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RITORNO DI CASANOVA (IL) - regia Federico Tiezzi

"Il ritorno di Casanova", regia Federico Tiezzi "Il ritorno di Casanova", regia Federico Tiezzi

di Arthur Schnitzler
regia, traduzione e adattamento: Federico Tiezzi
con Sandro Lombardi (Giacomo Casanova) e Alessandro Marini (Sottotenente Lorenzi)
drammaturgia: Sandro Lombardi e Fabrizio Sinisi
costumi: Giovanna Buzzi
disegno luci: Gianni Pollini
percussioni: Omar Cecchi e Niccolò Chisci
violoncello: Dagmar Bathmann
in collaborazione con: Conservatorio di Musica Luigi Cherubini Firenze e Museo Nazionale del Bargello
produzione: Compagnia Lombardi-Tiezzi
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 17 al 29 maggio 2016

www.Sipario.it, 23 maggio 2016
www.Sipario.it, 18 maggio 2016

Personaggio emblematico della Vienna a cavallo tra Ottocento e Novecento - vivace per le numerose novità nelle varie arti e decadente per gli evidenti segni di cedimento di quel vasto organismo vacillante che è l'Impero austro-ungarico verso l'epilogo - Arthur Schnitzler (Vienna 1862-1931), di famiglia ebraica, medico, scrittore e drammaturgo capace di disegnare psicologicamente i suoi personaggi con tanta incisività da suscitare persino l'ammirazione di Sigmund Freud, è autore de Il ritorno di Casanova (1918), romanzo breve in cui con rara e singolare efficacia e con eleganti, scettiche e ironiche pennellate scandaglia pensieri e pulsioni di Giacomo Casanova, seduttore e libertino sull'orlo di una crisi di senilità.

Difficile oggi comprendere come un uomo di 53 anni si senta precipitare nel baratro di una decadenza psicofisica, cosa che pare più probabile in una donna della medesima età: la maggiore durata della vita media, infatti, sposta di alcuni lustri l'insorgere di tali problematiche che in diversa misura fanno parte dell'esistere.
Casanova si sente vuoto per il sopraggiungere dell'età senile soprattutto perché non è supportato da una vita ricca di significati e di senso, ecco allora il celebre tombeur de femmes prostrato per la deminutio delle potenzialità erotiche su cui ha fondato la propria vita (in cui il sentimento amoroso è rimasto quasi inattivo) e per la vuota quanto superficiale carriera diplomatica ricca soprattutto di avventure muliebri. Rinasce in lui il desiderio di Venezia, amata patria abbandonata precipitosamente dopo la fuga dal carcere dei Piombi, dove lenire amarezza, solitudine, paura...

Il nostro eroe è deviato dal suo proposito di ritornare alle radici da una coppia di 'amici' che lo invitano nella loro tenuta nel Mantovano e qui rinasce l'antico Casanova colpito dalle grazie - soprattutto intellettuali almeno nei suoi confronti - di Marcolina, giovane studiosa di matematica e filosofia e dotata di una chiara percezione della senescenza dell'ospite esaltato invece da un ritrovato desiderio latore di energie sopite e spirito di avventura.

Facile dunque accostare la crisi di Casanova a quella dell'Impero austro-ungarico spazzato come altri imperi dalla Grande Guerra, ma secondo il metodo storico, teorizzato da Giambattista Vico, dalla crisi della "terza età della storia" nascono nuove e più gagliarde giovinezze mentre l'uomo con la "terza età" conclude fatalmente il proprio ciclo esistenziale.

In un'ambientazione settecentesca un po' decadente con candelabri che delimitano uno spazio senza pareti, quasi simbolo delle avventure del seduttore per eccellenza, e con arredi essenziali un eccezionale Sandro Lombardi - attore di grande spessore e di sensibile e matura professionalità - dà vita a un Casanova in declino, provato anche nella voce e nei gesti, pur se curato ed elegante nell'abbigliamento, che analizza il proprio io con la meticolosità e la competenza di un cerusico mentre un personaggio immobile con la bautta lo osserva con occhi misteriosamente indagatori, lasciando ipotizzare le più svariate supposizioni e interpretazioni tra cui quella affascinante di una sorta di alter ego, quell'io giovane che rimpiange.

Un fantasmagorico profluvio di sensazioni, pulsioni, desideri, sogni, passione, amoralità, rischio, carnalità... raccontati e resi vivi e frementi da un grande attore e da una musica dal vivo che ne sottolineano e ne esaltano gli alti e i bassi: riuscirà il nostro antieroe a portare a termine il suo progetto erotico nei confronti di Marcolina? La sua giovinezza potrà lenirne la vecchiaia o la acuirà? E come reagirà la giovane prendendone coscienza?

Una pièce che convince e attrae.

