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PANE - A CIASCUNO IL SUO PANE - regia Eleonora Marino

"Pane - A ciascuno il suo pane" - regia Eleonora Marino. Foto Roberto Rognoni "Pane - A ciascuno il suo pane" - regia Eleonora Marino. Foto Roberto Rognoni

testo e regia di Eleonora Marino
con Gualtiero Scola - Viola Vento
SAi / DANCE OF DARKENESS
COMPAGNIA TORIFUME - BUTOH-SHA
Milano, Teatro dell'Arte, dal 27 febbraio al 15 marzo 2015

www.Sipario.it, 18 marzo 2015

Nel rinato Teatro dell'Arte ad opera del Crt Artificio, guidato da Franco Laera, con il supporto di Renato Quaglia, sono arrivati la Compagnia Torifume Botoh-sha e EMtheatre di Eleonora Marino.
Il Teatro dell'Arte è una suggestiva sala realizzata nel 1933 da Giovanni Muzio, e fino a un decennio fa era il luogo che ospitò le avanguardie internazionali e italiane con artisti come Wajda, Kantor, Grotowski, Bene, e tutto quel fermento di sperimentazione sostenuta dal professore Sisto dalla Palma. Il nuovo Crt lavora ora in stretta relazione con la Triennale e nuovi spazi e progetti sono pronti a ridargli vitalità.
In una piccola sala a doppia platea, ricavata nel contro-foyer, la regista Eleonora Marino ha presentato "Pane - a ciascuno il suo pane". Con la formula di un teatro che si articola su vari terreni artistici - teatro, performance, installazione e happening - la regista, anche autrice del testo, guida il pubblico dal proprio quotidiano in mondi lontani in un confronto tra Occidente e Africa, tra eccesso e mancanza, tra rito e consumismo.
Attraverso cinque affreschi i due protagonisti (i bravi e comunicativi Viola Vento e Gualtiero Scola) ci svelano il loro rapporto con il pane, nel quale si nasconde il legame della vita, il sacro, la condivisione, la maternità, la rivolta e il suo destino legato alla globalizzazione, che via via ne distrugge l'espressione societaria e il suo sviluppo.
Una performance intelligente e toccante che risveglia quel rapporto ancestrale, olfattivo con un rituale che va scomparendo e sollecita una riflessione sul nostro destino.
Nella sala grande la Compagnia giapponese ha presentato SAI/Dance of Darkeness di Kayo Mikami e Yukio Mikami. Considerati due maestri dell'arte del Butoh, allievi di Hiijkata Tastami - il creatore di questa danza insieme a Kazuo Ohno -, hanno sviluppato uno spettacolo assieme ai partecipanti del workshop gratuito, tenutosi a Milano per due settimane da cui hanno selezionato alcuni di loro da inserire nel cast.
Ne nasce una presentazione che alterna momenti di espressività giocosa e grottesca a momenti più statici o a convulsioni frenetiche, con l'intento di narrare, credo, l'aspetto evolutivo dell'uomo, delle sue battaglie interiori e della sua fine o rinascita purificatrice.
Il Butoh, rimane un'arte inafferrabile e senza regole, dove il ballerino o attore se si vuole, cerca nelle profondità della propria oscurità interiore i movimenti e l'espressività del momento, come una nuova rinascita.
La Compagnia giapponese di più esperienza e maggior scuola ha sorretto anche i giovani partecipanti del workshop a cui si deve almeno la curiosità di indagare un mondo che a noi pare lontano, ma legato da profonde radici che il corpo, come entità culturale, mantiene nascosto nelle sue profondità.

M.S.G.

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Marzo 2015 15:04

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