lunedì, 23 aprile, 2018
Sei qui: Home / U / UOMO DAI MILLE SOGNI (L') - regia Arturo Brachetti

UOMO DAI MILLE SOGNI (L') - regia Arturo Brachetti

L'Uomo dai mille sogni L'Uomo dai mille sogni regia Arturo Brachetti

Ideazione di Arturo Brachetti e Serge Denoncourt
Testi di Arthur Kopit
Voce della mamma Sandra Mondaini
Musiche Simon Carpertier, Dazmo e Larsen Lupin
Scene Guillome Lord
Costumi  Francois Barbeau e Massimo Sarzi Amadè
Luci Alain Lortie
Movimenti coreografici Kevin Moore
Cirque Royale Bruxelles Politeama Brancaccio Roma, 2007

www.Sipario.it, 2007

Trasformismo, prestidigitazione, levitazione, volo, ubiquità, ombre cinesi. Sono parole che evocano il circo. Oppure certi articoli di immaginifici giornalisti che le usano come metafore della vita politica.

Queste tecniche teatrali stanno tutte insieme nel fantasmagorico "one man show" con cui Arturo Brachetti, unico trasformista vivente dai tempi di Fregoli, sparge puro divertimento ad alto livello in giro per il mondo, e che al Cirque Royal di Bruxelles, in pieno periodo natalizio, è riuscito per un mese ad appagare le aspettative di persone di età molto diverse.

Realizzato in Quebec con una troupe canadese "L'uomo dai mille sogni" è uno spettacolo che coagula attorno a un filo conduttore ben scelto alcuni dei più riusciti personaggi dell'ormai ricchissimo repertorio di Brachetti. Per la precisione " cento personaggi in cento minuti" come spiega il sottotitolo.

Protagonista è lo stesso Brachetti "ormai adulto", come si ostina a definirlo sua madre ( sotto le spoglie di una borsetta-tormentone cui dà voce la simpatica Sandra Mondaini), nonostante il suo ciuffetto nero sulla fronte che lo colloca in una zona fra Tin-Tin, il clown bianco, l'elfo e l'extraterrestre. Zone rigorosamente vietate agli adulti.

Lui è venuto in soffitta per tentare di svuotarla del superfluo, ma a contatto con i vecchi giochi dell'infanzia e dell'adolescenza, travolto da ricordi e nostalgie, si trova immerso nel mondo di emozioni che l'età adulta sta cancellando, e decide di conservare tutto per dare respiro al bambino che è in lui e che la vita quotidiana rischia di asfissiare.

Il regista Serge Denoncourt e lo sceneggiatore Arthur Kopit fanno abilmente cominciare tutto un po' sottotono. I giocattoli sono quelli che ci si aspetta: Pinocchio, Pierrot, le marionette. E le trasformazioni avvengono, come previsto, dietro una parete o una tenda. Di sorprendente c'è sempre, comunque, la velocità.

Poi con una larga e duttile falda di cappello, cui riesce a dare fogge diverse, dà forma a vari personaggi, tra cui ovviamente Napoleone, Casanova, Pancho Villa eccetera. Un tenerissimo intermezzo fra una trasformazione e l'altra è il momento delle ombre cinesi, che non hanno nulla a che fare con i polizieschi anni '30, ne' con l'attuale globalizzazione, ma sono proprio gli animali fatti con le dita delle mani e proiettati contro il muro. Attività arcaica che forse farebbe sbadigliare bambini abituati ad altre emozioni tecnologiche, e che invece manda in estasi chi di questi giochi si è nutrito, ere geologiche fa.

Ma è quando la scatola dei giocattoli diventa enorme e piena di sportelli, e occupa tutto il palcoscenico, e rotola di qua e di là, piena di gemme, luci e sorprese a grappoli, che Brachetti raggiunge l'acme della stregoneria, volando, trasformandosi in un cambio di luce o in una pioggia di lustrini, apparendo in platea mentre eravamo tutti sicuri che fosse sul palcoscenico, con le sue mani che fioriscono, piene di lunghissimi nastri colorati.

Infine, vorticosamente, diventa tutti gli attori che abbiamo amato: Charlot, Judy Garland, Gene Kelly, Carmen Miranda, Boris Karloff, Esther Williams.

Questa galoppata delle star sfocia nella fontana di Trevi, con la poderosa bellezza di Anita Ekberg proiettata sulla parete.

E , finalmente, l'idolo, il guru, il grande padre, l'incontro karmico, l'angelo custode che lo fa volare, che lo autorizza a rimanere bambino. Federico Fellini. Qui luci, suoni, immagini, tutto rotea come un gorgo per terminare nella figura di spalle dell'amatissimo regista, visto non in una apoteosi con gli angeli che suonano le trombe, come ormai ognuno si aspetterebbe, ma nella sua solitudine di artista.

Fra i preziosi collaboratori che Brachetti ha avuto la fortuna di scegliere, oltre allo scenografo Guillome Lord, creatore della sorprendente scatola magica e, naturalmente, i costumisti Francois Borbec e Massimo Sarzi Amadè, che, oltre a ideare i vestiti , hanno dovuto inventare la maniera di renderli agibili secondo i vari modi e tempi che le trasformazioni impongono, va sottolineata l'importanza del creatore delle luci, Alain Lortie. Luci, scene e costumi, come persone viventi, con miracolosa sincronia, interagiscono nella realizzazione delle balenanti metamorfosi che hanno irretito lo spettatore nell'arco dei cento minuti promessi.

Il vasto sorriso, gli occhi vivissimi e l'uncino nero sulla fronte di Brachetti lasciano filtrare una buona dose di sana e inquietante cattiveria, che si era manifestata alla grande in precedenti incursioni nel Grand Guignol con morti plurime e paradossali sparpagliate sulla scena.

In questo spettacolo ha invece scelto di fare il bimbo buono e ci è riuscito. L'intrattenimento e lo stupore sono garantiti per grandi e piccini. I personaggi divertono, ma non mordono ,e in qualche momento il rischio del patetico non è del tutto scongiurato.

E' giusto salvaguardare il bambino dentro di sé. L'importante è sapere di che bambino si tratta. Secondo alcune scuole di pensiero non è sempre vero che i bambini nascono tutti innocenti come angioletti rovinati poi dagli adulti. Qualche volta nascono come diavoletti un po ' discoli, poco raccomandabili nella vita reale, ma molto stuzzicanti sul palcoscenico.

Gianna Gelmetti

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 08:05

Iscriviti a Sipario Theatre Club

Il primo e unico Theatre Club italiano che ti dà diritto a ricevere importanti sconti, riservati in esclusiva ai suoi iscritti. L'iscrizione a Sipario Theatre Club è gratuita!

About Us

Abbiamo sempre scritto di teatro: sulla carta, dal 1946, sul web, dal 1997, con l'unico scopo di fare e dare cultura. Leggi la nostra storia

Get in touch

  • SIPARIO via G. Rosales 3, 20124 Milano MI, Italy
  • +39 02 65 32 70

Questo sito utilizza cookie propri e si riserva di utilizzare anche cookie di terze parti per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle scelte di navigazione. Per maggiori dettagli e sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie è possibile consultare la cookie policy. Accedendo a un qualunque elemento sottostante questo banner si acconsente all'uso dei cookie.

Per saperne di più clicca qui.