domenica, 23 luglio, 2017
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PROVA (LA) - testo, regia e coreografia di Pascal Rambert

"La prova", testo, regia e coreografia di Pascal Rambert "La prova", testo, regia e coreografia di Pascal Rambert

testo, regia e coreografia di Pascal Rambert
traduzione di Bruna Filippi
con Anna Della Rosa, Laura Marinoni, Luca Lazzareschi, Giovanni Franzoni
scene di Daniela Jeanneteau, luci di Yves Godin, costumi di Pascal Rambert
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
visto al teatro Storchi, il 19 febbraio 2016
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 1° al 10 aprile 2016

www.Sipario.it, 3 aprile 2016
www.Sipario.it, 5 marzo 2016
Una scena spoglia, un lungo tavolo con sedie e quattro personaggi, due donne e due uomini, che entrano in scena insieme: parrebbero le premesse di un incontro sul punto di iniziare e di un dialogo che sta per dipanarsi, invece niente di tutto ciò.

Si tratta, come recita il titolo della pièce, di una Prova (Répétition il titolo originale) in cui ciascun protagonista 'scaglia' il proprio monologo che non genera dialogo, ma un susseguirsi di reazioni dolorose a catena causate dal comportamento altrui. Falle della diga dell'io di ciascuno da cui fuoriescono confessioni personali, considerazioni sull'esistenza odierna e sui rapporti interpersonali e riflessioni filosofiche con drammatica violenza senza argini, paletti e segni d'interpunzione lasciando esausti, stremati e senza forze le due attrici, lo scrittore e il regista di una Compagnia, esistente da una ventina d'anni, che si è riunita per le prove di uno spettacolo teatrale sulla vita di Stalin. Un plauso ai quattro fantastici attori Anna Della Rosa, Laura Marinoni, Luca Lazzareschi e Giovanni Franzoni senza i quali l'implosione/esplosione sarebbe di difficile lettura.

Autore e regista di questo lavoro franto e spezzato come tanta letteratura dal '900 in poi è Pascal Rambert, anche coreografo e regista di cortometraggi: nato nel 1962, cresciuto a Nizza frequenta la Scuola del Teatro Nazionale di Chaillot e fonda nel 1984 la Compagnia Side One Posthume Théâtre lavorando sul corpo e sulla parola privilegiando l'uno o l'altra a seconda del contesto. Nel 2007 diviene direttore artistico del Teatro di Gennervilliers (T2G) che trasforma in centro drammatico nazionale di creazione contemporanea dedicato agli artisti viventi. Tante esperienze che insieme alla frequentazione di molti teatri gli hanno permesso nel corso degli anni di creare una sua poetica fatta di un fluire ininterrotto di quanto scaturisce dal suo interno in cui convergono anche brandelli del passato in uno scomposto presente. Un ribollire magmatico in cui "tutto fluisce nel tutto": si può costruire un futuro e quanto tempo impiegheranno i pezzi di questo puzzle a trovare un ordine essendo stata annientata la razionalità?

Rambert ha voluto stigmatizzare e distruggere i falsi perbenismi e le ipocrisie della società borghese identificata nella vita artistica e personale della Compagnia i cui membri se avessero avuto il coraggio e/o la capacità di dialogare con maggiore schiettezza avrebbero forse evitato di riempire troppo la 'diga del dolore' che rompendo gli argini in modo così devastante ha fatto implodere la Compagnia/società. E nel passare il testimone ai giovani c'è un atteggiamento di sfiducia nelle possibilità attuali e di speranza che le nuove generazioni, che di dolori ne parlano con più levità avendone provati meno, abbiano la forza di non cascare negli atteggiamenti rinunciatari degli attuali protagonisti e di sfuggire a una cultura che tende a sostituire il dialogo con monologhi informatici.

I vari messaggi palesi e sottesi indotti dalla visione di questa stimolante pièce sarebbero più incisivi se le quattro esplosioni fossero più 'condensate' in modo da coinvolgere maggiormente quegli spettatori esausti di rappresentazioni esasperate di un reale sempre più drammatico che vivono quotidianamente.

