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PURGA (LA) - regia Arturo Cirillo

La purga La purga Regia Arturo Cirillo

di Georges Feydeau, adattamento di Arturo Cirillo
Con Arturo Cirillo, Sabrina Scuccimarra, Luciano Saltarelli, Rosario Giglio, Giuseppina Cervizzi. Scene: Dario Gessati, Costumi: Gianluca Falaschi. Luci: Badar Farok. Musiche: Francesco De Melis.
Produzione: Teatro Stabile delle Marche.
Anteprima nazionale al Teatro sperimentale di Ancona il 20 ottobre 2012

www.Sipario.it, 25 ottobre 2012

La purga di Arturo Cirillo ha un protagonista: Totò, il piccolo re incontrastato di casa Follavoine. Non è ancora entrato in scena che ha già messo in moto tutta l'azione: basta una sua domanda, (Dove sono le Hawaii?) a far si che il padre Bastiano esca a comprare un'enciclopedia per scoprire dove diavolo si trovino queste isole "Auai". Scoprendo le carte della critica sociale di Faydeau: l'apparenza – e questo è quanto mai vero nella nostra società dell'immagine - inganna.

Tutti in questo riuscito allestimento che parla sempre di escrementi senza una sola volta scadere nel volgare, tutti vogliono far credere di essere quello che non riescono ad essere: un imprenditore colto quanto basta Bastiano con la sua casa, moglie e famiglia perfette; una madre che ama ed è riamata dal figlio dello stesso amore incondizionato Giulia Follovoine, una coppia felice nella propria normalità il miope funzionario Chouilloux e la sua gaudente signora, che poi tanto signora nemmeno è a giudicare da tutti i suoi vizietti. E un bambino Totò, anche se in scena è Luciano Saltarelli, un adulto, ad impersonarlo.

Feydeau scrive la sua commedia nel 1910, Cirillo la riporta negli anni Settanta: ambientata nello studio arancio e nero del fabbricante di vasi da notte Follavoine (arredamento esagerato, water attorno al tavolo al posto delle sedie in omaggio a Buñuel) la commedia sembra dire che sia che viviamo alla Follavoine, sia che viviamo alla Chouilloux, fenomeni come la beata ignoranza di ritorno, la tragicomica mancanza di comunicazione tra moglie e marito, la fastidiosa passività del maschio funzionario statale parlano ancora la lingua di oggi. La vita continua a non avere senso: l'allestimento di Cirillo sottolinea come Feydeau sia stato in fondo un precursore del teatro dell'assurdo, con quelle splendide macchiette che più cercano di convincersi che esiste un centro aggregatore, più tutto sfugge loro di mano e allora il linguaggio non arriva mai al dunque, e la purga, che dovrebbe liberare un bambino leggermente costipato, finisce per essere ingerita da tutti tranne che da lui.

Se poi fuori basta salvare le apparenze, in casa vale la legge del figlio, quella di un bambino di sette anni insopportabilmente capriccioso che non perde occasione per fare tutto quel che gli passa per la testa, quand'anche spiattellare intenzionalmente la più cruda delle verità in faccia al malcapitato di turno. Eppure neanche di questo in fondo in fondo si tratta. La lettura che dà Cirillo potrebbe valere come "case study" del filone delle madri che amano troppo e che finiscono per rovinare, viziandoli, i figli. È il finale di La purga a dircelo, un finale amaro, in fondo tragico, che stona con l'andamento altrimenti veloce e scoppiettante di tutta la commedia: abbandonata dal marito, senza arte né parte, rimasta sola con il suo bambino a cui concede ogni capriccio, Giulia Follavoine, una ottima Sabrina Scuccimarra è l'unico punto di luce in un mondo nero: "Per fortuna che hai tua madre – dice, nuovamente piegata alla legge del figlio- amala tanto, piccolino mio, amala tanto".

Silvia Barocci

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 16:44
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