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RUSTEGHI-I NEMICI DELLA CIVILTA' - regia Gabriele Vacis

Rusteghi - I nemici della civiltà Rusteghi - I nemici della civiltà Regia Gabriele Vacis

da I rusteghi di Carlo Goldoni
traduzione e adattamento Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero
regia Gabriele Vacis
con (in ordine alfabetico) Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini
e con (in ordine alfabetico) Nicola Bremer, Christian Burruano, Alessandro Marini, Daniele Marmi
composizione scene, costumi, luci e scenofonia Roberto Tarasco
Teatro Quirino, Roma dal 8 al 20 maggio, 2012

www.Sipario.it, 19 maggio 2012

Dice l'anonimo estensore della nota di sala (presumibilmente il regista Vacis), che i Rusteghi sono frutto della "...maturità compositiva" dell'autore Goldoni e coincidono con "gli ultimi malinconici anni della permanenza a Venezia" del medesimo – prima della sua partenza per Parigi avvenuta nel 1762!

L'interpretazione sociologica di Gabriele Vacis e della collaboratrice Antonia Spaliviero che vedono nella commedia scritta nel 1760 il riflesso del decadimento politico di Venezia come potenza mediterranea, lascia alquanto perplessi... In realtà dal 1760 al 1797 – anno della fine della Repubblica Veneta ad opera di Napoleone I – intercorrono poco meno di quattro decenni. La Serenissima quando si arrende al Bonaparte, a seguito della sua folgorante discesa in Italia e della conseguente sconfitta dell'Austria, esiste da ben 12 secoli: dal 600 d. C. al 1797... Ed è l'unico grande Stato Italiano – dopo Roma antica – rimasto sempre libero fino all'avvento epocale della Rivoluzione Francese, che costituisce una svolta fondamentale della storia d'Europa.

I Rusteghi visti recentemente al Quirino, sono stati messi in scena dal Teatro Stabile di Torino, che nel protagonista individua un padre-padrone in alleanza con alcuni suoi pari, intesi a concludere un matrimonio secondo gli interessi di bottega!

Ma a ridimensionare gli intendimenti dei rispettivi mariti, scendono in campo le mogli degli stessi Rusteghi – in nome dei diritti della gioventù e del cuore... Diremmo quindi che siamo di fronte ad un anticipo di rivendicazione femminista o di semplice buonsenso di madri che vogliono per i figli una vita migliore di quella vissuta da loro stesse, accanto a mariti troppo autoritari. È una richiesta di amore e di serenità quella che avanzano ai rispettivi attoniti uomini: i quali, sconcertati, se la cavano dicendo che è ora di fare onore alla tavola imbandita per i rituali festeggiamenti.

In scena sono tutti uomini mal truccati e mal vestiti, soprattutto quando diventano donne: i costumi ideati da Roberto Tarasco sono generalmente brutti e grigi... Gli attori li indossano frettolosamente in scena, salvo qualche sbiadita palandrana settecentesca riservata ai rustici protagonisti.

La scenografia (sempre del Tarasco) in apertura appariva alquanto interessante – con tavoli da lavoro per azienda commerciale, illuminati da lampade spioventi dall'alto. Poi tutto finisce col ruotare attorno a due grandi scatoloni multiuso, ed a un mastodontico rinoceronte di plastica grigia – che non è difficile intuire a chi alluda -. E qui il rimando d'obbligo è per il "Rinoceronte" di Jonesco (1959), che punta i suoi strali contro il dilagante conformismo di una intera città dove tutti infine diventano rinoceronti: ad eccezione dell'eroico Bérenger!

Lo spettacolo di Gabriele Vacis risulta troppo lungo e parzialmente noioso, ma il pubblico ha generosamente applaudito l'improba fatica degli attori, tutti indistintamente bravi.

Fernando Bevilacqua

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 05:15

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