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QUARTETT - regia di Valter Malosti

Laura Marinoni e Valter Malosti in "Quartett" - regia Valter Malosti Laura Marinoni e Valter Malosti in "Quartett" - regia Valter Malosti Foto Fabio Lovino

di Heiner Müller da Le Relazioni pericolose di Laclos
traduzione e drammaturgia di Agnese Grieco e Valter Malosti
con Laura Marinoni e Valter Malosti
regia di Valter Malosti
scene di Nicolas Bovey, suoni e live electronics G.u.p. Alcaro, luci di Francesco d'Elba
costumi di Gianluca Falaschi, assistente alla regia Elena Serra
produzone Fondazione del Teatro Stabile di Torino
al teatro Ponchielli, Cremona, 27 marzo 2014.

www.Sipario.it, 1 aprile 2014

«Morte di una puttana. Adesso siamo soli mio amato cancro» nell'ultima battuta di Quartett di Heiner Müller c'è la chiave di lettura dello spettacolo di Valter Malosti, prodotto dallo Stabile di Torino e che vede in scena il regista insieme a Laura Marinoni. Quel cancro è carne che divora altra carne, ma soprattutto è la storia, il gioco al massacro che accomuna il visconte di Valmont e la marchesa Merteuil, protagonisti del romanzo epistolare Le relazioni pericolose che il drammaturgo tedesco riscrive come testimonianza di un'umanità in disfacimento. Valter Malosti ambienta il gioco dei due terribili libertini in una stanza di ospedale, fredda e asettica come solo lo sanno essere gli ambienti ospedalieri, realizzata da Nicolas Bovey. Da fuori arrivano suoni di una guerra in atto, ma è dentro che si gioca il conflitto vero ed è conflitto di corpi e di sesso, è la consapevolezza che oltre il corpo non c'è nulla, che tutto si compie nella carne e in essa si attua il nostro essere. Di fronte a questa condanna a morte ogni etica cade, tutto è lecito e plausibile, salvo poi capire che alla fine Valmont e Merteuil sono mondo e urlano il loro straziante e viscerale amore. Valter Malosti costruisce uno spettacolo di rara raffinatezza in cui ogni elemento è pregno di significato e contribuisce a sciogliere, leggere, interpretare, esaltare la poesia del testo di Müller rendendola al pubblico chiara, un piacere da udire e vedere, esercizio erotico per il cervello. Laura Marinoni/Merteuil allettata ha la potenza di Winnie di Giorni felici, con la sua parrucca settecentesca richiama il contesto storico delle Relazioni pericolose ma è anche segno teatrale, così come teatrale, eccessivo e al tempo stesso dimesso è il Valmont di Malosti in un cappottone e pantaloni di pelle, sfoggiando un tronfio petto villoso. I costumi sono di Gianluca Falaschi. In quella stanza si gioca al teatro, un gioco terribilmente serio come solo sa esserlo il teatro d'arte. E di questo Malosti è convinto e va fino in fondo, proprio come la Merteuil e Valmont nella loro messinscena in cui si scambiano i ruoli, in cui vestono i panni lei di lui e della nipote vergine, lui di lei e dell'amante Tourvelle. Ma ad andare in scena sono il potere e la sessualità in un conflitto tanto spietato quanto quello che si gioca fuori in cui il terrore assoluto (francese e della Ddr) è laddove il corpo è corpo e basta... E quanta attualità pornografica c'è in questo! Wagner, Beethoven, Verdi, Mozart, l'operetta e l'opera lirica: il fondale musicale è intenso e drammaturgicamente significante così come il suono e il live electronics di G.u.p. Alvaro e il gioco cromatico delle luci di Francesco Dell'Elba. Tutto in Quartett assomiglia a un'inesorabile macchina da guerra, un panzer di emozioni e crudeltà in cui Laura Marinoni è vibrante corpo muliebre, è sacerdotessa impietosa di un rito erotico che inebria e che gioca alla pari col suo stanco amante, un Valter Malosti che alla fine ci mostra come a soccombere forse sia il maschio, invidioso del latte delle donne, invidioso di doversi ferire per vedere il proprio sangue... E alla fine sulla scena rimane lei, la Merteuil che nel nome porta il suo e nostro destino: ovvero la morte di una puttana alle prese col cancro.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 01 Aprile 2014 09:47

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