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SCENE DI WOYZECK - regia Federico Tiezzi

Scene di Woyzeck Scene di Woyzeck Regia Federico Tiezzi

regia di Federico Tiezzi
regista assistente Giovanni Scandella, preparazione vocale Francesca Della Monica, arrangiamenti e preparazione del coro Ernani Maletta
drammaturgia Fabrizio Sinisi, costumi Maria Antonietta Lucarelli
con Roberto Latini e gli allievi-attori Maria Blandolino, Marco Brinzi, Matias Endrek, Simone Faloppa, Liyu Jin, Mauro Racanati, Daniele Sala, Rosa Sarti, Nicolò Todeschini
con la collaborazione del Coro Magnificat di Santarcangelo
produzione Teatro Laboratorio della Toscana diretto da Federico Tiezzi, Compagnia Lombardi Tiezzi, Armunia/Festival Inequilibrio in collaborazione con Regione Toscana
43° Festival di Santarcangelo di Romagna, 13 luglio 2013

www.Sipario.it, 16 luglio 2013

Col suo Woyzeck che non riuscì a completare perché morto di tifo nel 1837 a soli 23 anni, Georg Büchner ci lascia un'opera aperta che tanta influenza ha avuto nel mondo dell'arte e dello spettacolo. Ai primi del '900 Alban Berg (facendo scomparire la "y" sostituita da una "z") realizza il Wozzeck un'opera lirica in tre atti "fondamentalmente atonale e saltuariamente dodecafonica", suggerisce Armando Gentilucci. Poi è il Cinema ad interessarsi del dramma pre-espressionista: Werner Herzog realizza un film (1979) con Klaus Kinski e ancora prima (1973) Giancarlo Cobelli gira una pellicola in bianco e nero che è una vera chicca cinematografica, pressoché scomparsa dalla circolazione, che ha come protagonista Francesca Benedetti nel ruolo di Maria. Si rappresentano in giro per l'Europa spettacoli di burattini e marionette e pure una commedia musicale ad opera di Bob Wilson (2002) con brani pop di Tom Waits al Teatro Valle di Roma all'interno del Roma-Europa Festival, ma già nella metà degli anni '70 Carlo Cecchi aveva messo in scena un superbo Woyzeck con 20 minuti iniziali occupati da una marcia militaresca che faceva accapponare la pelle cui prendevano parte tutti i componenti della Compagnia del Granteatro di cui ricordo Paolo Graziosi e Gigio Morra e ricordo pure due edizioni teatrali di rilievo viste a Palermo ad opera di Nicola Rignanese e di Claudio Collovà.
Adesso è la volta di Federico Tiezzi che con Scene di Woyzeck, messo in scena nella Piazza Ganganelli di Santarcangelo di Romagna all'interno dell'omonimo Festival diretto con grande passione da Silvia Bottiroli, realizza uno spettacolo melo, con riferimenti ad alcuni dannati del cinema quali Almodovar e Fassbinder, rendendo omaggio, forse, all'edizione cecchiana con quella marcetta dell'introibo, eseguita da due personaggi che parlucchiano in spagnolo e spogliano dei suoi averi il corpo senza vita del povero Woyzeck, quello dell'ottimo Roberto Latini, che giace sotto un lungo tavolo di legno e poi sopra, quasi un lettino da sala mortuaria, toccato, accarezzato, omaggiato da un nugolo di chirurghi d'ambo i sessi. Personaggi stereotipati e infoiati che in un commiato concitato si avvicendano ad un microfono tessendo con le loro voci e gesti disarticolati e sconnessi un macabro e funereo Rock-Horror-Woyzeck-Show, alla maniera della più lasciva e ostentata pornografia dei sentimenti, come è dato da vedere nella contemporanea società dello spettacolo.
A distanza di quasi due secoli il Woyzeck è d'una attualità sconvolgente, appunto perché il personaggio, immerso in una vita quotidiana di miseria e di dolore, si lega alla dura legge della sopraffazione e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, diventa un simbolo della condizione alienata dell'individuo ridotto a cavia, o quanto meno oggetto d'uno spietato meccanismo di sfruttamento sociale. E' vittima degli esperimenti psicologici e dietetici a base di piselli inoculati dal "Dottore", è costretto da un "Capitano"( somigliante qui con quegli occhialini neri al colonnello Bill Kilgore di Apocalypse now di Francis Ford Coppola) a svolgere i lavori più umili e servili che, per una libertà registica di Tiezzi, finirà i suoi giorni morto ammazzato a colpi di pistola. Solo Maria e il suo figlioletto rappresentano le radici umane dello sventurato Woyzeck. E quando costei, che lui ritiene la sua donna, lo tradisce per motivi futili con il "Tamburmaggiore", a Woyzeck comincia a liquefarsi il cervello e il suo corpo diventa una matassa di gelosia, amplificata ancora di più da quanti lo circondano, assumendo i connotati di qualcosa di acuminato, di appuntito, d'una lama luccicante che dovrà perforare il corpo di Maria. Sarà uno dei tanti femminicidi che hanno preceduto quelli attuali e uno dei tanti suicidi che ne seguiranno inesorabilmente.
Sono tanti i motivi che rendono fascinoso lo spettacolo di Tiezzi, frutto d'un percorso biennale del Teatro Laboratorio della Toscana: a cominciare da quando Latini-Woyzeck fa la barba al Capitano emulando il Chaplin-barbiere de La grande guerra al suono della Danza Ungherese di Brahms, a quando il nostro eroe si muove con grossa croce sulle spalle al suono dello Stabat Mater eseguito dal Coro Magnificat di Santarcangelo, a quelle scene circensi sbucate fuori dai lavori di Toller con Maria che indossa la maschera di gorilla e Woyzeck quella di Lenin, mentre fa capolino la voce dei Rolling Stones e s'ode l'inno nazionale dell'ex-Russia, con un finale in stile Pina Bausch con il palcoscenico disseminato di rose rosse e la voce di Battiato che canta Alexander Platz, mentre un piccolo cavalluccio di legno ristagna al centro della scena. Accanto a Latini, gli allievi-attori Maria Blandolino, Marco Brinzi, Matias Endrek, Simone Faloppa, Liyu Jin, Mauro Recanati, Daniele Sala, Rosa Sarti, Caterina Simonelli, Nicolò Todeschini. Costumi di Maria Antonietta Lucarelli, drammaturgia di Fabrizio Sinisi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 07:57

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