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UDIENZA (L') - regia Pietro Bontempo

L'udienza L'udienza regia Pietro Bontempo

di Václav Havel
con Roberto Abbati, Pietro Bontempo
luci: Luca Bronzo
scene e regia: Pietro Bontempo
Roma, Piccolo Eliseo, dal 13 gennaio al 8 febbraio 2009

Corriere della Sera, 23 gennaio 2009
Il Messaggero, 24 gennaio 2009
Ora il nemico è l' intellettuale

In un libro del 1968, Il teatro dell' assurdo di Martin Esslin, Vaclav Havel è l' ultimo drammaturgo chiamato in causa. Il suo nome compare accanto a quelli di Beckett e Ionesco, Adamov e Pinter. Allora, Havel non aveva scritto che le prime due commedie, Festa agreste e Memorandum, ed erano ancora lontani gli anni della fama mondiale. Ma perché Havel divenne celebre? Non per i suoi scritti drammaturgici, ma per quelli politici. Fu tra gli estensori della Charta 77, che riprendeva i temi della Primavera di Praga, ed era una reazione all' imprigionamento di un gruppo di musica psichedelica, i Plastic People. Le autorità ceche a più riprese, per un totale di 5 anni, imprigionarono anche Havel. La sua partecipazione alla cosiddetta Rivoluzione di Velluto lo portò alla presidenza dell' Assemblea Federale della Cecoslovacchia, libera dall' oppressione sovietica. Era il 29 dicembre del 1989. L' anno dopo vi fu il divorzio tra cechi e slovacchi ed egli fu il primo presidente della Repubblica Ceca. Ma anche, vorrei sottolineare, uno scrittore-presidente! Non finisce qui. A metà degli anni Novanta morì la sua amatissima moglie Olga, la destinataria delle Lettere dalla prigione e lo stesso Havel si ammalò di un cancro al polmone. Indomito, si risposò l' anno dopo, a sessant' anni, con l' attrice Dasha Veskrnova: una storia d' amore che commosse tutti i cechi, gli stessi che alla notizia della malattia lo avevano supplicato di smettere di fumare. In questo diluvio di avvenimenti non mi sembra che le sue commedie, almeno in Italia, siano state un granché rappresentate. C' era il presidente, c' erano il vedovo e lo sposo novello, non c' era lo scrittore. Come non accogliere con letizia Udienza, prodotta dal Teatro Due di Parma per la partecipe regia di Pietro Bontempo e con, per interpreti, lo stesso Bontempo e lo straordinario Roberto Abbati? In Udienza del 1975, in uno stanzino sovraccarico di oggetti, divisi da un tavolo colmo di boccali schiumosi, sono uno di fronte all' altro il direttore di una fabbrica di birra e un operaio, Vanek. Il capo birraio (così viene definito) è un uomo tranquillo. Suo precipuo scopo è d' evitare rogne. A causa di ciò egli chiede a Vanek di collaborare. Benché fosse sospetto d' essere un dissidente, il capo birraio lo aveva accolto nella sua fabbrica. Ma ogni settimana deve rendere conto alle autorità del comportamento (irreprensibile) di Vanek. Egli non sa cosa dire. Perché non scrive qualcosa proprio lui, Vanek, dal momento che è un intellettuale? Vanek traccheggia, non può trasformarsi in un delatore, il delatore di se stesso. Inutilmente il capo operaio gli promette un lavoro meno faticoso e gli chiede di presentargli una certa attrice. Poi il colpo di scena. Il silenzioso Vanek esce. Quando rientra ha fatto suo il credo fondamentale del capo birraio: tutti gli uomini sono porci. Perché Vanek cede alle lusinghe? Perché è stato corrotto dal potere e dalle sue promesse o per umana solidarietà, di lui intellettuale privilegiato di fronte a quel suo disgraziato capo? Pure, il punto oggi non è più la critica dell' apparato sovietico. Il punto è la descrizione del funzionamento di una macchina, la macchina del potere burocratico in cui il potere, in questo confronto tra un intellettuale e un rappresentante del popolo, viene esercitato dal secondo, il più debole. Così è il populismo. Nelle nostre società occidentali il vero nemico non è più il comunista ma l' intellettuale, degradato a pretenzioso individuo o, in estremo, a futura vittima sacrificale.

Franco Cordelli

"L'udienza" con Pietro Bontempo

Pietro Bontempo non è solo un attore. L'interpretazione fine a sé stessa, sia pure meditata, accurata, ineccepibile, non accontenta mai la sua golosità di approfondire. Così, spesso e volentieri, Pietro si fa anche traduttore e regista. In questo caso, protagonista del testo di Vaclav Havel L'udienza, in scena fino all'8 febbraio al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, non firma però la versione italiana della pièce, bensì la regia e le scene.

Si tratta di una dissertazione filosofico-politica scritta dal drammaturgo e poeta ceco nel 1975, un pamphlet in forma di apologo in cui un intellettuale dissidente, che lavora come uomo di fatica in un birrificio, si specchia nella faccia del Potere parlando con il "principale", un alcolizzato dal quale dipende il destino di tanti.

L'udienza del titolo è appunto il colloquio-interrogatorio, ora cupo e guardingo, ora vessatorio, ora psicologizzante, a tratti persino ridanciano, che permette ad Havel (e alla figura del suo protagonista) di analizzare i meccanismi della repressione, la negazione subdola o plateale della libertà, il rapporto vittima/carnefice al quale certe forme di Governo conducono gli individui.

Roberto Abbati recita assieme a Bontempo: sobrietà, efficace secchezza, convinzione. La traduzione è di Gianlorenzo Pacini.

Rita Sala

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:57

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