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O AVARENTO - regia Rogério de Carvalho

O avarento O avarento Regia Rogério de Carvalho

di Molière
regia di Rogério de Carvalho
Ensemble – Sociedade de Actores, Portogallo
Interpreti: Jorge Pinto, Emilia Silvestre, Clara Nogueira, Isabel Queiròs, Pedro Galiza, Vania Mendes, Miguel Eloy, Antonio Parra, Julio Maciel, Tiago Arraùjo, Ivo Luz Silva
28mo Festival di Almada, 9 luglio 2011

www.Sipario.it, 11 luglio 2011

Tre gli spazi in cui il regista de Carvalho colloca i suoi attori. Al centro, un tappeto a righe definisce una sorta di ring quadrato, ai cui angoli quattro semplicissime sedie di legno offrono sostegno ai personaggi prima e durante il confronto interno. Confronto che si attua sempre in luce piena, anche quando i personaggi non si parlano direttamente.

In proscenio, a corte e a strada, i personaggi gravitano in corridoi neri d'ombra, in cui si nascondono (o, almeno, ci provano) ma dove si lasciano andare a voce spiegata.

Sul fondo, invece, una cortina nasconde e rivela i personaggi che, quando appaiono, sono voci quasi incorporee, impastate di incertezza. Queste scelte spaziali, così nettamente definite, si rispecchiano anche nella composizione cromatica dei costumi, in cui i neri e i bianchi si alternano senza offrire possibilità di sfumature. Solo l'Avaro appare di un unico colore, meno contrastato: un avorio che richiama atmosfere cecoviane.

A questo rigore cromatico e spaziale, si combina un'eccezionale pulizia e precisione di movimento. Gli attori, tutti, senza alcuna distinzione di esperienza o importanza, muovono i loro personaggi all'interno di questa struttura con un'ammirevole attenzione al ritmo, alla relazione ed, in generale, all'incessante lavoro di un ingranaggio sapientemente congegnato.

Più questa struttura appare scevra da abbellimenti, da sofisticherie che offrirebbero ovvie distrazioni - qualora l'attenzione dello spettatore avesse bisogno di una pausa dall'azione – più si sente l'onesta volontà del regista e della sua compagnia di dare un servizio vero al testo e al pubblico. Difatti ciò che appare chiaro, anche a chi non può avvalersi della comprensione della lingua, è che questa scelta di semplicità stilistica lascia emergere l'attore come unico referente delle umanità universali disegnate da Molière. L'effetto di questa lodevole rinuncia alla spettacolarizzazione è che il rapporto tra rappresentazione e pubblico, svuotato di parecchi dei filtri che regie più supponenti ed insicure producono, diventa più diretto ed incontestabilmente premiante. Dunque l'invisibilità della macchina registica materializza una tangibile fiducia nelle straordinarie capacità espressive degli attori, tutti assolutamente degni di nota, ma a rappresentanza dei quali non possiamo non ricordare il generoso Jorge Pinto, un Avaro memorabile.

D.G.

Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2013 06:50

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