e si abbassa a piccoli, miserabili traffici offrendo in giro la propria protezione. I banchi dei lavoratori sono tutti e sempre visibili, occupano il centro palcoscenico con i loro strumenti e rumori. Attorno ad essi si sfaldano le fortune della vecchia aristocrazia, che intenerisce Goldoni perché conserva, anacronisticamente, la fede nelle buone maniere, nelle favole, nella legittimità del privilegio. All'epilogo, dopo scambi di persona, colpi di scena e qui pro quo, una tempesta di vento, metafora dell'avvento borghese , sconquassa l'ordine antico. Eppure Candida sposerà Evaristo; l'umile Giannina il calzolaio Crespino. Omaggio all'amore più che alle convenienze.

Piacere degli occhi e degli orecchi, il folto cast: Massimo De Francovich nella parte del conte; il sempre elegantissimo Giovanni Crippa come barone; Giulia Lazzarini, soave Geltruda; Raffaele Esposito aitante Evaristo; lo speziale lunatico di Riccardo Bini e gli altri. Uno spettacolo che non stravolge, non strilla e regala persino dolci risate, distillati di illuminismo. A maggior ragione da non perdere. Fino al 27 gennaio.

Rita Sala

Ronconi rende gigante Goldoni

Aperta con successo al Piccolo di Milano la festa del tricentenario con la versione kolossal del «Ventaglio», opera minore rivalutata

Dipende dal punto di vista di come lo si giudichi. Certo se si fa pesare unicamente la convenzionale tipologia dei personaggi, figurette che sembrano ad una sola dimensione, proprio un capolavoro Il Ventaglio di Goldoni non si direbbe. Ma sol che si voglia considerarlo sotto altro aspetto, al di là della superficiale apparenza, lontano dai garbi, dalle civetterie e dalle ciprie settecentesche, ecco allora emergere qualcosa di ben diverso e trasparire un Goldoni di una grazia (e verità) ben più dure. Un Goldoni rivelatore e analizzatore di una intera società (nobili oziosi e plebei, merciai e artigiani, servi e innamorati ) dove gelosie, invidie, turbamenti amorosi, le passioni umane insomma, vengono, sotto un gioco del teatro perfetto, esposte in maniera esemplare. E tutto in virtù di un semplice elemento espressivo. Quel ventaglio che dà titolo sovrano alla commedia che il Piccolo Teatro o, meglio, Luca Ronconi ha estratto dal gran "bouquet" dei testi goldoniani per celebrare il tricentenario dalla nascita del maestro veneziano e i 60 anni di vita del Piccolo. (Successo alla «prima» allo Strehler di Milano davanti a un "parterre des rois"). Quell'araldico ventaglio, che Ronconi , con trucco alla Brachetti, fa svolazzare sulla scena come una farfalla, il quale man mano che l'azione procede finisce col diventare inquietante strumento di magia bianca. Quel ventaglio che, vero protagonista, trascorrendo vertiginosamente di mano in mano nella maniera più spontanea, fa registrare gli umori di un'intera comunità e che, alla fine della "folle journée" ( per qualche verso Goldoni sembra anticipare Le nozze di Figaro di Beaumarchais), ritornando nelle mani di Candida, diventerà simbolo di concordia per tutti. Commedia corale, Il Ventaglio, dall'andamento di sinfonia come tale il regista sembra trattarla, muovendola tra l'"andante mosso" (le punte comiche non mancano) e il "movimento lento". I tempi, come è suo specifico, dilatati al massimo nella pur essa dilatata cornice scenografica, da cinemascope, di Margherita Palli giocata su colori neutri, lontana dal realismo, quasi metafisica. E ciò per meglio afferrare tutto quanto di umano, amaro e affettuoso, anche il sottile erotismo, si cela in questo copione dove le cose vengono osservate come da un cannocchiale. Altro elemento espressivo che Ronconi introduce, e mette giustamente fra le mani del personaggio più anziano, quello della signora Gertruda, interpretato da Giulia Lazzarini che, con voce flebile e delicata, vince la prova goldoniana e ronconiana. Gli attori sono scelti fra i ronconiani doc, il Crippa, il Bini, ma anche Massimo De Francovich che disegna con segno preciso e felice ironia la figura dello spiantato Conte di Rocca Marina, e in un "pool" di giovani che si muovono con bella vitalità. Ad emergere la coppia degli innamorati borghesi (la brava Pia Lanciotti e il bravissimo Raffaele Esposito) e quella degli innamorati plebei (l'ottimo Simone Toni e la giovane, effervescente, piena di voglie amorose, Federica Castellini ). Loro i primi a credere nella forza trascendente del vecchio Goldoni, rilanciato sotto forma di kolossal.

Domenico Rigotti

Con Ronconi «Ventaglio» senza fantasia

Goldoni concepì quella farsa indiavolata del Ventaglio come un canovaccio farsesco che, nei modi classici del quiproquo plautino, fa da splendido preludio allo scatenato vaudeville di marca francese di autori come Labiche, Feydeau e Sacha Guitry. Con un gioco incalzante che gli riuscì alla perfezione provocando nel pubblico quel divertimento che dura tuttora. Sia pure a discapito dell'approfondimento dei caratteri come dell'impalpabile malinconia che si cela nei suoi capolavori. Non è facile mettere in scena un simile assaggio di pura clownerie. L'ultima volta ci provò, con esiti discutibili, un regista elegante come Arias. Mentre oggi Luca Ronconi, alle prese con questo squisito pretesto, ha aggirato l'ostacolo della comicità pura ricorrendo alla meccanica complessa di ciò che, nel suo sistema ormai divenuto maniera, si può definire rarefazione e dilatazione del tessuto originario del copione.

