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NOTTI BIANCHE (LE) - regia Lorenzo Loris

"Le notti bianche", regia Lorenzo Loris. Foto Agneza Dorkin "Le notti bianche", regia Lorenzo Loris. Foto Agneza Dorkin

di Fedor Dostoevskij
adattamento e regia di Lorenzo Loris
con Massimo Loreto, Camilla Pistorello e Matteo Principi
scena Daniela Gardinazzi
luci Alessandro Tinelli
costumi Nicoletta Ceccolini
musiche originali per balalaika Simone Spreafico
elaborazioni video Lorenzo Fassina
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger
con il contributo di NEXT 2015 – Regione Lombardia
Milano, Teatro Out Off dal 13 gennaio al 14 febbraio 2016

www.Sipario.it, 19 gennaio 2016

L'Amore impossibile

Il romanzo "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij è, come suggeriscono le note allo spettacolo, una struggente storia d'amore. Lorenzo Loris adatta il romanzo alla scena teatrale e ne firma la regia.
La scenografia è sobria: due panchine e una balaustrata di un ponte sotto il quale scorre un canale, ci restituiscono uno scorcio notturno di S. Pietroburgo, illuminato da un cielo stellato, proiettato su uno schermo sul fondale del palcoscenico.
Un uomo anziano, il Sognatore (il bravo Massimo Loreto), evoca il proprio passato non troppo lontano (uno dei sottotitoli del romanzo dostoevskijano è "Le memorie di un sognatore") alternando i soliloqui alla rappresentazione scenica dei flashback lungo i quali si snoda la maggior parte dello spettacolo. In una fredda sera primaverile, due sconosciuti, il Sognatore e una ragazza, Nasten'ka (la fresca Camilla Pistorello), si incontrano per caso in un angolo della città russa e, da quel momento in poi lungo quattro notti, iniziano a raccontarsi le loro esistenze. L'uomo vive, solo in un piccolo appartamento, la gelida solitudine della vecchiaia, rifugiandosi nelle fantasticherie della mente che continuamente elogia. La ragazza, invece, attende ansiosamente il ritorno dell' "inquilino" (Matteo Principi) di cui è follemente innamorata e ne piange l'assenza. In questo precariato affettivo, ognuno dei due diventa per l'altro una stampella a cui aggrapparsi, nella speranza di un futuro migliore. Il racconto autobiografico, che i due personaggi si regalano, ha il sapore di una vera confessione purificatrice. L'equilibrio raggiunto è, però, fragile e si spezza nel momento in cui le parole consolatrici avvicinano troppo le anime del Sognatore e di Nasten'ka. Fra i due si intromette ben presto un sentimento di amore. Ma, mentre il sentimento che il Sognatore prova per la ragazza è autentico, quello di Nasten'ka per il vecchio ha, più che altro, il sapore di un'illusione: Nasten'ka crede di colmare il vuoto affettivo lasciato dalla partenza dell'inquilino. Lo si capisce bene nel finale dello spettacolo. I due personaggi si confessano, emozionati, il loro amore, ma proprio in quel momento, l' "inquilino", inaspettatamente, ritorna e quello che segue è fin troppo scontato.
Il fil rouge del romanzo dostoieskiano, viene amplificato, intelligentemente, dall'adattamento teatrale di Lorenzo Loris. Lo spettacolo, a cui il pubblico assiste, non è solo la sofferta storia dell' Amore che, capriccioso, si fa trovare, si perde e poi ancora si fa trovare, o come nel caso del Sognatore, lo si perde definitivamente; ma qualcosa di più. La scelta di far interpretare il Sognatore da un attore in là con gli anni, diversamente da come suggerisce il romanzo (in cui i due personaggi quando si incontrano sono più che ventenni), da un lato, accentua il lirismo drammaturgico che vive nell'impossibilità di un amore fra un vecchio e una ragazza poco più che ventenne, dall'altro, getta una luce sul tema della fragilità umana e del bisogno di affetto che investono, in particolare, l'ultima parte della nostra vita. L'abilità recitativa di Massimo Loreto sottolinea efficacemente questo messaggio, dandogli dei precisi contorni poetici che compensano la lentezza e la mancanza di azione presenti, a volte, in alcuni momenti della storia. Le scelte musicali e le luci sono azzeccate: riescono a portare lo spettatore negli aspetti più intimistici dei personaggi e nel fascino misterioso di S. Pietroburgo. Quattro magnifiche notti, forse, possono valere un'intera vita: "Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! É forse poco, sia pure per tutta la vita di un uomo?" dice il Sognatore nella battuta conclusiva dello spettacolo e il pubblico applaude commosso.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Martedì, 19 Gennaio 2016 08:27

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