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QUALCOSA RIMANE - regia Monica Guerritore

"Qualcosa rimane" - regia Monica Guerritore "Qualcosa rimane" - regia Monica Guerritore

di Donald Margulies
traduzione di Enrico Luttman
regia di Monica Guerritore
con Monica Guerritore e Alice Spisa
direttore dell'allestimento Andrea Duilio Sorbera, costumi di Valter Azzini, regista assistente Lucilla Mininno
produzione Pierfrancesco Pisani e Pamaconcerti
al teatro Bellini di Casalbuttano, 6 marzo 2015

www.Sipario.it, 18 marzo 2015

Una scrittrice di successo, la sua allieva, un rapporto di amicizia, ma anche lo scontro fra due generazioni, lo scontro fra chi vive 'rifugiata' nel suo successo e chi quel successo vorrebbe averlo subito e senza guardare in faccia niente e nessuno: sono questi gli estremi di Qualcosa rimane di Donald Margulies con Monica Guerritore e Alice Spisa. Il sipario si apre su un interno borghese, la casa di Ruth Steiner (Monica Guerritore), scrittrice di successo che vive in solitudine e tutta dedita al suo lavoro di insegnante e romanziere. Lisa Morrison (Alice Spisa) è la sua allieva che irrompe, invitata dalla scrittrice, nell'intimità della Stein con una inattesa spavalderia. Qualcosa rimane di Donald Margulies è il racconto dello scontro fra generazioni, il punto di vista di chi ha alle spalle una vita e tanto successo e quello di chi ha un futuro davanti e fame di successo, ma soprattutto ha voglia di bruciare le tappe. Monica Guerritore veste i panni di Ruth Steiner prima con austera freddezza, poi pian piano mostrando la sua debolezza di donna affamata di maternità, donna innamorata e abbandonata, donna alle prese con l'incipiente vecchiaia. Alice Spisa nel ruolo della giovane scrittrice rampante appare inizialmente sprovveduta, poi pian piano più sfrontata, entra prepotentemente nella vita della sua maestra, lo fa proponendosi come sua assistente prima, poi legandola a sé con un'amicizia intima, omosessuale, lo fa conquistandosi il suo nume tutelare, invitandola a raccontare ciò che non ha mai svelato a nessuno: la sua relazione con il poeta maledetto della Beat Generation, Delmore Schwartz. Non ci vuole tanto a capire che la fredda e arrivata scrittrice finirà con l'essere usata e strumentalizzata dalla giovane allieva, una volta che questa ne avrà conquistato il cuore. Tutto ciò accade con linearità e prevedibilità, aspetto forse accentuato dal desiderio di Monica Guerritore, nel doppio ruolo di interprete e regista, di dire tutto, di anticipare e spiegare al tempo stesso, di cancellare un'ambiguità di punti di vista che pure si intravvede fra le righe del testo di Margulies. L'esito è quello di una storia che si fa ben seguire in cui Monica Guerritore scioglie ogni nodo e ambiguità, riportando la vicenda su un piano di realtà che non si esime dal prendere posizione: esiste una gioventù spietata e senza scrupoli che vampirizza i suoi maestri, ma forse è questo l'esito ultimo del rapporto di amore/odio fra maestro e allievo. Monica Guerritore è potente e centrata così come Alice Spisa sa essere complementare e autonoma rispetto alla grande attrice: le due mostrano una buona armonia, si sostengono l'un l'altra per conseguire il medesimo obiettivo: raccontare una storia che vuole mettere di fonte due donne, due volti antitetici di concepire l'etica della creatività. Nella scrittrice matura di Monica Guerritore c'è una sacralità dello scrivere e del creare, c'è la lentezza e la maturità dell'esperienza nata sul fuoco bruciante della passione amorosa. Nella giovane allieva di Alice Spisa c'è l'opportunismo, il vampirismo di un arrivismo senza limiti, immagine di una generazione di trentenni senza scrupoli. E se pure il taglio registico di Qualcosa rimane a tratti sembra eccessivamente manicheo e schematico l'esito è comunque uno spettacolo che si fa vedere e applaudire volentieri.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Marzo 2015 12:55

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