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SARTA PER SIGNORA - regia Andrea Brambilla

Sarta per signora Sarta per signora Regia Andrea Brambilla

di Georges Feydeau
con Andrea Brambilla, Nino Formicola, Eleonora d'Urso, Marco Zanutto, Marianna Dal Collo, Desiree Giorgetti, Giovanni Prosperi e con Camillo Milli
regia: Andrea Brambilla
Milano, Teatro Manzoni, dal 9 ottobre al 4 novembre 2007

Il Giorno, 23 ottobre 2007
www.Sipario.it, 2007
Corriere della Sera, 14 ottobre 2007

Feydeau la scrisse a 25 anni e fu l'inizio di una serie di successi. Andò in scena la prima volta nel 1887, ma funziona ancora, moderna e frizzante, un perfetto meccanismo di risate. Merito, ovviamente, dello scrittore francese (1862-1921), ma merito anche di una coppia di attori troppo, e ingiustamente, trascurati dalla critica (anche se non dal pubblico) prigionieri come erano (e sono) di un personaggio, anzi di una coppia televisiva che, se da un lato ha dato loro notorietà e ha spalancato molte porte, dall'altro li ha però cristallizzati, imprigionati, come spesso fa il piccolo schermo verso il grande pubblico. La pièce è "sarto per signora" e la coppia di attori sono Andrea Brambilla e Nino Formicola, alias (ma non solo) Zuzzurro & Gaspare. Ecco, questo soprattutto: se andate a vedere questa brillante commedia, dimenticatevi l'impermeabile del commissario Zuzzurro e scoprirete due bravi attori, una buona messinscena e un cast che ben svolge il suo ruolo di spalla. Vedrete una gradevole commedia, dal ritmo vorticoso, tutta giocata sul sempreverde gioco degli equivoci e degli inganni. La vicenda è tanto semplice quanto efficace nella scrittura di Georges Feydeau, uno dei maestri del vaudeville: il dottor Moulineaux (il bravo Andrea Brambilla) per coprire un tentativo di scappatella extraconiugale alla moglie (Eleonora d'Urso), inventa bugie sempre più inverosimili sino a che, prigioniero delle sue stesse finzioni, e di una serie di improvvisi colpi di scena, arriva a fingersi "sarto per signora". A far da spalla, anzi da coprotagonista, al bravo Brambilla, l'inseparabile Nino Formicola che, lasciati i panni (e il ricordo) di Gaspare, dimostra con il suo Bassinet, marito tradito e abbandonato, ottime doti di attore brillante. Completano il cast il bravo Giovanni Prosperi (cameriere Etienne), l'ottimo Camillo Milli en travesti (la suocera), Marco Zanutto (Aubin), Marianna Dal Collo (Suzanne) e Desirée Giorgetti (Rose).

Luca Vido

“Tutto ciò che v’ha di serio nella vita deriva dalla nostra libertà. … Che cosa occorre per trasformare tutto questo in commedia? Basta immaginare che la libertà apparente ricopra un gioco di cordicelle e che noi siamo sulla terra …umili marionette”. Così Henri Bergson ne Il riso dove troviamo anche una definizione illuminante del “vaudeville che di fronte alla vita reale è quello che il fantoccio articolato è di fronte all’uomo che cammina”.
La comicità ha un fondo crudele e il vaudeville di cui Feydeau è uno dei più significativi esponenti spinge la crudeltà al massimo dell’astrattezza e della meccanicità ottenendo un irresistibile divertimento. Caratteristiche che si ritrovano tutte anche in un’opera giovanile come Sarto per signora non ancora all’altezza dei lavori più famosi.
I dettagli della trama non sono importanti. Essenziale è la struttura, una serie di triangoli amorosi- marito, moglie, amante- che si incastrano e aggrovigliano l’uno nell’altro in un crescendo di menzogne ed equivoci fino allo scioglimento finale che ricompone la situazione d’inizio lasciandone inalterate falsità e fragilità.
La regia di Andrea Brambilla insiste molto sulla circolarità dell’azione, una spirale senza fine che si trasforma in gorgo travolgente. I vari tipi umani –il marito libertino, l’amico scocciatore, la moglie ingenua, la suocera rompiscatole, la cocotte di lusso, il cornuto imbecille- sono resi come burattini, maschere convenzionali in costumi belle époque talmente lontani da noi da rendere paradossalmente l’azione atemporale. I tormentoni comici, i tic, le gag (da citare i dialoghi in cui ognuno urla pensando che l’altro sia sordo mentre nessuno lo è) vengono inseriti con scioltezza nel ritmo di base dell’azione. Gli attori collaborano tutti efficacemente, anche nelle parti minori, attenti pur nei momenti più caricaturali a non superare lo stretto margine che separa la meccanica del comico dagli scivoloni nella volgarità. Uno spettacolo riuscito anche se a tratti avrebbe giovato una dinamica più accelerata e scattante.

Vittorio Tivoli

«Sarto per signora», macchina comica con Brambilla e Formicola

Feydeau, Zuzzurro & Gaspare

SARTO PER SIGNORA di G. Feydeau Teatro Manzoni di Milano
Perfetta trappola da risate ideata da Georges Feydeau, Sarto per signora dopo centoventi anni fa ancora ridere sia per l' abilità drammaturgica di questo grande costruttore di calibratissimi meccanismi comici che ti porta per mano nell' intrico degli equivoci scaturiti dall' assurdo di bugie strampalate, sia per la maligna lucidità con la quale descrive la società borghese di fine Ottocento, irresistibilmente ridicola nella sua vacuità e stoltezza. Tre canonici colpi di bastone sulle tavole del palcoscenico e si alza il sipario sul teatrino di Georges Feydeau secondo Zuzzurro e Gaspare. Andrea Brambilla, regista, traduttore, autore dell' adattamento e protagonista con Nino Formicola, è il caso di dire, ha cucito la pièce addosso a se stesso e al suo compagno artistico ben facendo risaltare come ogni entrata, ogni uscita, ogni malinteso nei pandemoni di Feydeau sia dettato da una ferrea logica. La commedia, in costume e ambientata in un salotto-teatrino, si regge sul cumulo di bugie che il dottor Moulineaux inventa per cercare di coprire una scappatella per la quale passa una notte in bianco fuori casa e affitta dallo sciocco e intrigante Bassinet un appartamento nel quale si incontrano e si scontrano non solo la potenziale amante, ma anche la suocera e la moglie, il marito dell' amante e l' ex consorte dell' affittuario: la perfidia di Feydeau arriva sempre al punto di far correre come indiavolati i suoi bravi borghesi senza farli mai giungere al dunque. Ad Andrea Brambilla regista non manca certo il senso del ritmo e dei tempi comici, ma in questa messinscena vi è una stridente incoerenza stilistica tra i personaggi di Moulineaux, di Bassinet e della suocera disegnati non come caratteri e gli altri troppo carichi di tinte farsesche, seppur recitati con brio. Forse bisognava credere di più anche nella loro «verità». Belli gli «a parte» attoniti e disarmanti che Moulineaux-Brambilla lancia sul pubblico costruendo un personaggio impantanato in se stesso, nella sua arte di raccontare frottole che la suocera, en travesti, interpretata con divertente misura dal bravo Camillo Milli, cerca di smascherare. Ben disegnato il Bassinet di Nino Formicola che prende peso con toni di svagatezza un po' velenosa da impiccione innocente, ma non troppo.

Magda Poli

Ultima modifica il Giovedì, 26 Settembre 2013 07:05

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