Wanda Castelnuovo

MILANO - Casanova, figura affascinante e che una vita avventurosa rende ancora oggi leggendaria e un po' misteriosa, ebbe anch'egli in realtà le sue umane debolezze, che la costante frequentazione del bel sesso non bastò ad attenuare. Dopo Un amore di Swann di Proust allestito tre anni fa, proseguono le frequentazioni di autori fra Ottocento e Novecento da parte della compagnia Lombardi-Tiezzi, che in questa occasione, con l'adattamento de Il ritorno di Casanova - celebre novella che Arthur Schnitzler scrisse nel 1918 -, indaga, attraverso la forma scenica del melologo, i tormenti fisici e psicologici di un uomo sulla via del tramonto, confortati però da un vasto bagaglio di esaltanti ricordi.
Considerato, con Sándor Márai, il più sentimentale fra gli autori dell'ultima stagione asburgica, ne Il ritorno di Casanova Schnitzler trasferisce la sua prosa in una dimensione di drammatico, pensoso erotismo, incastonato nella disperata presa di coscienza del proprio decadimento fisico. In questo senso, Casanova è anche la metafora di un Impero Asburgico ormai in disfacimento, all'indomani della sconfitta patita nella Grande Guerra per mano delle forze dell'Intesa.
A fare da prologo allo spettacolo, una lunga melodia su campionature di xilofono, dall'affascinante e ampia valenza concettuale; ogni singola nota sembra cadere come una goccia d'acqua, a simboleggiare ogni singolo istante del tempo che scorre, lo sbiadire del passato, e il lieve tremolio dell'acqua dei canali veneziani. Più ancora dell'avanzare dell'età, è la nostalgia di Venezia a tormentare l'avventuriero: lontano da lei tutto perde d'importanza, e il rifugiarsi nel piacere sessuale diviene il mezzo estremo per dimenticare questo dolore dell'anima.
La vicenda si svolge come un lungo ricordo: intento a scrivere le sue memorie, Casanova si sofferma sulla vicenda che lo ha visto sfortunato protagonista nella campagna Mantova, sulla via del tanto sospirato ritorno a Venezia, che gli è possibile dopo aver accettato, o finto di accettare, l'offerta di diventare una spia rivoltagli dal Consiglio dei Dieci. In attesa di tornare in patria, un vecchio amico lo trascina nella sua dimora di campagna, dove Casanova incontra la giovane Marcolina, che riaccende il suo desiderio. Da lei respinto, l'uomo sente d'improvviso tutta la severità degli anni che sono trascorsi, e riconosce sé stesso allo specchio come un vecchio pallido, rugoso, dai capelli arruffati. Tuttavia, punto nell'orgoglio e scoperta la relazione della ragazza con un certo sottufficiale Lorenzi, offre a quest'ultimo - con approccio illuminista, imbevuto di ragione e di logica, sulla falsariga di Sade -, il denaro per saldare un debito di gioco, in cambio di una notte con Marcolina. Aiutato dalle tenebre, nell'amplesso con lei, raggiunge quell'estasi tanto sospirata, e gattopardescamente, la morte torna ai suoi occhi "roba per gli altri". Fantastica di portare la ragazza a Venezia, ma l'occhiata carica di ripugnanza che lei, gli rivolge sul fare dell'alba quando scopre l'inganno, lo fa di nuovo sentire un vecchio sulla via del tramonto.
Una confessione, un racconto compiaciuto, un'occasione per mostrare il proprio ingegno, un'elegia dell'amore per Venezia, il rammarico per la sconfitta. Tutto questo insieme è il lungo monologo di Lombardi/Casanova, che resta però sospeso quando Schnitzler introduce la dimensione onirica: Lorenzi lo ha veramente sfidato a duello? E se sì, lo ha risparmiato per pietà, oppure veramente Casanova ha trionfato sul suo avversario, appena prima di partire per Venezia?
Una soluzione narrativa che avvicina l'avventuriero veneziano immaginato da Schnitzler a quello tratteggiato da Márai ne La recita di Bolzano, dove l'esule è ancora una volta alle prese con la propria decadenza.
Sandro Lombardi interpreta con maturità la raffinata senilità di Casanova, ricorrendo a una voce solenne, a tratti stentorea e a tratti ansimante, quella di un vecchio ancora ardente nei sensi, che non ha persa la buona abitudine del piacere. Una prova attoriale di grande livello, che trasporta sul palcoscenico il contrasto, tipico della narrativa di Schnitzler, fra Amore e Morte, accanto alla struggente amarezza per la fine di un'epoca: il Settecento delle parrucche e dei merletti, che si chiude idealmente con la senilità di Casanova, e la fine dell'Impero Asburgico, universo di riferimento politico e culturale per una buona metà dell'Europa. Ogni epoca di trapasso spande disagio a piene mani, e il piacere può essere un mezzo per attenuarlo. Ma Casanova non è un dandy, questa è la sua tragedia: gli manca il senso della misura nell'esprimere il proprio stile, diversamente da Don Giovanni, e respinto da Marcolina, diventa ridicolmente querulo, quasi patetico nella ricerca di una spiegazione; un tratto che Lombardi interpreta con bravura, spingendo sopra le righe mimica e timbro vocale.
La regia di Tiezzi mantiene la sua consueta cifra di fredda eleganza, tratteggiando sullo sfondo di questa vicenda umana, un Settecento agonizzante fra balli di gala, cicisbei, gioco d'azzardo e dimore signorili. Nel contrasto fra la staticità della scena e la vivacità della vicenda rievocata, lo spettacolo ricorda concettualmente un affresco del Tiepolo, gaio e solenne insieme. Solennità che la muta figura mascherata che osserva Casanova narrare la sua vicenda, - avvolta in un ampio mantello azzurro, e che poi si scoprirà essere il sottufficiale Lorenzi (Corso Pellegrini) -, apporta in tinte gustosamente veneziane; figura simbolica nella prima parte del racconto, forse Venezia stessa, forse quel temibile Consiglio dei Dieci che anche da lontano controlla i suoi cittadini. Nella seconda, si svela come Lorenzi, ma perde appena di efficacia nella dizione, scolastica e priva di pathos, della frase di d'inimicizia che rivolge a Casanova.
A completare il quadro, gli accurati costumi settecenteschi di Giovanna Buzzi.
Uno spettacolo non banale, elegante e drammaturgicamente maturo, che ha meritati i calorosi applausi del numeroso pubblico.

Niccolò Lucarelli

Ultima modifica il Martedì, 24 Maggio 2016 08:09

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