giovedì, 17 agosto, 2017
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REQUIEM PER DUE SERVE - regia Gerardo D'Andrea

"Requiem per due Serve", regia Gerardo D'Andrea "Requiem per due Serve", regia Gerardo D'Andrea

liberamente tratto da J. Genet
scritto da Fabio Brescia
con Stefano Ariota, Fabio Brescia e la partecipazione di Franco Iavarone
regia Gerardo D'Andrea

produzione Eventi Mediterranei

Napoli, Nuovo Teatro Sanità 10, 11, 12 marzo 2017

www.Sipario.it, 12 marzo 2017

Esiste un posto, nella Francia del secolo scorso (ma in effetti, senza tempo); un posto che, al di là delle apparenze confortevoli, somiglia moltissimo a tutti gli altri in cui si trama nell'ombra, covando sentimenti corrosivi come l'ammirazione morbosa, l'invidia e infine l'odio; le ossessioni sono cieche e, in quanto tali, possono spingere talune persone ben oltre i limiti della decenza e dell'immaginazione.
Ecco, è proprio là che Jean Genet nel 1946 ambienta il suo famoso dramma, l'atto unico Le serve (Les Bonnes), ispirato a un delitto di cronaca vera talmente spaventoso da sconvolgere l'intero Paese. A Les Mans due sorelle, Christine e Léa Papin (28 e 21 anni), da tempo a servizio come cameriere presso una famiglia borghese, in seguito ad un rimprovero per un banale incidente massacrano la loro padrona e la figlia: strappano gli occhi alle vittime ancora agonizzanti, ne seviziano i corpi e alla fine dormono nei loro letti. Agli inquirenti non danno spiegazioni, preoccupate solo di condividere interamente la responsabilità del fatto.
Un delitto di efferatezza inaudita; un'aggressione feroce e terrificante divenuta nel corso dei decenni oggetto della curiosità di studiosi e letterati. Tra questi, Fabio Brescia ha scelto di cimentarsi nella riscrittura di Genet, mettendo in scena (nella doppia veste di scrittore e interprete) al Nuovo Teatro Sanità (Napoli) Requiem per due serve, regia di Gerardo D'Andrea.
Come nella pièce di Jean Genet, Solange e Clare (Chiara nella versione di Brescia) sono le due serve ossessionate dalla loro padrona: esse idolatrano Madame, che è bella, raffinata e magnanima, ma la invidiano anche. A lei lusso e agi consentono di vivere intensamente la propria femminilità, di esprimere una natura soave e sofisticata: cosa sono loro due, misere ed emarginate cameriere, al confronto?
Così, ogni volta che Madame esce, Chiara e Solange ne indossano le sontuose vesti e i luccicanti gioielli: ne recitano a turno la parte, pavoneggiandosi in giro per il ricco appartamento. Quando Solange fa Madame, Chiara fa la serva (ovvero Solange) e viceversa. Un gioco di ruoli innocente: la sola, infantile distrazione nella vita mediocre condotta da due servette, qualcuno potrebbe osservare.
E invece un sentimento strano inizia a montare come panna avvelenata in quelle pantomime. Un'invidia morbosa, infarcita di rancore e astio, rapisce le due donne che, quasi senza accorgersene, superano il limite. Così, scrivono una serie di lettere anonime calunniando e denunciando Il Signore, l'uomo di Madame, facendolo arrestare e avendo campo libero per poter eliminare la padrona.
Proprio così: per poterla uccidere, liberandosi da quella assurda ossessione. Da una presenza così ingombrante, nella sua perfezione e inarrivabile bellezza. Madame agli occhi delle serve è bella, sempre di più; perfino quando portano via in manette il Signore, ella raggiunge una specie di esaltazione nel dolore, esplodendo come una supernova in luce accecante.
Ma qualcosa nel piano diabolico di Solange e Chiara va storto: il Signore viene liberato per insufficienza di prove e così il veleno destinato a Madame finisce con l'uccidere qualcun'altra. Le due sorelle vivranno comunque il loro momento di gloria e riscatto: per ognuna un corteo, in pompa magna, rispettivamente funebre e giudiziario.
La riscrittura di Fabio Brescia rispetta la trama messa a punto da Jean Genet: Madame e le due serve, però, sono tre uomini che, recitando en travesti, connotano i personaggi in maniera più gretta, sporca e dura. È questa l'originalità di Requiem per due Serve: le protagoniste parlano napoletano, sono prosaiche e ben consapevoli del marcio che hanno dentro. Dentro di loro non c'è più posto per l'amore (forse non c'è mai stato), ma solo per sentimenti immondi: sono cagne, mastini che possono impazzire e all'improvviso sbranare la mano tesa che ogni giorno gli dà cibo e carezze.

Giovanni Luca Montanino

 

Ultima modifica il Domenica, 12 Marzo 2017 21:53

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