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VINAFAUSA. IN MORTE DI ATTILIO MANCA - regia Michelangelo Maria Zanghì

"Vinafausa. In morte di Attilio Manca", regia Michelangelo Maria Zanghì "Vinafausa. In morte di Attilio Manca", regia Michelangelo Maria Zanghì

di Simone Corso
con Francesco Natoli, Michelangelo Maria Zanghì, Simone Corso
costumi ed elementi scenici Francesca Cannavò
ideazione luci Franco Zanghì
musiche Chiara Pollicita
produzione Compagnia Teatrale Santina Porcino

regia Michelangelo Maria Zanghì

Messina, Clan Off Teatro di Messina 5-6 novembre 2016

www.Sipario.it, 6 novembre 2016

I mafiosi utilizzano una lingua dura: i pizzini, il silenzio o le metafore più curiose per dire chi vogliono mandare all'altro mondo. E così il dialettale "Vina Fausa" ( Vena Falsa) vuole riferirsi a quel rabdomante che seguendo le vibrazioni di una bacchetta forcuta, tenuta orizzontalmente con le mani per le due estremità, va in cerca d'un tesoro o d'una vena buona d'acqua e se invece scavando trova solo sabbia e fango non gli conviene andare avanti, non serve a niente, bisogna solo farla essiccare quella vena, farla morire. Prendendo spunto da questa metafora il 26enne Simone Corso ha scritto il testo Vinafausa (tutto attaccato). In morte di Attilio Manca che nella sua struttura sembra un puzzle: tante tesserine che ricomponendosi fanno intuire il come e il perché questo giovane medico di 34 anni, specializzato in urologia, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, il 14 febbraio del 2004 sia stato trovato morto nel suo appartamento di Viterbo in una pozza di sangue, con il corpo tutto ammaccato e due buchi di siringa sul braccio sinistro. La regia di Michelangelo Maria Zanghì (pure nei panni mesti, dolenti e pure indagatori del titolo) è snella, veloce, tutta giocata sui ritmi, grazie pure agli interventi dello stesso Corso e di Francesco Natoli che interpretano grottescamente vari personaggi del plot, avendo alle loro spalle la scena minimale di Francesca Cannavò, composta solo da un albero spoglio e una sedia e su cui echeggiano un paio di canzoni cantate da Mina. Un lavoro d'impegno civile in cui i fatti vengono illustrati senza optare per nessuna conclusione tout court, ma che lasciano intuire come quella morte non fu accidentale, né tantomeno per overdose o per suicidio. Ne sono consapevoli genitori e inquirenti, al punto che nel processo che seguì vennero a galla lati oscuri e altre verità, diventando sempre più concreto che in quel fatto di sangue c'entrasse lo zampino di Bernardo Provenzano, noto nei suoi ambienti come 'u zu binnu (ovvero il trattore) per la violenza con cui ammazzava i suoi nemici. Come si sa, questo capo mafioso, che ha comandato dal 1993 fino al suo arresto avvenuto nel 2006, aveva un cancro alla prostata e niente toglie che venendo a sapere della bravura di questo giovane urologo, tra l'altro in vista negli ambienti scientifici per essere stato il primo in Italia ad effettuare un intervento alla prostata in laparoscopia, lo avesse convocato per farsi operare (intervento in realtà avvenuto poi in un ospedale di Marsiglia) e che una volta incontratosi faccia a faccia diventasse un testimone scomodo, una vinafausa e che andasse eliminato. Ad oggi nessuno è andato in galera, né ha mai pagato per questa morte. Vinafausa ha inaugurato il Clan Off Teatro una piccola struttura teatrale di 70 posti in una zona paracentrale di Messina, grazie alle fatiche non solo economiche di due giovani teatranti locali che di nome fanno Giovanni Maria Currò e Mauro Failla, ed è il primo spettacolo d'un cartellone ricco di tredici appuntamenti rivolti in particolare alla nuova e giovane drammaturgia non soltanto italica.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 06 Novembre 2016 20:35

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