venerdì, 19 ottobre, 2018
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TEMPESTA (LA) - regia Daniele Salvo

Ugo Pagliai - Prospero Ugo Pagliai - Prospero

Regia, traduzione e adattamento Daniele Salvo
PRODOTTO DA POLITEAMA SRL
INTERPRETI (in ordine alfabetico)
Prospero: Ugo Pagliai
Ferdinando : Tommaso Cardarelli
Sebastiano (fratello Alonso): Simone Ciampi
Alonso (Re di Napoli) : Martino Duane
Caliban : Gianluigi Fogacci
Ariel : Melania Giglio
Capitano/Adriano : Sebastian Gimelli Morosini
Gonzalo : Mauro Marino
Francesco/Nostromo : Alberto Mariotti
Miranda : Valentina Marziali
Stefano : Mimmo Mignemi
Trinculo : Marco Simeoli
Antonio (fratello di Prospero) : Carlo Valli
Marinai / Spiriti / Gentiluomini : Corpo di ballo de "La Tempesta"
Scene Alessandro Chiti
Costumi Gianluca Sbicca
In collaborazione con Susanna Proietti
Musiche originali Marco Podda
Coreografie Micha Van Hoecke
Assitente alla regia Alessandro Gorgoni
Assistente del M° Pagliai Alessandro Guerra
Assistente scenografia Fabiana Di Marco
Maschere Creafx Firenze
Assistente volontaria Roberta Russo
Direzione Tecnica Stefano Cianfichi
Disegno Luci Umile Vainieri
Disegno Audio Franco Patimo
Roma, Silvano Toti Globe Theatre Dal 21 Settembre al 7 Ottobre 2018

www.Sipario.it, 29 settembre 2018

"Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. E in un sonno profondo si conclude questa nostra breve vita". Ciò detto, Prospero spezza la sua bacchetta magica. E tutto scompare alla fine della Tempesta: gli scenari, gli indumenti, gli spiriti ch'egli ha asservito col suo potere, i nubifragi che ha predisposto per far comprendere, a chi tanto gli nocque – il fratello Sebastiano in combutta con Alonso re di Napoli –, gli errori commessi.
Ma una domanda sorge: tutto ciò che vediamo nell'ultima opera di Shakespeare rappresenta la realtà? Arduo rispondere. E neppure lo tenta Daniele Salvo, regista d'una versione della Tempesta molto suggestiva, con un bravissimo Ugo Pagliai nei panni di Prospero.
La scena, dalle tinte diafane, tendenti al bianco e che si colorano a seconda delle situazioni, rappresenta a un tempo la grotta di Prospero, la nave che naufraga assieme a Sebastiano, Alonso e all'equipaggio, e l'isola dove i due spiriti Ariel e Calibano vivono da sempre. Non vi è distinzione di spazi per l'occhio dello spettatore. Certamente egli è in grado di ravvisare in un certo momento della rappresentazione in qual luogo ci si trovi. Ma lo vive come un tutt'uno, senza separazioni. E quando, in conclusione d'opera, ecco emergere la nuda struttura del palco, un senso di disagio s'intuisce serpeggiare fra la platea. Perché? Non per il termine d'un'illusione, ma perché la quotidiana realtà – o ciò che crediamo per tale – è stinta e banale rispetto a quanto immaginiamo essere sola chimera.
E a rendere familiare questa percezione, contribuisce anche lo stile recitativo degli attori: tendente alla cantilena. Le battute non vengono dette immedesimandosi in quei sentimenti o in talune circostanze, bensì trattando il testo come una partitura musicale: cantandola, ponendosi ora al di sopra delle parole ora confondendosi con esse: in un continuo andirivieni che mantiene desta l'attenzione dello spettatore.
Pagliai di tanto in tanto viene meno a tale caratteristica. La sua esperienza attoriale gli consente di poter trattare un personaggio così difficile e ambiguo (egli è malvagio? Vanitoso? O realmente buono?) con tale grazia che il suo Prospero, possente e delicato, è al contempo ieratico e autorevole, fragile e a tratti ingenuo. Melania Giglio (Ariel), per tutta la rappresentazione, è cangiante e lieve. Col corpo pare camminare traverso l'aria. E la voce, ben modulata, sembra provenire da un mondo fuori del nostro che raramente si riesce a conoscere.
A rendere magica tutta la rappresentazione hanno contribuito le suggestive – a tratti un po' oscure (giustamente? Ingiustamente?) – musiche di Marco Podda.
Al punto che quando gli incantesimi hanno fine e tutto si dissipa, si rimane sgomenti. S'è vissuto un sogno? O, rientrati in quello che crediamo il mondo reale, si è davvero precipitati in un'illusione? Risponderebbe Mathilde Wesendonck: "Più la realtà si allontana da noi più i sogni divengono vigili".
Come che sia, compito dell'uomo è vivere al meglio tutto questo.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Sabato, 29 Settembre 2018 10:45

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