martedì, 19 settembre, 2017
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RITRATTO DI DONNA ARABA CHE GUARDA IL MARE - regia Claudio Autelli

"Ritratto di donna araba che guarda il mare", regia Claudio Autelli "Ritratto di donna araba che guarda il mare", regia Claudio Autelli

di Davide Carnevali
regia Claudio Autelli
con Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù, Giulia Viana
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
disegno luci Marco D'Andrea
suono Gianluca Agostini
assistente alla regia Marco Fragnelli
tecnico luci Stefano Capra
organizzazione Monica Giacchetto e Camilla Galloni
comunicazione Cristina Pileggi
Milano, Teatro Parenti, dal 13 al 25 giugno 2017

www.Sipario.it, 23 giugno 2017

Lo scontro culturale e i suoi difficili esiti in scena al Franco Parenti

Uno straniero, un europeo, si aggira per le strade di una città nord africana. È ricco e vestito bene. Tra le mura della città vecchia incontra una donna araba e tra le parole scambiate si insinua, presto, il seme di una passione. Inizialmente, è lui che "perde" la testa mentre lei è un po' restia a lasciarsi andare. Ma poi, le stanze di un albergo diventeranno l'alcova dei loro incontri amorosi. Quando l'europeo deve ripartire, la donna vorrebbe seguirlo. È il momento della verità. Le differenze culturali saranno decisive. Il finale è cruento e vedrà protagonisti, sulla scena, i fratelli di lei che decideranno le sorti della storia.
"Ritratto di donna araba che guarda il mare" ha vinto il premio Riccione 2013 per la drammaturgia. Ed è proprio la drammaturgia ad avere il peso più preponderante in questa pièce che vuole farci riflettere sul tema attualissimo delle differenze culturali fra i popoli e sulla possibilità della loro reciproca integrazione. Davide Carnevali scrive un'opera in cui la semplicità della trama gli serve per mettere in evidenza e trasmettercele chiaramente le problematiche suddette. La sua visione iniziale è positiva. L'incontro fra due personaggi così culturalmente diversi allude, illudendoci, a una possibile vicinanza fra quei due "mondi". Il finale ribalta quella possibilità, è netto. Le diversità culturali predominano, vince l'identità di un popolo. A noi resta solo la possibilità di schierarci o meno con l'autore, con la sua scelta coraggiosa che ha un retrogusto critico, più o meno mascherato, verso il concetto oggi tanto sbandierato di multiculturalismo.
Gli attori interpretano la storia quasi come se ce la stessero raccontando, come se fossero al suo servizio. E da questo punto di vista sono efficaci nel farcela arrivare. La loro staticità iniziale, un po' eccessiva, giustifica il peso drammaturgico all'interno dello spettacolo. Poi l'interpretazione attoriale acquista una certa dinamicità, aggiungendo pathos e interesse alle parole dette.
Un discorso a parte va fatto per la scelta registica di accompagnare la storia, sostenendola, con la proiezione video. Una piccola telecamera gestita da una delle attrici riprende gli scorci di una città di mare ricostruita in miniatura di legno su un tavolo girevole. Il risultato è ottimo. Le immagini proiettate sono a effetto. Quello che vediamo è più di un film. È l'emozione di stupirci di fronte a piccoli particolari ambientali ricostruiti in scala che sanno trasmetterci vita. Non possiamo dimenticare, ad esempio, l'immagine del molo di fronte al mare la cui suggestione è amplificata dal suono delle onde che si infrangono sugli scogli. Dobbiamo però anche dire che tutto questo marchingegno affascinante lo abbiamo già visto messo in scena da una compagnia spagnola al CRT di Milano. Peccato. Resta comunque l'apprezzamento di quello a cui abbiamo assistito. Nel finale, dai toni drammatici, applaudiamo e usciamo dalla sala con la consapevolezza di vivere un'epoca storica in cui il problema sociale dell'incontro fra culture e popoli diversi non può non essere affrontato.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Venerdì, 23 Giugno 2017 21:24

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