sabato, 21 ottobre, 2017
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SCANNASURICE - regia Carlo Cerciello

Lima Villa in "Scannasurice", regia Carlo Cerciello Lima Villa in "Scannasurice", regia Carlo Cerciello

di Enzo Moscato
Regia di Carlo Cerciello
Con Imma Villa
scena creata da Roberto Crea
suono di Hubert Westkemper
musiche originali di Paolo Coletta
costumi di Daniela Ciancio
disegno luci di Cesare Accetta

Produzione eatro Elicantropo ed Elledieffe
Napoli,Teatro Elicantropo 16 marzo 2017

www.Sipario.it, 6 marzo 2017

I luoghi dei morti: le leggende, i racconti misteriosi e le suggestioni; la loro presenza costante nella vita di tutti i giorni, che solo a Napoli non costituisce un ossimoro. Gli odori, i rumori che evocano atmosfere sinistre, ma nello stesso tempo tengono una dolce compagnia. Quasi familiare.
È all'interno di loculi cimiteriali (metafora delle catapecchie in cui vive il popolo dei quartieri malfamati), tra le capuzzelle (teschi) e le anime pezzentelle (dei poveri), che è ambientata la versione diretta da Carlo Cerciello di Scannasurice. Il testo è ormai un classico della nuova drammaturgia napoletana, capolavoro di Enzo Moscato (scritto dopo il terremoto del 1980). La location è il Teatro Elicantropo, spazio off per eccellenza della scena teatrale partenopea da vent'anni e "casa" del regista Cerciello.
In questa riscrittura il femminiello protagonista è interpretato da una Imma Villa in stato di grazia. Sì, una donna: perché il femminiello di Moscato non ha sesso, in effetti, ma è una categoria universale; in essa si confondono il disagio, l'emarginazione, ma anche la tradizione culturale e popolana di una città che pulsa e grida. La cui forza monta dai bassifondi – dai bassi, dai buchi più bui, sporchi e reconditi – fino a esplodere e zampillare su in alto come lava vulcanica.
Il femminiello si prostituisce: è il sublime, bello e mostruoso; vende il proprio corpo ai veri mostri, ma non l'anima. Questa rimane meravigliosa prigioniera della storia: i racconti dei vicoli, che hanno visto generazioni di re e pezzenti susseguirsi senza sosta; dei canti che invadono le strade, fino a riempire la città; come il profumo della pizza o della sfogliatella.
Eccolo il femminiello, cantore della Napoli città dei topi: i surice. Che sono tanti, troppi: rubano lo spazio agli uomini, perché per loro non ce n'è abbastanza. E qualche volta, non riuscendo a ritagliarselo uno spazio, scelgono la morte. Meglio farla finita, rassegnarsi al proprio destino di esclusi. Vale sia per i topi che per gli uomini. Si nascondono, strisciano, scappano e si intrufolano: cercano disperatamente cibo, vogliono salvarsi, ma che senso ha vivere senza godere della luce del sole?
Ironico, divertente, curioso, ma anche struggente. Pittoresco nel racconto dei miti e leggende, crudo nello spaccato dei bassifondi; della vita ai margini. Ecco la grandezza di Scannasurice: l'opera di Moscato, conserva una drammaticità sempre attuale (a distanza di 35 anni dal debutto) e ritrova vigore nella regia di Cerciello e nell'energia di Imma Villa.
Uno spettacolo schietto, violento e sguaiato: come la Napoli che cerca di restare in piedi tra le macerie del terremoto; un crollo rovinoso che non è solo fisico, ma anche morale. Nel contrasto disarmante tra le atmosfere favolose – popolate da spiriti come la Bella 'mbriana e il Munaciello – e i bassifondi dove gli uomini si mischiano ai topi.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Lunedì, 06 Marzo 2017 20:14

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