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OPERA DA TRE SOLDI (L') - regia Damiano Michieletto

"L'Opera da tre soldi", regia Damiano Michieletto "L'Opera da tre soldi", regia Damiano Michieletto

di Bertolt Brecht e Kurt Weil (musiche)
regia: Damiano Michieletto
direttore d'orchestra: Giuseppe Grazioli con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
traduzione: Roberto Menin
traduzione canzoni: Damiano Michieletto
con Giandomenico Cupaiuolo (un cantastorie), Marco Foschi (Mackie Messer), Peppe Servillo (Jonathan Jeremiah Peachum), Margherita Di Rauso (Celia Peachum), Maria Roveran (Polly Peachum), Sergio Leone (Jackie "Tiger" Brown), Stella Piccioni (Lucy), Rossy De Palma (Jenny delle spelonche), Pasquale Di Filippo (Mathias), Claudio Sportelli (Jakob), Martin Ilunga Chishimba (Jimmy), Jacopo Crovella (Ede), Daniele Molino (Robert), Matthieu Pastore (Walter), Luca Criscuoli (Reverendo Kimball), Sara Zoia (Molly), Lucia Marinsalta (Vixen), Sandhya Nagaraya (Betty), Giulia Vecchio (Dolly), Lorenzo Demaria (Filch/Smith, carceriere)
assistente alla regia: Davide Gasparro
scene: Paolo Fantin
costumi: Carla Teti
assistente costumista: Giada Masi
luci: Alessandro Carletti
movimenti coreografici: Chiara Vecchi
produzione: Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
Milano, Piccolo Teatro Strehler dal 19 aprile all'11 giugno 2016

www.Sipario.it, 5 maggio 2016

Un successo strepitoso nel 1928 la prima de L'opera da tre soldi (titolo originale Die Dreigroschenoper), frutto della straordinaria collaborazione tra Bertolt Brecht (Augusta 1898 – Berlino Est 1956, di padre cattolico e madre protestante la quale lo forma secondo la sua fede) - poeta, drammaturgo e regista teatrale con forte solidarietà nei confronti dei propri simili - che si ispira a L'opera del mendicante (titolo originale The Beggar's Opera del 1728) di John Gay (Barnstaple 1685 – Londra 1732, poeta e drammaturgo britannico), e Kurt Weill (Dessau1900 – New York 1950), musicista, compositore e come Brecht vittima del nazismo e costretto a lasciare la Germania.

L'opera da tre soldi, allegoria sociale e morale di Londra a cavallo tra '800 e '900, resta in scena per un anno e registra un crescendo di successi come quello del 1956 - di cui quest'anno ricorre il 60° celebrato con una riproposizione, come quella di Damiano Michieletto, che evidenzia l'attualità di tale lavoro in ogni epoca - con la regia di Giorgio Strehler il quale (con in platea Brecht che sarebbe scomparso sei mesi dopo) la porta per la prima volta in Italia e la riprende nel 1973 con un nuovo cast e con il finale originario in virtù del nuovo clima culturale diversamente dalla prima edizione quando Brecht lo autorizza a modificarlo.
Occorre evidenziare il ruolo fondamentale svolto da Elisabeth Hauptmann, storica collaboratrice di Brecht, che traduce l'opera dall'originale inglese al tedesco e suggerisce allo scrittore di riscriverla in chiave contemporanea: senza tale anello non ci sarebbe L'Opera.

Affascinante e composita la trama con Peachum, re dei mendicanti che si arricchisce su questi ultimi, in contrasto con un delinquente senza scrupoli come Mackie Messer e i suoi miti-strumenti tra cui le donne comprese quelle di malaffare pronte a tradirlo per denaro e un capo della polizia corrotto e con colpi di scena, canzoni e ballate: un successo e uno scandalo per la rappresentazione di un'umanità senza morale e corruttibile in ogni ordine e grado tanto da non potere più distinguere i delinquenti dagli onesti in una società in cui i soldi sono l'unico credo.

Un argomento pregnante che forse da solo non sarebbe stato sufficiente per raggiungere il travolgente successo se non ci fosse la splendida e fantasmagorica musica che dà levità a ciò che è greve rendendolo più facile da tollerare: un mélange di musiche (d'intrattenimento, sacra...) da cui sono nate liriche e ballate famose ancora oggi.

I tempi, tuttavia, cambiano e anche la temperie socio-culturale-economica come dal 1928 al 1956 e da questa data al 1973 fino a oggi così diverso all'apparenza e così uguale nella sostanza, per cui risulta opportuna e pertinente l'interpretazione che ne dà il giovane, acuto e creativo regista Michieletto il quale, trasformando il teatro nel tribunale dove si giudica Mackie Messer (cui fa ripercorrere in flashback momenti ed eventi salienti della sua esistenza), attualizza l'opera dandole un nuovo senso in linea con un oggi in cui la forbice tra ricchi e poveri tende ad allargarsi e le recenti fasce di migranti emarginati costituiscono i nuovi mendicanti, strumenti nelle mani di tanti Peachum odierni pronti a sfruttare i più deboli come succede in ogni tempo. Un'operazione in linea con la poetica di Brecht che intende fare riflettere stigmatizzando malcostume e immoralità in qualsiasi forma o aspetto si manifestino e si trasformino.

Il lavoro - che dà grande rilievo, com'è giusto, anche alla parte musicale con la presenza in buca di un organico semicameristico di un'orchestra diretto dal bravissimo Giuseppe Grazioli e con gli attori che cantano le melodie - dà l'impressione di un valido vino giovane che con il tempo perderà qualche asperità (di alcuni attori comunque molto bravi nel disegnare i tratti essenziali dei personaggi) lasciando emergere un bouquet dai sentori complessi e armonici: uno spettacolo nuovo andrebbe sempre gustato dopo un po' di rodaggio!

"Pezzo con musica" (come l'ha definita lo stesso Brecht) dall'armoniosa integrazione tra parti recitate e cantate e teatro-denuncia dalla scenografia spettacolare che indica il punto di vista del regista: un'aula di un tribunale limitato da sbarre da cui migranti in giubbotto arancione di salvataggio protendono le braccia verso una mensa riccamente imbandita a significare il pericolo della ribellione di coloro che hanno fame e contro i quali è ingiusto nonché controproducente erigere steccati.

Per entrare meglio in medias res si suggerisce di visitare fino al 12 giugno 2016 presso RovelloDue Piccolo|Spazio|Politecnico (in via Rovello 2) la Video installazione interattiva (frutto della collaborazione del Piccolo Teatro e del Politecnico di Milano) Brecht 1956-2016 – 60 anni di Teatro al Piccolo in cui i sessant'anni di Brecht al Piccolo si dipanano attraverso sei parole chiave (Conoscenza, Umanità, Giustizia, Guerra, Lavoro, Potere) paradigmatiche della poetica del drammaturgo e illustrate da audiovisivi e foto dei 27 allestimenti di opere di e da Brecht realizzati dal Piccolo: ben 14 sono firmati da Giorgio Strehler!

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2016 05:16

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