mercoledì, 24 aprile, 2019
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RAGAZZO DELL'ULTIMO BANCO (IL) - regia Jacopo Gassmann

"Il ragazzo dell'ultimo banco", regia Jacopo Gassmann "Il ragazzo dell'ultimo banco", regia Jacopo Gassmann

di Juan Mayorga
traduzione Antonella Caron
regia Jacopo Gassmann
scene Guido Buganza
costumi Giada Masi
luci Gianni Staropoli
movimenti Alessio Maria Romano
sound designer Lorenzo Danesin
video a cura di Stefano Teodori
con (in ordine alfabetico) Pierluigi Corallo, Alfonso De Vreese,
Fabrizio Falco, Pia Lanciotti, Danilo Nigrelli, Mariángeles Torres

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa,
Piccolo Teatro Studio Melato, 21 marzo 2019, prima nazionale

www.Sipario.it, 4 aprile 2019

Chi è 'Il ragazzo dell'ultimo banco'? E' spesso quello che i prof. relegano là in fondo, col tacito accordo: ti faccio fare quello che vuoi – ossia niente – basta che non disturbi. E' il punto interrogativo della classe? E' il ribelle e lo svogliato, è quello che ad un certo punto ti può consegnare un tema incredibile, scritto da Dio e il tuo io da prof. ti induce a chiederti: ma dove ha copiato? Solo perché tu quella cosa lì non la sai fare, né scrivere.
Il ragazzo dell'ultimo banco di Juan Mayorga è questo ed è molto altro, come spesso capita nei testi prismatici del drammaturgo madrileno. Claudio (Fabrizio Falco, un po' acerbo e di maniera) dà al professor Germàn (Danilo Nigrelli che recita troppo) il suo tema, un racconto che si conclude con un enigmatico continua. Germàn che ha iniziato a insegnare per condividere con i suoi studenti la passione per i grandi capolavori della letteratura viene risucchiato dal racconto di Claudio che descrive la vita di una famiglia normale, la famiglia del suo compagno di classe Rafa (Alfonso De Vreese) e dei suoi genitori. E' in questo gioco di matrioske narrative che si sviluppa Il ragazzo dell'ultimo banco che pone il lettore/spettatore – in questo caso siamo entrambi – di fronte a una storia policentrica: quella del docente e del suo rapporto con Claudio, del suo indirizzarlo nella scrittura, ma anche la descrizione di una famiglia altoborghese con i suoi vizi e le sue solitudini, e ancora la fascinazione erotica che Claudio subisce nei confronti della madre di Rafa (Pia Lanciotti), lui che una madre non l'ha avuta e che sul padre non può far conto. I punti di vista sono e possono essere diversi, e nessuno esclude l'altro, spetta all'attenzione e alla sensibilità di chi vi assiste sceglierne uno, oppure accoglierli con fare bulimico, limitarsi – e non è poca cosa – ad essere lettore onnivoro di quel racconto, piuttosto che voyeur dentro quell'elegante casa borghese, affamato di vita e di affetti come lo è il giovane Claudio. Immaginare la vita degli altri è il mestiere dello scrittore, vivere la vita di altri leggendo è quello del lettore. Cita Calderon della Vita è sogno Juan Mayorga nel parlare de Il ragazzo dell'ultimo banco in un interessante incrocio di sguardi in cui cercare di individuare l'essenza dello stare al mondo.
Tutto ciò nell'allestimento di Jacopo Gassmann è realizzato – per così dire – in affanno, in rincorsa del testo, delle sue storie. Invece che semplificare e sciogliere, Jacopo Gassmann chiede agli attori: Pierluigi Corallo, Alfonso De Vreese, Fabrizio Falco, Pia Lanciotti, Danilo Nigrelli, Mariángeles Torres, allo scenografo Guido Buganza, alle luci di Gianni Staropoli, ai video di Stefano Teodori di descrivere, di disegnare ciò che le parole dicono già, in cerca di un'univocità di lettura che mal si adatta al testo di Mayorga. Così nell'ansia di rappresentare i piani della storia si traducono in un gioco ronconiano di praticabili che scorrono lungo l'asse verticale di una sorta di passerella a croce. In ciò Il ragazzo dell'ultimo banco denuncia un disegno registico per lo meno debole, se non assente che costringe ogni elemento dello spettacolo e ogni interprete ad andare per conto proprio, a fare quello che sa fare, senza una necessaria armonia e univoca tensione drammatica. Eppure – viene da pensare – la soluzione scenico/esegetica del testo è tutta nella foto sulla copertina del programma di sala in cui i sei personaggi sono l'uno davanti all'altro, seduti su cubi intorno ad un rettangolo nero. I personaggi de Il ragazzo dell'ultimo banco sono attori e lettori, siamo noi e la nostra proiezione narrativa nei libri che di volta andiamo leggendo per vivere più vite. Sarebbe bastato questo, forse: concentrarsi sulla natura polisemica della parola e del racconto di Mayorga, procedendo in sottrazione di segni e affidando agli attori la potenza del dire, più che del recitare. Ma si sa con i se non si fanno gli spettacoli belli e allora non rimane che godere dell'intensità del testo di Mayorga e poco altro. Peccato.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Venerdì, 05 Aprile 2019 21:31

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