mercoledì, 22 novembre, 2017
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RELAZIONI PERICOLOSE (LE)- regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso

"Le relazioni pericolose", regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso. Foto Gianni Giampaglione "Le relazioni pericolose", regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso. Foto Gianni Giampaglione

dal romanzo omonimo di Choderlos de Laclos
progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Gaetano Colella
assistente all'allestimento Nicoletta Fabbri
luci Loredana Oddone
drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
consulenza ai costumi Ursula Patzak; sarta Marta Benini; parrucche Denia Donati
collaborazione alle scene Carluccio Rossi
macchinismo e direzione di scena Viviana Rella, Michele Sabattoli
collaborazione artistica Le Belle Bandiere
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano
al Teatro Santa Chiara – Mina Mezzadri, il 29 aprile 2017, in scena fino al 14 maggio

www.Sipario.it, 7 maggio 2017
www.Sipario.it, 10 maggio 2017

Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos in mano ad Elena Bucci sono parole che scottano, sono equilibrismi verbali, sono melologhi dell'intelligenza, affidati al corpo degli attori: la stessa Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella. La scrittura perfetta, tagliente, assoluta e impietosa di De Laclos non concede grande libertà eppure è una palestra di precisione timbrica e vocale per gli attori che nulla devono fare, se non dire e dare plasticità alle parole che costruiscono mondi, relazioni, sfide, abissi e inebrianti vertigini erotico/intellettuali.
Il Visconte de Valmont scrive alla Marchesa di Merteuil: «I vostri ordini sono deliziosi; il vostro modo di darli ancora più piacevole: con voi si adorerebbe la tirannia». E ancora di tutta risposta: «Sapete, Visconte, che la vostra lettera è insolente come poche e che avrei tutto il diritto di adirarmi? Ma in essa si mostra chiaramente una passione dissennata, e questo soltanto vi ha salvato dalla mia indignazione». Sono questi alcuni passaggi di un gioco di seduzione e costrizioni, un gioco di crudeltà che trasforma il Visconte de Valmont e la Marchesa de Merteuil in vittime e carnefici l'uno dell'altra, in due vampiri allo specchio che suggono sangue dalle loro vittime, ma anche da loro stessi, che tendono fino allo spasimo il gioco della seduzione, la corda delle relazioni fino a spezzarla e a precipitare in un abisso mortale da cui diventa impossibile risorgere. Tutto e tutti, Tourvel, Cécile e Danceny sono le pedine di un gioco al massacro che si fa teso, pericoloso, crudele, spietato e che è destinato alla sconfitta, alla carneficina dei corpi e dello spirito, a una capitolazione dell'alcova e dell'alchimia della seduzione in anticipo sulla débâcle che quell'aristocrazia colta e annoiata avrebbe subito di lì a poco... correva l'anno... 1789.
Elena Bucci nel rileggere e portare in scena Le relazioni pericolose si affida alla scansione delle lettere, capitoli di una vicenda romanzesca (?) che si apprezza per la lucidità delle strategie amorose, per la precisione di quelle parole che sono assolute, non hanno bisogno di orpelli, sono gli abiti di cui si vestono le anime dei due contendenti. E così lo spettacolo è una sorta 'teatrino della marionette' in cui Elena Bucci (la Marchesa di Morteuil e la Presidentessa di Tourvel), Marco Sgrosso (il Visconte di Calmont) e Caetano Colella nei panni di Pierre Ambroise Choderlos de Laclos che dà voce a Cécile de Volanges, il Cavaliere Dancey, M.me de Volanges e M.me de Rosemonde sono segni, sono corpi prigionieri di una rigidità danzante, di un automatismo mimico che fa da curioso contrasto con le parole adamantine, precise come un teorema di matematica di quelle lettere che sono piccoli trattati di perfidia amorosa ma anche scottanti partiture di seduzione erotica. È come se Elena Bucci e Marco Sgrosso avessero colto il gioco della marchesa di Merteuil e del Visconte di Valmont in uno di quegli automi settecenteschi montati in grandi orologi chiamati a reiterare con spietata precisione un rito, un percorso, un tempo e uno spazio. Questo accade sulla scena con siparietti dorati, mutare di abiti che trasformano i personaggi e gli attori in automi bidimensionali schiacciati su una scacchiare che non prevede vincitori, ma solo vinti.

