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VECCHIO E IL MARE (IL) - regia Daniele Salvo

"Il vecchio e il mare", regia Daniele Salvo "Il vecchio e il mare", regia Daniele Salvo

basato sul romanzo di Ernest Hemingway
regia e adattamento drammaturgico di Daniele Salvo
con Graziano Piazza, Stefano Santospago e Luigi Bignone
scene di Alessandro Chiti, costumi di Silvia Aymonino, luci di Cesare Agoni
musiche originali di Marco Podda
video di Paride Donatelli, suono di Edoardo Chiaf
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano
visto il 2 febbraio 2017, al Teatro Santa Chiara, Brescia

www.Sipario.it, 9 febbraio 2017

Si sta a teatro come al cinema... E' quanto offre la versione per il palcoscenico de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, nella riscrittura di Daniele Salvo. Sulla scia delle recensioni prese a pretesto per leggere la possibile fruizione del pubblico generalista e abbonato (si vedano Calendar girls di Cristina Pezzoli e Ivanov di Filippo Dini pubblicate su www.sipario.it), Il vecchio e il mare del Centro Teatrale Bresciano permette di aggiungere un tassello a questa riflessione a puntate sulla fruizione del teatro e del suo pubblico. Se con Calendar girls la partecipazione empatica aveva la meglio, se con Ivanov sapienza teatrale e fruizione emotiva si intrecciavano, con Il vecchio e il mare in gioco ci sono la seduzione delle immagini, l'immortale potenza della narrativa/descrittiva che accompagna passo passo lo spettatore/lettore. La storia del vecchio e la sua barca, la sfida di Santiago al mare, la sfida dell'uomo alla natura, l'apparente vittoria e la rivincita del creato sulle piccole/grandi ambizioni dell'uomo sono il tema del celebre racconto lungo di Hemingway che Daniele Salvo rappresenta in ogni suo passaggio affidando la voce narrante a Stefano Santospago nei panni dello scrittore americano, la parte del vecchio Santiago è invece di Graziano Piazza e quella del ragazzo è di Luigi Bignone. La vicenda del vecchio e del suo duello con il grande pesce spada, fino alla battaglia all'ultimo colpo con gli squali che ne divorano il frutto della pesca non solo è raccontata da Santospago, non solo è impersonificata da Piazza ma è resa visione grazie ad un complesso video che su un palcoscenico a terrazzamenti permette di offrire una full immersion visiva, avvolgendo il pubblico. A teatro come al cinema e così anche gli attori – a tratti – rischiano di sembrare degli ologrammi, tutto muta e tutto si colora, i video permettono di avere a pochi metri l'immagine avvolgente del mare, ma anche tutti i cromatismi di albe e tramonti, oltre che dare corpo visivo ai sogni africani del vecchio. Tutto sa un po' di plastica, tutto l'apparato iconico strizza l'occhio a certi promo volti a pubblicizzare paradisi incontaminati, ma a portata di turismo low cost. Immagini e corpi degli attori mantengono la medesima consistenza e sono tasselli di un racconto che tutto spiega, tutto descrive fino a fornire un'estenuante fotografia della storia di quel vecchio che malgrado tutto alla fine mantiene una sua insondabile ambiguità di fondo. Il ritorno di Santiago dal mare con quella carcassa di pesce è una vittoria a metà, ma può essere anche un sogno di riscatto, un sogno incompiuto come ogni trionfo umano sulla forza della natura. E l'addormentarsi del vecchio nella sua capanna – ricavata scenograficamente sotto la pedana terrazzata – assume una sorta di pacificante abbandonarsi non solo al sonno, ma anche alla morte dopo l'ultimo sussulto di orgoglio antropico. Il vecchio e il mare in tecnicolor di Daniele Salvo si conquista l'applauso di un pubblico a cui è stato offerto un racconto senza chiaroscuri, un'azione precisa e una recitazione che richiama tutti gli stereotipi del re-citare, ovvero ripetere e scandire le parole comme il faut. Il tutto condito da un'overdose di immagini che appagano l'occhio e confermano il pensiero nelle sue certezze e fantasie marine da catalogo Alpitour...

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 09 Febbraio 2017 09:22

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