mercoledì, 18 ottobre, 2017
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PILASTRI DELLA SOCIETA' (I) - regia Gabriele Lavia

I pilastri della società I pilastri della società Regia Gabriele Lavia. Foto Tommaso Le Pera

di Henrik Ibsen
regia Gabriele Lavia
traduzione Franco Perrelli
con Gabriele Lavia, Alessandro Baldinotti, Michele De Maria, Federica Di Martino, Camilla Semino Favro, Viola Graziosi, Ludovica Apollonj Ghetti, Giovanna Guida, Andrea Macaluso, Mauro Mandolini, Graziano Piazza, Mario Pietramala, Clelia Piscitello, Giorgia Salari, Carlo Sciaccaluga
scene Alessandro Camera, costumi Andrea Viotti, musiche Giordano Corapi, luci Giovanni Santolamazza
coproduzione Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Pergola e Fondazione Teatro Stabile di Torino
Teatro della Pergola, Firenze, 5-15 novembre 2013
Teatro Mercadante, Napoli dal 26 febbraio al 9 marzo, 2014

www.Sipario.it, 5 marzo 2014
www.Sipario.it, 10 novembre 2013

I primi venti minuti dello spettacolo sono inguardabili nonché inascoltabili e questo perché in una scena già pesante di suo, ridondante di arredi rosso porpora e drappi dello stesso colore, si vedono irrompere una quindicina di persone che parlano velocemente con tono altissimo non consentendo al pubblico di capire nulla di quello che accade. Si presuppone che Gabriele Lavia da quell'esperto teatrante che è abbia studiato tutto ciò ad hoc perché in caso contrario è bene che sappia che l'effetto ottenuto è terrificante. Per fortuna l'atmosfera si rilassa quando appare lui che certo conosce bene il suo mestiere di attore e per questo non smette mai di affascinare, certo la sua recitazione a differenza di quella di tutta la compagnia non è scompostamente declamata. E qui veniamo al punto della maggior lacuna dello spettacolo, appunto la qualità della compagnia. il cast scelto da Lavia fa rimpiangere non poco edizioni passate come quella del 1951 per la regia di Orazio Costa che aveva a cartellone nomi come Buazzelli, Proclemer, Carraro, Manfredi. Se siamo tutti d'accordo che gli attori di un tempo non esistono più, beh, diciamo anche però che Gabriele Lavia qualcuno di migliore poteva trovarlo per questa sua produzione a cui si dà indubbiamente il grande merito di aver fatto rivivere questo testo di Ibsen. Mai come in questi tempi odierni I pilastri della società è di un'attualità sconvolgente e di una forza dirompente, uno schiaffo all'ipocrisia e al perbenismo moralista della Norvegia del secondo Ottocento e un monito per l'Europa intera di ieri e di oggi. Ed è proprio sul testo che Lavia si gioca tutto, al punto di non aver bisogno né di attualizzare (per fortuna) la drammaturgia, né di "sperimentare" scenografie o costumi nuovi. Tutto all'interno della sua regia è rigorosamente ottocentesco, ma quello che ci si chiede è perché il suo teatro, così potente nei mezzi e negli intenti debba ogni volta riproporsi come un museo di cliché e vizi recitativi superati? perché la sua regia senta sempre il bisogno di caricare i personaggi fino a trasformarli in macchiette, oppure di presentare le figure femminili troppo affettate come il personaggio della moglie del console Betty Bernick (qui Giorgia Salari), o eccessivamente sguaiate come è stata Federica Di Martino nei panni di Lona. Un vero peccato. Per fortuna in tutta quell'atmosfera decadente ci sono le splendide luci di Giovanni Santolamazza, che ci regalano cambi di eccezionale enfasi, con albe e tramonti da quadri dei Macchiaioli.

Francesca Camponero

Uno spettacolo pensato minuziosamente in tutte le sue parti è quello di Lavia: dalla splendida scenografia che suggerisce un ricco ambiente borghese, all'impianto luci perfettamente combinato con la musica, in un clima crescente di mistero. Le ombre degli attori dietro la vetrata del giardino, le loro sagome davanti alla veranda rappresentano le cupe incertezze della vita, vane davanti alla potenza dell'ipocrisia. Ma anche l'uomo più illustre, ricco e ammirato della città cede di fronte allo svelamento di una verità che potrebbe distruggere tutta la sua reputazione costruita sulla menzogna. Gabriele Lavia, nella sua eccezionale bravura, è il protagonista di questa vicenda maniacalmente costruita da Ibsen nei minimi dettagli. Accanto a lui un gruppo di attori (raro e soddisfacente vederne così tanti in un'unica produzione), da cui ne emergono in particolare alcuni. É il caso di Federica di Martino nel ruolo della ribelle signorina Lona appena arrivata dall'America, ex amante segreta del console Bernick nonché sorellastra della signora Bernick (Giorgia Salari). Il suo è il personaggio più estraneo alla società descritta dal drammaturgo norvegese, in cui le donne non possono capire i discorsi politici o economici degli uomini e sono tagliate fuori dalle decisioni importanti. Sarà proprio la sua diversità, insieme al forte desiderio di Dina (una deliziosa Camilla Semino Favro) di allontanarsi insieme a Johan (Graziano Piazza) da un mondo costruito su una falsa morale, a cambiare le carte in tavola. Un mutamento vero e proprio in realtà non ci sarà mai, perché gli uomini preferiscono chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che non corrisponde alle loro aspettative. Karsten ammetterà le sue colpe davanti a tutto il suo popolo fedele evocato dal pubblico in platea, ma chiedendo di non punirlo quella sera. "Ecco", risponde d'istinto una signora in platea provocando il sorriso di tutti: una sola parola che fa capire che è inutile sperare, perché gli uomini falsi e corrotti continueranno a rappresentare i pilastri della società, una società che non vuole liberarsi.

Sara Bonci

Ultima modifica il Giovedì, 06 Marzo 2014 08:17

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