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PRETENDENTI (I) - regia Carmelo Rifici

I pretendenti I pretendenti Regia Carmelo Rifici

di Jean – Luc Lagarce
regia di Carmelo Rifici
impianto scenografico a cura di Marco Rossi, costumi di Margherita Baldoni, luci di Claudio De Pace
con Massimo De Francovich, Paola Bacci, Melania Giglio, Gianluigi Fogacci, Alessandro Genovesi, Bruna Rossi, Elena Ghiaurov, Giorgio Ginex, Pierluigi Corallo, Francesco colella, Francesca Ciocchetti, Michela Maccagno, Giovanni Crippa, Sergio Leone, Banca Pesce, Angelo De maco, Marco Grossi
produzione Piccolo Teatro di Milano,
Teatro Studio (Milano, marzo 2009)

www.Sipario.it, 25 marzo 2009

«Vedere è sufficiente a conoscere: la pretesa di capire, per questa volta, può anche restare in secondo piano…» scrive Luca Ronconi nell’introduzione al libretto di sala de I pretendenti, spiegando cosa l’ha spinto ad affrontare il drammaturgo francese Lagarce. In questo vedere e assistere sospendendo il giudizio si concreta I pretendenti di Jean – Luc Lagarce che presenta una situazione: il passaggio di consegna ai vertici di una associazione culturale con l’omaggio al presidente uscente e la lotta per la conquista della poltrona una lotta tutta linguistica in cui le parole, il fiume di parole servono per nascondere la ferocia e l’insensatezza delle relazioni. Ciò che regge la non-azione è il linguaggio, un linguaggo che dice ed elude, che è più che raccontare, un linguaggio che si incarna nei personaggi e che si fa funzione di un malessere che angoscia e che Lagarce mette alla berlina, irride con la ferocia di un rito vacuo e disperato di un’umanità piccola piccola. Carmelo Rifici – a cui Luca Ronconi ha passato il testimone in questo primo tassello del Progetto Lagarce – si disimpegna con grande eleganza, dando prova di una maturità registica che lo svincola dalla definizione sminuente di ‘allievo di Ronconi’. Lo spazio è necessariamente spazi astratto, una sorta di sala del consiglio che si compone pian piano, proprio come pian piano si compongono davanti agli occhi dello spettatore le relazioni fra i personaggi e le loro aspirazioni, l’ambiguità che li lega al presidente uscente… Ovviamente questo passaggio di consegne non può che essere un pretesto narrativo che lo spettatore intuisce e che si concede ad una chiarezza della riunione ben oltre la metà della pièce. Ciò che permane è un sostanziale disorientamento nei confronti di quelle parole che esprimono apprezzamenti affettati, luoghi comuni, un atteggiamento burocratico e politico insidioso e autoreferenziale. Carmelo Rifici sa dare a tutto ciò il ritmo giusto e soprattutto sa coniugare con abilità la coralità dell’azione con le individualità dei singoli personaggi concertando, proprio come un direttore d’orchestra, gli attori che sanno esprimere spiccate individualità ma al tempo stesso sono corpo unico a servizio di un racconto che è nella piccola e meschina umanità di una provincia francese che si fa mondo e riflesso dell’individualismo, del vuoto riempito da parole che risuonano come desolati cembali di relazioni atrofizzate e di solitudini insopportabili. I diciassette attori in scena sono un piccolo miracolo di concentrazione, di intensità, ognuno per delineato nella sua caratterizzazione, ognuno credibile perché teso lungo l’ambiguo confine fra caricatura e persona, fra maschera e individuo. Proprio la tensione attoriale in scena, proprio la mano registica sicura e pulita fanno de I pretendenti uno spettacolo che per certi versi conferma o rivela il respiro fresco ed europeo di una generazione di registi fra i trentacinque e i quarant’anni che merita più che mai fiducia e lo spazio per esprimersi e rinnovare la scena italiana. I pretendenti di Carmelo Rifici ha questo valore simbolico in più che non è poco…

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 24 Settembre 2013 15:06

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