Siamo così chiamati, nell'impianto costoso della scena di Margherita Palli zeppa di fondali rugginosi che ricordano i colori approntati da Luciano Damiani per i Goldoni di Strehler, a giudicare non uno spettacolo ma ad ammirare un presepe di Arti & Mestieri. Dove le occupazioni dei singoli si riducono alla riproduzione degli stereotipi che caratterizzano il loro lavoro. Dal desco dove il ciabattino Crespino del dotatissimo Simone Toni picchia sulle tomaie al tavolo dove la colorita merciaia Francesca Ciocchetti rammenda cuffie fino al mortaio dove lo speziale di Riccardo Bini pesta i suoi intrugli. Nello sconclusionato delirio delle didascalie, all'inizio declamate con fervore come nelle vecchissime regie di Orazio Costa. Intercalate dai pungenti commenti della freschissima Pia Lanciotti e dell'incantevole Giulia Lazzarini costretta a scrutare da un cannocchiale alla stregua di un consumato lupo di mare. Per fortuna, a salvare qua e là l'ennesima testimonianza delle capacità di un grande teatrante ridotto a citare se stesso con le risorse immutate della tecnica in assenza dei grandi voli del passato, intervengono alcuni dei suoi interpreti. Tra i quali, ad eccezione del ridicolo isterismo cui Ronconi riduce la Giannina della briosa Federica Castellini, spunta il mestiere di Massimo De Francovich, la grazia dell'ispirato Gianluigi Fogacci e l'attore rivelazione della noiosa serata: il giovanissimo Raffaele Esposito. Che conferisce all'innamorato Evaristo il trasognato mimetismo e le brusche impennate di un autentico «primo amoroso». L'unico, forse, ad aver capito benissimo che Il ventaglio non è il fazzoletto di Otello.

Enrico Groppali

Il ventaglio di Luca Ronconi è 'lo spettacolo' delle celebrazioni goldoniane a 300 anni dalla nascita del drammaturgo veneziano. E' quanto di meglio il teatro nazionale – questo è il ruolo cui aspira da sempre il Piccolo a maggior ragione nel suo 60° dalla fondazione - mette in campo per celebrare l'anniversario. La messinscena de Il ventaglio riunisce in sé pregi e difetti del nostro fare teatro. Ma per capirne l'operazione è necessario partire dal testo, nella consapevolezza che il testo inevitabilmente diviene un pre–testo, perché prima del testo ci sono l'estetica del regista, la politica del produttore, l'etica del ricordo. Il ventaglio è un esercizio di stile di un Goldoni che scrive lontano dalla sua Venezia, nella Parigi che sperava foriera di successo e di apprezzamenti del suo teatro rinnovato, mentre si ritrova a dover vestire i panni della tradizione della comèdie italienne. Il ventaglio è una perfetta macchina teatrale in cui l'intreccio e il gioco di relazioni si costruiscono intorno a quel ventaglio, che altro non è che un oggetto simbolico utilizzato per mettere alla prova la meccanica della commedia. Le maschere all'italiana non ci sono più, ma i personaggi sono delineati con stilizzata precisione e quel ventaglio – simbolo della passione e della gelosia – finisce col coinvolgere tutta la società: dal signor Evaristo che l'ha acquistato per la sua innamorata Candida, alla giovane contadina Giannina al Barone del Cedro, fino a Crespino il calzolaio, solo per citare alcuni dei personaggi messi in campo da Goldoni. Nessuno può sottrarsi all'amore e alla passione. Intorno al ventaglio s'agita una società intera, c'è l'ansia di un mondo che Luca Ronconi legge nella prima parte del suo allestimento con una tensione tutta novecentesca. E' come se il regista volesse intravedere nella drammaturgia goldoniana quella fame d'amore e impossibilità di esprimerlo della realtà borghese, realtà che l'avvocato preannuncia... L'azione si svolge in un spazio chiuso, una sorta di capannone industriale che sul modello di Dogville di Lar von Trier ricostruisce al suo interno la comunità di una cittadina alle porte di Milano. La prima parte della messinscena si chiude con il volo del ventaglio, una trovata registica che se non stupisce anticipa quanto accadrà in seguito. E così nella seconda parte de Il ventaglio Luca Ronconi non può non lasciare la parola a Carlo Goldoni e si ha l'impressione che nell'intensificarsi del passare di mano di quell'amuleto della passione e della gelosia il drammaturgo abbia le meglio sul regista, la macchina scenica e comica del testo prenda il sopravvento sulla voglia di concettualizzare del taglio registico. E allora a Luca Ronconi non resta che assecondare il buon Goldoni, pigiando l'acceleratore sulla levità e sulla consapevolezza che dopo la tempesta rispunta il sole, che è come voler dire in fior di metafora: alla fine il ricongiungimento del cerchio è inevitabile. Ma Ronconi è mago del teatro, è illusionista che vuole stupire e allora quella tempesta si fa tempesta reale, che scoppia violenta mettendo tutto soqquadro e in un bel gioco di macchineria scenica svelando la struttura postindustriale in cui sono rinchiusi i modelli di umanità del piccolo ma universale mondo goldoniano che nel suo affannarsi dietro all'amore se non ci somiglia, ci interroga sulle apparenze e sulla verità. Nel felice chiudersi della commedia e nel dono del ventaglio a Candida si chiude la pièce francese di Goldoni, affidata ad un cast d'attori che appare a tratti disomogeneo, che recita la propria lezione con correttezza ma nulla più, un cast in cui Giovanni Crippa, Pia Lanciotti e lo stesso Massimo de Francovich sono relegati a cammei, mentre Giulia Lazzarini è in scena come omaggio ai sessant'anni del Piccolo...

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 13:09

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