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UCCELLI (GLI) - regia Federico Tiezzi

Gli uccelli Gli uccelli Regia Federico Tiezzi

di Aristofane
traduzione: Dario Del Corno
drammaturgia: Sandro Lombardi
regia: Federico Tiezzi
con Sandro Lombardi, Alessandro Schiavo, Massimo Verdastro, Silvio Castiglioni, Roberto Corradino, Marion D'Amburgo, Clara Galante, Ciro Masella, Debora Zuin
musicista: Aleksandar Karlic, scene: Pier Paolo Bisleri, costumi: Giovanna Buzzi
luci: Gianni Pollini
Napoli, Teatro Mercadante, dal 30 gennaio al 10 febbraio 2008

Il Mattino, 2 febbraio,  2008
Con «Gli uccelli» fra teatro, Totò e bandiere rosse

Come sappiamo, ne «Gli uccelli» di Aristofane si narra di due ateniesi, Pistetero ed Evelpide, che abbandonano la loro città, ormai divenuta invivibile, e vanno a fondarne - nello spazio, abitato per l'appunto dagli uccelli, fra la terra e l'Olimpo - una ideale, libera sia dalle trame degli uomini sia dal prepotere degli dei. Ebbene, Federico Tiezzi - regista dell''llestimento di quella commedia che la Compagnia Lombardi-Tiezzi ed Emilia Romagna Teatro presentano al Mercadante - vede Pistetero ed Evelpide come la «summa» di tutti i maggiori utopisti nostri contemporanei. Con due conseguenze: la prima è che la loro città ideale ha i connotati (metaforici, sì, ma inconfondibili) di alcuni fra i più grandi progetti (o sogni) di trasformazione radicale del mondo coltivati nel «breve» ma indubitabilmente umanissimo Novecento; e la seconda che, in un'ottica del genere, fra la dimensione fantastica e quella realistica viene a stabilirsi uno stretto e irrinunciabile rapporto dialettico. Si tratta, con ogni evidenza, di un'idea notevole, e che, per giunta, trova nel testo di Aristofane un riscontro perfetto. Vedi, per fare solo un esempio, la seguente battuta del coro: «Presso gli Sciapodi c'è un lago dove Socrate evoca i morti. Là venne Pisandro, per vedere la sua anima, che già da vivo l'aveva abbandonato». Si fondono, qui, un elemento onirico e intellettualistico, il rito di evocazione, e uno estremamente concreto, la frecciata contro colui, per l'appunto Pisandro, che nel 411, tre anni dopo la stesura de «Gli uccelli», sarà l'autore del colpo di stato oligarchico ad Atene. Venendo adesso ai particolari, occorre aggiungere che Tiezzi (ed anche questa è un'idea eccellente) chiama in causa, dei grandi progetti di cui sopra, soprattutto quelli costituiti dal comunismo e dal teatro medesimo: il primo teso a reinventare la vita nella società e il secondo a reinventarla sul palcoscenico. E di qui, da un lato gli operai che sfilano con le loro bandiere rosse sulle note dell'«Internazionale» e dall'altro il rincorrersi e intrecciarsi - sulla traccia, in specie, dei bellissimi costumi disegnati da Giovanna Buzzi - di stilemi riferiti ai più vari generi dello spettacolo. Sino, addirittura, all'indiano Kathakali, simbolo dell'Oriente vagheggiato, appunto, dai principali innovatori della scena, da Artaud a Bob Wilson. Basta considerare, per quanto riguarda un simile intreccio, i personaggi di Pistetero ed Evelpide, nella circostanza spinti ad alludere, insieme, ai beckettiani Vladimiro ed Estragone, al Totò e al Ninetto Davoli di «Uccellacci e uccellini» e a un sor Pampurio accoppiato con uno zanni da Commedia dell'Arte. Si capisce, allora, che molto si richiedeva agl'interpreti. E qui è in campo un cast di rilievo assoluto: a cominciare da quelli che si confermano come due dei migliori attori oggi in circolazione, Sandro Lombardi (un Pistetero tramato di velenose moine) e Massimo Verdastro (un'Upupa mutuata con sapienza dal varietà). Davvero straordinari. Fra gli altri cito almeno Alessandro Schiavo (Evelpide), Silvio Castiglioni (il Corifeo) e, dei coreuti, Marion D'Amburgo. Insomma, uno spettacolo di alto rango: che diverte, emoziona (ah, quelle bandiere rosse...) e non dimentica l'amarezza per l'attuale degrado delle idee e della politica.

Enrico Fiore

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 08:01

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