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PULLE (LE) - regia Emma Dante

Le pulle Le pulle Regia Emma Dante

operetta amorale
testo e regia: Emma Dante
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Sabino Civilleri, Emma Dante, Clio Gaudenzi, Ersilia Lombardo, Manuela Lo Sicco, Carmine Maringola, Antonio Puccia
musiche originali: Gianluca Porcu, alias Lu
testi delle canzoni: Emma Dante
scene: Emma Dante e Carmine Maringola, costumi: Emma Dante, disegno luci: Cristian Zucaro
Napoli, Teatro Mercadante, dal 11 febbraio al 1 marzo 2009

Panorama, N. 10 2009
La Repubblica, 16 febbraio 2009
Il Sole 24 Ore, 15 febbraio 2009
Il Mattino, 13 febbraio 2009
Il Messaggero, 14 febbraio 2009
«Le pulle» di Emma, oscene con pudore

«Tu chiamale, se vuoi, emozioni» dice l’amico, che è un vecchio fan di Lucio Battisti. E per una volta ha ragione: Le pulle (puttane) di Emma Dante, in scena al Mercadante di Napoli fino al 1° marzo, è emozionante, persino struggente dietro l’apparente spudoratezza.

Tre fate custodi, sotto l’egida d’una nerovestita regina Mab, mescolano i loro incantesimi agli squallidi rituali professionali di quattro travestiti e un trans.Tra uno spogliarello e un maquillage, mentre i ruoli e le identità sessuali si confondono, affiora il vissuto doloroso delle «pulle»: Moira venduta a 12 anni dalla madre, Ata in conflitto col padre, Stellina che sogna le nozze.

La crudezza del tema si teatralizza nelle mosse ora esagitate, ora disarticolate e rigide, da manichini biomeccanici, dei bravissimi attori. Dante ha impaginato questa fiaba patetica come un musical stralunato, dal ritmo in crescendo fino all’anticlimax conclusivo, con quei pupazzi sgonfi portati via dalla fata danzatrice. L’osceno, ossia ciò che è infausto, va affrontato con pudore. Le pulle ne è la prova convincente.

Roberto Barbolini

Travestiti e trans
eros in musica

C'è un po' di Shakespeare, ma non mancano neppure Ciaikovskij e Genet, in Le pulle, ovvero le "puttane" in palermitano, di Emma Dante, che è rivista e musical, dramma e commedia, lirica, sogno, balletto in più lingue e dialetti, coprodotto dal Teatro Mercadante di Napoli e del Théatre du Rond Point di Parigi, il nuovo spettacolo di Emma Dante, che tende a superare ogni barriera, come è caratteristico della regista, qui pure interprete nella parte della Regina Mab, la fata a cui si rivolge Mercuzio in "Giulietta e Romeo", che interviene all'inizio a decidere il sesso dei cinque protagonisti - quattro travestiti e un trans - che, dopo le prime scene esibizionistiche, alternando la chiesa e il bordello - ma non manca una preghiera alla "minchia" - si racconteranno al pubblico, canteranno e balleranno, non smettendo di scatenarsi in scene spesso forzate a cui si alterna qualche più riuscito quadretto dialettale, anche in napoletano. Sovraccarico com'è di temi e di ogni tipo di sollecitazione, con qualche taglio e un po' di repliche lo spettacolo non potrà migliorare, ma allo stato attuale le riserve superano il consenso.

Franco Quadri

Fiabe da incubo per squillo fatate

All'inizio tre fantocci viventi, tre bambolotti in carne e ossa, con boccoli e abitini alla Barbie, stanno immobili di spalle al pubblico, in un silenzio sospeso. Poi cominciano a muoversi con gesti sincopati, artificiosi. Sono le fate cui un'ipotetica regina Mab - la tessitrice di incantesimi del Romeo e Giulietta scespiriano - affida cinque pulle (in palermitano, puttane), o per meglio dire quattro travestiti e un trans, senza volto al pari delle fate, coi lineamenti coperti da calze di nylon trasparenti che cancellano i segni di una precisa identità sessuale.
Sempre esibendo movenze esagitate, eccessive anche nell'offerta di sé o nei riti del maquillage collettivo, le pulle si confessano alle loro protettrici, svelando piccoli scorci di dolore quotidiano: Moira che a dodici anni è stata venduta al suo primo cliente dalla mamma, Ata che cerca invano di farsi accettare dal padre. In preda a una sghemba devozione, rivolgono preghiere alla minchia, risorsa di vita ("tu sei la strada, tu sei la nostra verità") e sognano una liberazione dalla loro condizione ambigua, che arriverà in un finale poeticamente miracoloso.
Come nelle altre sue proposte, Emma Dante ne Le pulle intreccia una sacralità pagano con spaccati di violenze familiari e squarci di un Sud intollerante e bigotto. Ma ai soliti interni popolari o piccolo-borghesi si sostituisce una dimensione più astratta e trasognata: la trama è una sorta di fiaba trasgressiva, lo stile è quello di un insolito musical - dialettale - scurrile - le cui canzoni richiamano filastrocche e ninnenanne, quasi a evocare la nostalgia di un'infanzia perduta. Gli attori, bravissimi, cantano e ballano, e la stessa Dante rivela insospettate doti vocali.
Nato da una co-produzione fra il Mercadante di Napoli e alcuni teatri francesi e belgi, lo spettacolo ha una partenza folgorante, qualche momento faticos - dovuto anche alle difficoltà della lingua - e un proseguimento in crescendo che culmina in un epilogo di straordinaria intensità: il sogno di riscatto si realizza in un'onirica festa nuziale in cui le pulle in abito da sposa espellono la propria natura maschile, sotto forma di osceni pupazzi gonfiabili che paiono uscire dai loro corpi e poi, flosci, svuotati, vengono portati via da una fata-danzatrice.

