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QUATTRO-ONORA IL PADRE E LA MADRE - regia Federico Olivetti

Quattro-Onora il Padre e la Madre Quattro-Onora il Padre e la Madre Regia Federico Olivetti

regia e drammaturgia: Federico Olivetti
con Federica Castellini, Paolo Musio, Tommaso Minniti
Roma, Teatro Argot, dal 12 al 17 giugno 2007

Corriere della Sera,  20 giugno 2007
Fra il padre e la figlia una lettera di Kieslowski

Dopo Nuccetelli, ecco Federico Olivetti. «Onora il padre e la madre», dal Decalogo di Kieslowski, in scena all' Argot è la sua quarta regia. Per me, è come se fosse un debutto. Vedendo questo spettacolo credo d' aver capito la ragione dei difetti di quello di Nuccetelli. Nel suo «Le serve» vi era una scelta, rispetto al testo, conformistica. Ma vi era soprattutto una scelta d' obbligo. Perché i suoi attori recitavano sopra le righe, in modo per così dire espressionistico? Perché è la strada maestra non già delle avanguardie, bensì dei giovani. I giovani attori recitano in quel modo per mascherare la propria inesperienza, prima di vita che di teatro. La scelta di Olivetti è più coraggiosa. Più coraggiosa, ma più esposta, più debole. Che i suoi attori, Federica Castellini, Paolo Musio, Tommaso Minniti, recitino in modo naturalistico è sommamente educativo o, meglio, dimostrativo: sono ancor meno credibili di quanto non fossero le tre attrici di Nuccetelli! Per di più sono interpreti di un testo tanto intrigante quanto fasullo, solo la morbosa mente di un polacco, cattolico fino al midollo, poteva concepire una storia come quella di «Onora il padre e la madre». Kieslowski argomenta bene, cioè intrattiene, è furbissimo, aggroviglia da vero bricoleur. Ma pesca nel torbido e, alla fine, è facile. Anja, una giovane attrice (che quando recita «Fedra» rivela il suo acerbo talento), per affrontare il padre ricorre ad un trucco. Trova una lettera scritta dalla madre prima di morire, nell' averla concepita. Non la apre. Preferisce inventarsene il contenuto. Papà, dice al padre, tu non sei mio padre. È il grimaldello per evitare l' incesto. I due, va da sé, tentennano (non fossero stati cattolici forse avrebbero tentennato di meno, o forse no, avrebbero tentennato nella stessa misura, codesti sono misteri antropologici). Alla fine, Anja confessa il trucco e brucia la lettera. La brucia parzialmente. Quando i due la leggono (ecco il mistero) le parole sono le stesse che Anja s' era inventate. Ma (ecco l' enigma, cosa ben diversa dal mistero, secondo quanto attesta Lacan) il fuoco ha già compiuto il suo danno, ha bruciato la frase cruciale: cosa avrebbe voluto dire la madre alla figlia? Avrebbe voluto dirle che non era figlia di suo padre o chissà che altro? Rimaniamo così, a bocca asciutta, di fronte ai guai, o al bello, della vita.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:42

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