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PARENTI TERRIBILI (I) - regia Adriana Martino

I parenti terribili I parenti terribili Regia Adriana Martino

di Jean Cocteau
regia: Adriana Martino
scene e costumi: Anna Aglietto
musiche: Benedetto Ghiglia
con Gloria Sapio, Valentina Martino Ghiglia, Felice Leveratto, Giuseppe Mortelitti, Claudia Manini;
Roma, Teatro dell'Orologio, dal 2 al 12 ottobre 2008
Roma, Teatro Belli, fino al 1 marzo 2009

Il Messaggero, 21 febbraio 2009
Il Messaggero, 5 ottobre 2008
L’eterna carneficina dei “Parenti terribili”

Adriana Martino è artista sempre sulla breccia. Ci ha abituati, in anni, a spettacoli vivi, propositivi. Ha rivisitato i classici e affrontato la drammaturgia contemporanea. Questa volta, per mantenere fede ai propri progetti e ai propri annunci, ci offre al Belli (fino al 1° marzo), nonostante il taglio ai previsti finanziamenti comunali, una davvero bella versione dell’infallibile testo di Jean Cocteau I parenti terribili, apoteosi delle fisime borghesi.
Impavida, innamorata delle cose ben fatte, Adriana non nega alla messinscena un’accurata ambientazione (i luoghi dell'agire sono due: la camera da letto della fragile e viziata Yvonne, morbosamente dedita al figlio Michel; il salottino della giovane Madeleine, fidanzata del ragazzo, rifiutata dalla famiglia di lui per la sua relazione con un uomo maturo, che si scoprirà poi essere Georges, marito di Yvonne e padre di Michel).
Anziché gli aspetti psicologici che (s’è detto innumerevoli volte) collegano la pièce con i Tragici greci, meglio sottolineare l’ottima prestazione degli attori, che la regia muove come spade in un melo segnato dalle note della Traviata verdiana (le musiche sono del maestro Benedetto Ghiglia). Gloria Sapio regala con sapienza ad Yvonne tremori e stizze, lacrime e sensualità, “vivendo” di lei, davanti agli spettatori, la cronica insicurezza, l’inferma maternità, l’irrisolto rapporto con la figura maschile; Valentina Martino Ghiglia fa della zia Leo, zitella per scelta e deus ex machina dell’epica familiare, un piccolo capolavoro, un medaglione miniato che cita, anche senza volerlo, tante pagine del Naturalismo francese; Felice Leveratto è un autorevole Georges, smarrito e buono, stolido e vitale; Giuseppe Mortelitti e Claudia Manini, appena usciti dall’Accademia, sono giusti e bravi nel restituire le titubanze di una coppia di ragazzi per differenti versi disastrata in partenza.

Rita Sala

L'intatta grinta dei "Parenti" terribili"

Adriana Martino è artista sempre sulla breccia. Ci ha abituati, in anni, a spettacoli vivi, propositivi. Ha rivisitato i classici e affrontato la drammaturgia contemporanea. Questa volta, per mantenere fede ai propri progetti e ai propri annunci, ci offre alla Sala Grande dell'Orologio (fino al 12 ottobre), nonostante il taglio ai previsti finanziamenti comunali, una davvero bella versione dell'infallibile testo di Jean Cocteau I parenti terribili, apoteosi delle fisime borghesi.
Impavida, innamorata delle cose ben fatte, Adriana non nega alla messinscena un'accurata ambientazione (i luoghi dell'agire sono due: la camera da letto della fragile e viziata Yvonne, morbosamente dedita al figlio Michel; il salottino della giovane Madeleine, fidanzata del ragazzo, rifiutata dalla famiglia di lui per la sua relazione con un uomo maturo, che si scoprirà poi essere Georges, marito di Yvonne e padre di Michel).
Anziché gli aspetti psicologici che (s'è detto innumerevoli volte) collegano la pièce con i Tragici greci, meglio sottolineare l'ottima prestazione degli attori, che la regia muove come spade in un melo segnato dalle note della Traviata verdiana (le musiche sono del maestro Benedetto Ghiglia). Gloria Sapio regala con sapienza ad Yvonne tremori e stizze, lacrime e sensualità, "vivendo" di lei, davanti agli spettatori, la cronica insicurezza, l'inferma maternità, l'irrisolto rapporto con la figura maschile; Valentina Martino Ghiglia fa della zia Leo, zitella per scelta e deus ex machina dell'epica familiare, un piccolo capolavoro, un medaglione miniato che cita, anche senza volerlo, tante pagine del Naturalismo francese; Felice Leveratto è un autorevole Georges, smarrito e buono, stolido e vitale; Giuseppe Mortelitti e Claudia Manini, appena usciti dall'Accademia, sono giusti e bravi nel restituire le titubanze di una coppia di ragazzi per differenti versi disastrata in partenza.
Uno spettacolo da vedere. Dopo le recite all'Orologio, avrà una seconda vita, il prossimo febbraio, al teatro Belli di Piazza Sant'Apollonia a Trastevere.

Rita Sala

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 16:46

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