Renato Palazzi

Le «pulle» di Emma Dante e un'ambiguità sessuale che diventa sogno e destino

S'ispira dichiaratamente a «Romeo e Giulietta» il nuovo spettacolo di Emma Dante, «Le pulle», che lo Stabile di Napoli e il parigino Théâtre du Rond-Point presentano al Mercadante. E mai come stavolta il ricalco si è identificato con la fonte. A partire dalla citazione del testo shakespeariano che la Dante pone in epigrafe alle sue note di regia: «È lei la strega che se trova vergini supine le copre, insegnando loro come sopportare un peso, rendendole donne di buon portamento». Si tratta, ovviamente, di Mercuzio che parla di Mab, la levatrice e la regina delle fate. E sono, quelle parole e chi le pronuncia, un autentico monumento all'ambiguità. Mab è il femminile che diventa maschile, appunto «coprendo» le vergini, e il femminile/maschile che innesca l'«apparenza», poiché rende quelle vergini «donne di buon portamento». E dal canto suo Mercuzio, che discute di sogni con Romeo, dice che ha sognato «che spesso i sognatori mentono». Infatti, il testo della Dante porta in scena Rosi, Sara, Moira, Stellina e Ata, quattro travestiti e un trans (in dialetto palermitano «pulle» significa puttane) che incarnano l'ibrido sessuale nato dal trasferirsi in loro dell'anima femminile di tre fate (quella parlante, quella cantante e quella danzante) guidate, giusto, da Mab. E la recita infinita dei cinque uomini che si mettono in scena come donne estende l'ambiguità fino alle stesse natura e origine di questa: è, insieme, un sogno e un destino. Le tre fate, dunque, rimandano direttamente alle Parche. Ne fa fede, sotto specie di simbolo, il grande orologio fermo. E lo certifica la circostanza che il tempo riprende a scorrere solo quando Moira collega i minuti contati su quell'orologio all'iniziazione sessuale subìta per volere della madre sul tavolo della cucina. Per giunta, ricordiamo che presso i greci le Parche si chiamavano, per l'appunto, Moire: sicché abbiamo qui la forte combinazione del «nomen omen» e del citato estendersi dell'ambiguità. «Le pulle», poi, riecheggiano «Romeo e Giulietta» anche nel solco di altre e non meno sostanziali coincidenze: il travestimento, l'eccesso (verbale e gestuale) da «vietato ai minori», l'essere donna solo in quanto idea messi in campo da Emma Dante sono l'equivalente, nell'ordine, dell'ibridismo stilistico, delle reminiscenze senechiane e della costruzione tutta mentale, e quindi premeditata, che Shakespeare riversò in quel testo. Parliamo, insomma, di uno spettacolo ricco di suggestioni e implicazioni. Ma anche di uno spettacolo con limiti evidenti: a sequenze molto belle (vedi il sogno disperato del «Lago dei cigni» di Ciaikovskij continuamente infranto dagli andirivieni di una macchinina telecomandata con i fari simili a due occhi freddi e maligni) si affianca, con le lungaggini, un insistere sulle stesse azioni (il truccarsi, il mangiare...) che va ben oltre la coazione a ripetere propria della condizione umana qui descritta. Lascerei perdere, infine, il ricorso alla lingua portoghese, che - a fronte della forma astratta determinata dal fondersi del musical con i prelievi da «I paraventi» di Genet, non a caso definito dall'autore «una mascherata» - fa tanto viados da rotocalco. Resta la bravura degli interpreti, su tutti Carmine Maringola (Stellina) ed Ersilia Lombardo (Ata).

Enrico Fiore

Napoli, "Le Pulle" di Emma Dante meretrici incantate

Le pulle di Emma Dante, al Mercadante di Napoli fino al 1° marzo, è uno spettacolo spregiudicato e magico, provocatorio e sognante "consigliato al pubblico degli adulti". La regista palermitana (ormai sulla cresta dell'onda: sarà lei a firmare la Carmen dell'inaugurazione alla Scala, il 7 dicembre di quest'anno) è anche autrice dei testi, delle canzoni e dei costumi, e recita assieme a Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Sabino Civilleri, Clio Gaudenzi, Ersilia Lombardo, Manuela Lo Sicco, Carmine Maringola, Antonio Puccia. Si tratta di una «operetta amorale spiega , un atto unico di carattere popolare in cui la recitazione si alterna con il canto e l'argomento che viene trattato non ha relazione con la comune morale. Protagoniste sono le puttane (pulle in palermitano), quattro travestiti e un trans che contemplano madonne a tinte accese, vestite di strass, di piume di struzzo, pizzi, lustrini. E in guepiêre. Attraverso un processo di metempsicosi, tre fate guidate da Mab, la levatrice delle fate, trasferiscono nelle pulle la loro anima femminile, incarnandosi in un ibrido che sta a metà tra i due sessi. Il miracolo cerca un rovesciamento del femminile sul maschile al di là di operazioni o scomuniche».

T.P.

Ultima modifica il Martedì, 24 Settembre 2013 15:05

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