giovedì, 21 giugno, 2018
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RITALS (ITALIANI) - regia Mario Gelardi

"Ritals (italiani)", regia Mario Gelardi "Ritals (italiani)", regia Mario Gelardi

drammaturgia e regia Mario Gelardi

con Agostino Chiummariello (Luigi), Riccardo Ciccarelli (Toni), Michele Danubio (Carmine),
Antonio Della Croce (Stefano), Annalisa Direttore (Teresa), Irene Grasso (Viola),
Alessandro Palladino (Lucio), Fabio Rossi (Nello)

e con Vincenzo Antonucci (Marco), Ciro Burzo (Dario),
Mario Ascione(Gennaro), Nicola Orefice (Nicola)

elementi scenici Armando Alovisi

costumi Alessandra Gaudioso

luci Alessandro Messina

produzione Nuovo Teatro Sanità

Napoli, Nuovo Teatro Sanità dal 13 al 15 ottobre 2017

www.Sipario.it, 16 ottobre 2017

Può un testo essere cinico e dolce nello stesso tempo (tagliare come lama e avvolgere in abbraccio)? È verosimile che uno spettacolo da un lato scuota le coscienze e abbatta i cliché - riflettendo su un problema che ieri come oggi assume connotazioni drammatiche -, mentre dall'altro rapisca gli spettatori fino a scioglierne l'emotività e a far vibrare le loro più sensibili corde?
Chi scrive a queste domande risponde di sì, avendo visto Ritals (italiani) di Mario Gelardi al Nuovo Teatro Sanità. Un affresco intimo, eppure corale; uno spaccato vero, ma anche romanzato. Chi erano i Ritals e chi sono ancora oggi? La penna di Gelardi, che del coraggioso Sanità (baluardo di cultura e aggregazione in uno tra i quartieri napoletani più difficili) è direttore artistico, racconta il fenomeno degli italiani costretti a partire per la Svizzera sul finire degli anni sessanta, inseguendo il miraggio di lavoro e soldi facili. Meridionali, per lo più, ormai disillusi dal boom economico finito troppo presto e amareggiati da una vita al collasso.
Eccoli i Ritals, come venivano bollati dagli elvetici in maniera decisamente poco ospitale: la giovane contabile e femminista, desiderosa di trasferirsi in un Paese civile e pronto a riconoscere alle donne la piena parità dei diritti; il papà apprensivo e preoccupato dalle idee sovversive del figlio, disposto addirittura a partire insieme a lui pur di allontanarlo dalle cattive compagnie; il marito eroso dal conflitto interiore, non del tutto pronto a lasciare la bella moglie pur di ottenere un impiego; i due amici di sempre, divisi da bisogni e ambizioni differenti, che improvvisamente non si riconoscono più l'uno nell'altro.
Sullo sfondo di queste storie che si intrecciano, tra una risata e uno sfogo amaro, la solita Napoli: quella che con una pedata non esita a respingere chiunque si voglia realizzare, ma nello stesso tempo trattiene e paralizza i suoi figli stringendone i cuori in una mano. La Napoli languida delle canzoni, quella brutale e senza speranza delle giovani coppie che non riescono a mettere su casa; la città incollata alla radio, curiosa e divertita, mentre il primo uomo sta per mettere piede sulla luna. «Se ce la fanno ad arrivare lassù, vuoi che noi altri non possiamo trasferirci in Svizzera?».
Mario Gelardi, con il suo spettacolo semplice e disarmante, ci ricorda che i "negri d'Europa" non sono un'invenzione del nuovo millennio: esistono da sempre, anzi una volta quelli eravamo proprio noi, costretti ad abbandonare casa e famiglia; a vivere in una topaia, in una terra ostile, inseguendo una solitaria speranza. La sola rimasta.
Ritals (italiani) ha una colonna sonora che conquista: le canzoni di quell'epoca, non più ruggenti e "spregiudicate" come all'inizio degli anni sessanta ma di nuovo sentimentali e intime. Musiche che sembrano rapire i protagonisti per primi, tra un dialogo e l'altro d'improvviso sospesi in una bolla di malinconia e irresistibile dolcezza. Brani che si alternano alla cronaca dell'allunaggio, da una radio portatile lasciata in dono (ultimo dono) a chi resta, simbolico passaggio di testimone.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Ottobre 2017 23:36

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