Nicola Arrigoni

La nuova elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso muove da una carta stampata particolarmente infiammabile, il romanzo epistolare Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos.
Al tempo celebre per lo scandalo generato dopo la pubblicazione, il volume settecentesco ha preso posto tra i classici della letteratura europea in virtù della riflessione arguta e amara sulla natura dei rapporti di potere. Per giungere ai nostri giorni tradotto e offerto ad altri linguaggi, quello teatrale e cinematografico.
I due drammaturghi, legati da un durevole sodalizio artistico (dal nome Le Belle Bandiere) che non conosce stanchezza, hanno sfondato le sacrali quattro pareti in cui si raccoglie il lettore per scardinarne una e rendersi artéfici di un'esperienza collettiva. In Le relazioni pericolose viene attuato, prima di tutto, uno spostamento di sguardo, dal materiale cartaceo alla materia teatrale, che agisce sulla sensibilità dello spettatore come una detonante cassa di risonanza.
Si trovano qui protagonisti i perfidi svaghi di due libertini appartenenti alla nobiltà francese. Si tratta della Marchesa di Merteuil e del Visconte di Valmont, le cui personalità sono fossilizzate in un profluvio di epistole che ne effigia la voluttuosa perversità.
A pagarne il fio sono la virtuosa Madame de Tourvel, prepotentemente sedotta dal visconte di Valmont e due giovani virgulti, Cécile Volanges e il cavaliere Danceny, pudìchi innamorati in balìa delle trame dei due acrobati dell'inganno.
Raccontando il romanzo attraverso il romanzo, Elena Bucci si rende interprete di un doppio ruolo che la vede cambiarsi d'abito, passando da quello maestoso della Marchesa di Merteuil al perlaceo di Madame de Tourvel. E proprio attraverso l'impatto visivo si intuisce la prima caratterizzazione delle due signore dall'abbondante foggia. La prima rifulge e giganteggia, con la veste floreale che la incastona al palcoscenico del teatro come si trattasse di una donna forgiata dai preraffaelliti; la seconda rassicura e placa, con il roseo candore pari solo alla sua austerità, debole difesa contro le perniciose lusinghe di Valmont.
Grazie ad un'assoluta padronanza di mezzi espressivi, l'attrice sciorina le crepuscolari peripezie di entrambi i personaggi, producendo una gestualità ora morbida e sinuosa ora frenata e compìta e disponendo di un carisma vitale e ammaliante.
Al suo fianco Marco Sgrosso recita con maestria il ruolo del Visconte di Valmont, che figura come un stolido intrigante alla mercé della Marchesa. Ben lontano dall'essere un suadente seduttore, il suo personaggio si inerpica e inciampa nei suoi stessi artifici ("Sono i buoni nuotatori quelli che annegano" dice, esternazione che beffardamente gli si ritorce contro) mostrando di agire con un'ottuso spirito, foriero di rovina.
Sul palcoscenico anche il bravissimo Gaetano Colella nel ruolo dell'autore del romanzo, Choderlos de Laclos, che dà a sua volta voce a Cécile e agli altri personaggi minori. Degno di nota il suo inoltrarsi nella narrazione secondo un ritmo prima sardonico e mellifluo, poi progressivo, infine incombente, grazie al quale dà prova di un'attenta finezza di stile che non conosce esondazione.
Abbigliati signorilmente e tessuti di nefandezze, i personaggi danzano tra i pannelli mobili e verticali della scenografia come corpi evanescenti di un'epoca al tramonto. I rivestimenti ramati dei pannelli contribuiscono a dilatare quest'idea, dando la percezione di intrappolare le movenze di coloro che vi si insinuano, quasi fossero tavole lignee dal gusto goticheggiante.
Il commento musicale scelto spazia dagli allora contemporanei compositori Vivaldi, Schubert e Chopin ai nostri Preisner e Tiersen, fornendo un collegamento storico con l'oggi che risulta però troppo flebile per essere ponderato.
Il sottile lavoro drammaturgico proposto preconizza quanto la palingenesi portata dalla Rivoluzione Francese possa aver addormentato le ostentate dinamiche plutocratiche, che nondimeno vanno osservate con avvertenza, poichè trovano sempre risveglio nelle relazioni umane di ogni tempo.

Stefania Landi

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Maggio 2017 09:23

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