martedì, 23 gennaio, 2018
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QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO - regia Alessandro Gassman

"Qualcuno volò sul nido del cuculo", regia Alessandro Gassman. Foto Francesco Squeglia "Qualcuno volò sul nido del cuculo", regia Alessandro Gassman. Foto Francesco Squeglia

di Dale Wasserman
dall'omonimo romanzo di Ken Kesey
traduzione Giovanni Lombardo Radice
adattamento Maurizio de Giovanni
con Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici
Emanuele Maria Basso, Davide Dolores, Daniele Marino
Gilberto Gliozzi, Antimo Casertano, Gabriele Granito, Giulia Merelli
uno spettacolo di Alessandro Gassman
produzione Fondazione Teatro di Napoli
Vittorio Emanuele di Messina dal 2 al 4 dicembre 2016

www.Sipario.it, 3 dicembre 2016

Cominciamo col dire che Qualcuno volò sul nido del Cuculo (One Flew Over the Cuckoo's Nest) è un romanzo di Ken Kesey pubblicato nel 1962, da cui Dale Wasseman nel 1971 realizzò a Broadway uno spettacolo teatrale con Kirk Douglas, scrivendo un copione utilizzato poi nel 1975 da Milos Forman con Jack Nicholson protagonista, uno dei tre film nella storia del cinema (insieme a Accadde una notte di Frank Capra e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme) ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale). Adesso nel 2016 la drammaturgia di Wasserman, rielaborata da Maurizio Di Giovanni, torna in scena ad opera di Alessandro Gassman raccontando l'euforizzante e disperata vita di Randle McMurphy, tramutato qui in Dario Danise e ambientato non più in un istituto per malattie mentali dell'Oregon ma in uno Ospedale Psichiatrico di Aversa nell'anno 1982. Anno in cui la legge di Franco Basaglia n.180 del 13 maggio 1978", promossa dall'Associazione Psichiatria Democratica, era già vigente, imponeva la chiusura dei manicomi, regolamentava il trattamento sanitario obbligatorio e istituiva i servizi di igiene mentale pubblici, facendo dell'Italia il primo (e al 2016, finora l'unico) paese al mondo ad avere abolito gli ospedali psichiatrici. Stona dunque un po' l'aver voluto Gassman calare il suo spettacolo quattro anni dopo che i nostri manicomi erano stati chiusi (in realtà aperti e liberalizzati) e mettere in scena oggi uno spettacolo un tantino anacronistico che ha il sapore di come eravamo. È la stessa sorte che capita a certo teatro politico per il quale nessun regista oggi pensa o si sogna di rappresentare Il fantoccio lusitano di Peter Weiss o l'Arturo Ui di Bertolt Brecht etc.etc. Avrebbe potuto Gassman scalare di quattordici anni e ambientare il suo Cuculo nel 1968 quando i manicomi somigliavano a dei lager e l'Italia vinceva il suo unico Campionato Europeo battendo la ex Jugoslavia 2 a 0 con reti di Riva e Pietruzzu Anastasi e non farci ri-vedere in quel velatino sul proscenio la faccia incredula e il grido di Tardelli autore della seconda rete nella finale di Italia Germania vinta da noi per 3 a 1 e che ci consacrava nel 1982 campioni del mondo nello stadio Santiago Bernabéu di Madrid. Ha preferito Gassman continuare il suo percorso, diciamo di tipo psichiatrico dopo l'esperienza de La porta accanto di Claudio Fava con una grande Anna Foglietta nei panni di Alda Merini, cercando di bissare il successo di otto anni fa riscosso con il dramma La parola ai giurati, scritto da Reginald Rose nel 1954 e oggetto di un film di Sidney Lumet del 1957. Il nido del cuculo (the cuckoo's nest) cui si fa riferimento nel titolo dello spettacolo, andato in scena al Vittorio Emanuele di Messina con molti applausi finali, è una delle molte espressioni del gergo americano che indicano il manicomio, qui raffigurato e sintetizzato dallo stesso Gassman con un ampio salone semicircolare su due piani (invero quello superiore poco utilizzato) con box infermieristico in evidenza e water visibile solo quando in controluce. Un luogo in cui Dario Danise ( il McMurphy del film) vestito con molta disinvoltura e accenti napoletani da Daniele Russo cerca di trascorrere gli ultimi sei mesi della sua condanna non più in carcere ma in un manicomio. Qui dovrà fare i conti con Suor Lucia (Elisabetta Valgoi) una capoinfermiera che si comporta come un'aguzzina sottile e vendicativa, e familiarizzerà con un gruppo di pazienti affetti da tante patologie, rese con molta verosimiglianza dai vari Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Emanuele Maria Basso, Daniele Marino e in particolare da Gilberto Gliozzi nei panni di Ramon Machado, un gigantesco uomo che si finge sordomuto. Dopo una bravata notturna del gruppo cui partecipa pure la prostituta Titty Love (Giulia Merelli), Danise viene sottoposto ad elettroshock che lui supera in tutta allegria e dopo l'ennesima scappatella notturna, in cui uno dei pazienti si suiciderà, Danise infuriato si avventerà contro quel Kapò in gonnella per strangolarla e per risposta verrà lobotomizzato, reso un vegetale, soffocato pietosamente subito dopo con un cuscino dal suo amico Ramon che apparirà gigantesco per un luminoso effetto speciale che si stamperà su quel velatino e infine sollevando in alto una statua della Madonna la scaglierà contro una vetrata e fuggirà via lontano senza avere più paura di nulla alla ricerca della sua libertà. Certamente questo Cuculo è un atto d'accusa, come si suol dire, telefonato, visto che ormai i manicomi sono definiti come ex, tuttavia un grido estensibile oggi giorno a tutte quelle strutture in cui i cittadini subiscono disagi, dove i diritti civili vengono calpestati e il Potere costituito utilizza trattamenti discriminatori.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 03 Dicembre 2016 16:16

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