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SERVO PER DUE - regia Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli


Servo per due Servo per due Regia Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli


One man, two guvnors
di Richard Bean
Liberamente tratto da Il Servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Tradotto e adattato da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen, Simonetta Solder
Con gli attori del Gruppo DANNY ROSE: Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Ugo Dighero, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Pietro Ragusa, Roberto Zibetti
Elaborazioni musicali a cura dell'orchestra Musica da Ripostiglio
Scene Luigi FerrignoCostumi Alessandro LaiLuci Cesare AccettaCoreografie Fabrizio Angelini
Regia Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli

Produzione Gli Ipocriti / Associazione R.E.P. la Compagnia di Repertorio con la partecipazione di Fondazione Teatro della Pergola
Firenze, Fondazione Teatro alla Pergola, dal 26 novembre al 1 dicembre 2013

www.Sipario.it, 29 novembre 2013

Se pensiamo alla commedia dell'arte ci immaginiamo subito le maschere, se pensiamo ad Arlecchino vediamo subito i suoi abiti colorati indosso al maestro Ferruccio Soleri o ad altri grandi interpreti come Marcello Bartoli. Nelle intenzioni della nuova commedia italiana di Goldoni c'era la volontà di rivoluzionare e di andare oltre il teatro passato, ma non lo possiamo dire di questo testo in particolare, in piena sintonia con la commedia dell'arte. In Servo per due di Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli il valore dei personaggi di Arlecchino, Pantalone, il Dottore, Colombina si affievolisce per far valere la comicità facile, dove il tradizionale gioco dei dialetti unito ad un buffo uso grossolano del latino, diventa banale. Scontato l'uso del toscano, di cui siamo fin troppo abituati a causa della comicità televisiva, come la presa in giro del napoletano attraverso la citazione di una canzone di Gigi D'Alessio o la falsa copia delle mosse di Pulcinella. Se poi andiamo a scavare nel profondo, notiamo tanta attenzione ai particolari, tanto lavoro e studio (come gli schiaffi finti, le porte in faccia e le cadute: tipici esercizi di clowneria), in particolare nel divertente personaggio di Alfredo, interpretato con maestria da Ugo Dighero. È giusto che il commediografo Richard Bean si sia chiesto chi sono le maschere oggi, ma è difficile spiegarsi perché un regista (anzi due in questo caso) abbia deciso di riadattare un testo inglese, quando ha l'originale di Goldoni sotto mano. Non bisogna assolutamente rimanere ancorati al passato e, anche se è buffa la trasformazione, è interessante che Arlecchino diventi un personaggio moderno, ma fortunatamente ancora legato alle caratteristiche che lo contraddistinguono: la fame, il desiderio di avere una donna, la scaltrezza e al tempo stesso l'ingenuità. Simpatica Anna Ferzetti come Zaira, versione contemporanea nell'emancipata Colombina. Nota positiva dello spettacolo sicuramente gli intermezzi musicali, eseguiti dal vivo dall'orchestra Musica da Ripostiglio, che evocano il musical degli anni '30. Ottima la capacità dei quattro musicisti nel riadattare famose canzoni italiane e nell'uso originale degli strumenti. Divertente la relazione tra Favino e il pubblico, tipica situazione della stand-up comedy inglese in cui l'attore comico interagisce con il pubblico rischiando di mettere da parte il proprio personaggio. A volte, però, tanto ostentata che ci domandiamo se non sia già stato tutto programmato fin dal principio: una signora viene invitata a partecipare allo spettacolo, viene fatta mettere a quattro zampe, viene ricoperta dal liquido di un estintore e portata via dal palco. Una scena assurda, quasi fastidiosa, finché nel finale la donna si presenta e balla insieme agli altri della compagnia. D'altra parte il teatro è finzione.

Sara Bonci

Ultima modifica il Venerdì, 29 Novembre 2013 13:57

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