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OPERA CORSARA - regia Roberto Bonaventura

Gianluca Cesale e Monia Alfieri in "Opera corsara", regia Roberto Bonaventura Gianluca Cesale e Monia Alfieri in "Opera corsara", regia Roberto Bonaventura

tratta dal racconto Settecani di Cinzia Pierangelini
regia di Roberto Bonaventura
con Gianluca Cesale e Monia Alfieri
musicisiti Maurizio Salemi, Giuseppe Ruggeri

al Teatro Savio di Messina 18 dicembre 2016

www.Sipario.it, 19 dicembre 2016

Ci sono tanti modi per ricordare un amico scomparso. Se poi questo amico era un musicista di fisarmonica e zampogna, laureato al Dams di Bologna, insegnante di etnomusicologia e storia della musica all'Università di Messina e sempre qui per tanti anni maestro di palcoscenico al Teatro Vittorio Emanuele, è quasi d'obbligo allestire per lui uno spettacolo teatralmusicale che lo ricordi nel modo più affettuoso. Anche se il regista Roberto Bonaventura ci tende a dire che: « Non è possibile fare uno spettacolo su di lui, perché la sua musica scende dal paradiso e arriva all'inferno e per chi ne ha bisogno si ferma sulla terra ». Aggiungendo il cast che « È solo un omaggio nei riguardi di un grande artista, niente di commemorativo, solo un'azione contemplativa». Il personaggio di cui si sta parlando era Orazio Corsaro, qualcuno che io conoscevo sapendo poche cose su di lui: che aveva pochi capelli e un gran barbone incolto, che abitava a Spadafora, che veniva a Messina con una macchina tipo spider, che avevo visto sulla scena varie volte suonare i suoi cari strumenti e che incontravo spesso al Vittorio scambiando con lui fugaci impressioni sugli spettacoli lirici in programma e la cui immagine, nel senso del visus, è molto vicina al personaggio di Settecani, tratto dal bel racconto omonimo di Cinzia Pierangelini, su cui si poggiava lo spettacolo Opera Corsara messo in scena con molta dedizione dal Bonaventura al Teatro Savio di Messina. Un racconto d'iniziazione alla vita da parte di un bimbo di otto anni che si chiama Totò e che curioso di conoscere il clochard del paese, appellato Settecani, perché sempre in compagnia di altrettanti cani di varie razze, entra in sintonia con lui facendosi raccontare le storie più fantastiche e la sua vita girovaga in tante città del mondo. « La prima volta che lo incontrai - racconta Torò - non notai il suo saio da frate, i piedi nudi, il gilet di lana pecoreccia che gli copriva le spalle, nonostante il caldo della primavera siciliana. Con i miei occhi da bambino vidi un pirata arabo, alto, scuro, affascinante. I pochi capelli intorno alla nuca erano generosamente compensati da un barbone nero, ricciuto e spropositato, che gli invadeva il collo e le guance fin sotto gli occhi, e proseguiva con ugual prorompenza sul petto e le braccia. Aveva uno sguardo profondo, penetrante e insieme deridente, che era come una risata, canzonatoria e amara; uno sguardo in cui non brillava ombra di benevolenza. Lo sguardo di un umo solo ». Certo Orazio Corsaro non aveva il saio di frate, né camminava a piedi nudi, ma la descrizione è molto verosimile, amplificata dalle voci di Gionni Boncoddo seduto di spalle e poi rivolto al pubblico, di Gianluca Cesale e Monia Alfieri, agghindati questi ultimi due con frac nero e tuba in testa, scoppiettanti, sorridenti all'inizio, come poteva avvenire in una serata futurista nel segno di Marinetti, e rattristati in chiusura dopo aver infilato in una borsa di pelle le canne e una zampogna che stazionava sotto un plaid sul proscenio. Un'assenza che diventava presenza quando ai tre attori si univano i suoni del violoncello di Maurizio Salemi e la tromba di Giuseppe Ruggeri che eseguivano per quasi tutto lo spettacolo musiche di Corsaro ma anche altre editate da Giovanni Puliafito. Lo spettacolo fa parte della IV edizione della rassegna teatrale Atto Unico curata da QA Quasi Anonima Produzioni-

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 22 Dicembre 2016 12:41

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