Wanda Castelnuovo

Se con Clôture de l'amour Pascal Rambert metteva in scena la dissoluzione di una coppia, ne La prova il drammaturgo e regista racconta della fine di un gruppo teatrale, l'implosione/esplosione delle relazioni che legano due attrici, il drammaturgo e il regista. Dopo la versione francese, vista nell'ambito del festival Vie, come accadde per Clôture de l'amour Ert ha propdotto con coraggio e intelligenza la versione italiana coinvolgendo Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi, i due amanti in crisi di Clôture, insieme a Laura Marinoni e Giovanni Franzoni.
Una scena vuota, una sala prove con un tavolo e nient'altro: si parla di teatro e della vita, si parla di amore e relazioni professionali, si agisce l'esistenza di quattro artisti che hanno intrecciato le loro vite sentimentali e professionali. Chi attacca è Anna, ferita, attacca Luca – il drammaturgo - «Tu puoi guardarmi/ tu puoi girarmi le spalle/ giriamoci tutti le spalle e incurviamoci /teniamoci il viso in fiamme ciascuno per sé». L'armonia è rotta, Anna si sente tradita, urla questo tradimento, dice che la struttura non tiene più, la struttura è la compagnia, il gruppo in cui vita e arte si sono mischiate, in cui i ricordi si intrecciano allo spettacolo che si sta provando. Fa intendere che il rapporto fra lei e Luca si sia rotto, a causa di Laura, ma non si tratta solo di tradimento, è altro.
«Tu l'hai lasciata vomitare tutto/ ritagliarsi il suo momento tutto per lei/ adesso avremo tutti il nostro momento tutto per noi», sottolinea Laura. Tutto procede sul doppio binario del teatro e della vita, le parole fuggono via, scorrono veloci, Laura non ha recriminazioni, Laura è corpo e passione, s'è data e s'è offerta al drammaturgo, ha dato corpo alle sue parole. A Luca spetta non solo replicare, ma nel suo ruolo di drammaturgo – colui che costruisce l'azione con il linguaggio - Luca estende la riflessione dal sentire al pensare è colui che plasma le parole e le mette in bocca ai suoi attori perché sa che «il linguaggio è la forma visibile non della vita interiore, ma dell'abisso che ci abita». E sull'orlo dell'abisso si muovono Anna, Laura, Luca e Giovanni il regista che denuncia il fallimento, la fine delle utopie che mossero la passione e i sogni teatrali del gruppo. Giovanni chiede di continuare a sperare e a sognare un mondo diverso e lo fa rivolgendosi ai giovani, al pubblico in un disperato appello di ribellione possibile ad altri e non più a loro quattro, accasciati a terra, animali feriti dalla vita e dal teatro: «Risvegliatevi,/ alzatevi/ bisogna ricominciare il mondo/ la Storia non è morta/ lei ci risveglierà».
La prova è un gioco verbale che procede per apposizione di monologhi ed espansione di senso. Alle due donne spetta il compito di far deflagrare la struttura, le relazioni, alle due figure maschili spetta il compito non della ricomposizione – impossibile – ma dell'estensione di quell'esplosione che invade il mondo, si fa mondo, cancella, piega non solo la relazione fra i quattro, ma lo stesso senso di quello che fanno: il teatro. La versione italiana rispetto a quella francese appare meno serrata, impietosa, soprattutto i movimenti dei quattro appaiono più rigidi e innaturali. Forte potente la cotè femminili con Anna Della Rosa nervosa, aggressiva e una Laura Marinoni avvolgente, pasionaria, sensuale, semplicemente donna. Ben delineato nella sua semplicità la figura del drammaturgo affidata a Luca Lazzareschi che sa essere secco e incisivo. Giovanni Franzoni di bianco vestito appare neutro come l'abito che indossa, arriva silenzioso, morbido, la sua richiesta ai giovani sembra più una preghiera che un'incitazione... pur affermando ciò, La prova è comunque uno di quegli spettacoli che merita attenzione, che sa portare in scena con assolutezza e rigore un pensiero che si espande dal teatro, alla vita, al mondo, alla storia e dice di una fame di futuro e speranza che ci accomuna tutti. Uno spettacolo che tutti i teatri dovrebbero avere in cartellone come atto etico ed estetico nei confronti del nostro stare nel mondo.

Nicola Arrigoni

 

Ultima modifica il Lunedì, 04 Aprile 2016 04:08

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