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NON SI SA COME - regia Federico Tiezzi

Sanro Lombardi in "Non si sa come", regia Federico Tiezzi Sanro Lombardi in "Non si sa come", regia Federico Tiezzi

di Luigi Pirandello
regia Federico Tiezzi
con Francesco Colella, Elena Ghiaurov, Sandro Lombardi, Andrea Volpetti, Debora Zuin
drammaturgia Sandro Lombardi, Federico Tiezzi
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
Livorno, Teatro Goldoni, 17 marzo 2015

www.Sipario.it, 18 marzo 2015

Il servizio peggiore che si possa rendere ai testi drammatici di Pirandello è trattarli come innocue fantasie, trasvolate cerebrali o sogni di una notte. Se ne deve invece rendere l'universalità, o per meglio dire la qualità esemplare che possiede il caso clinico, e la durevolezza torturatrice. Una vera e propria tortura è quella patita da Romeo Daddi, protagonista di Non si sa come: colpevole di aver tradito la moglie Bice con Ginevra, la donna del suo più caro amico. La scoperta e la consapevolezza dell'estrema facilità con la quale chiunque può commettere una cattiva azione, non si sa come, innesca una tormentosa, e contagiosa, riflessione sulla colpa e sulla responsabilità. Tormento che nel caso di Romeo è raddoppiato dal ricordo di un episodio lontano, ancor più traumatico e per questo quasi rimosso: l'omicidio di un ragazzo durante una lite di gioventù.
Non è il primo Pirandello allestito dalla compagnia toscana: nel 2007 mise in scena infatti I giganti della montagna, testo senile scritto (ma non ultimato) appena dopo Non si sa come; ed è quindi ancor più significativa la scelta di confrontarsi con l'ardua e postrema produzione dell'autore girgentino. In questo caso, dovendo fare i conti con una scrittura molto statica (lo sviluppo drammaturgico è giocato quasi esclusivamente sull'affioramento dei molteplici antefatti attraverso dialoghi filosofeggianti), Tiezzi ne abbrevia il corso, ne altera in chiave surreale l'andamento, e cerca di ricavare dalla musica il movimento che manca alla pièce. La musicalità non assume le forme di un mero commento sonoro, o di una traccia extradiegetica evocativa, utile a infondere un senso di fatalità alla vicenda; l'interazione è invece a un livello ulteriore, specialmente se si pensa alla scelta, assai riuscita nella sua valenza metaforica, di far impugnare ai quattro personaggi principali violini e violoncelli, ma interrompendone ogni volta l'utilizzo, come se il suonare rimanesse un'azione in potenza, repressa o sul punto di prodursi. Appare invece infelice e scolastica l'accentazione musicale che nel secondo atto, dentro una scena elegantissima dai colori saturi (splendidi e lussuosi anche i costumi), chiosa le battute più significative con aspri interventi sonori off.
Altra invenzione "musicale" è la sorprendente sequenza d'apertura, in cui assistiamo all'esecuzione di un luttuoso quartetto d'archi; ma gli interpreti, in abito da sera, indossano maschere da coccodrillo. Terminato l'insolito prologo (che è anche un'autocitazione, visto che riprende un'allucinazione animalesca già presente in Un amore di Swann, messo in scena nel 2012), di nuovo sipario, buio, e si incomincia davvero. E quasi tutto resta nelle mani del cast, com'è naturale, potendo Tiezzi contare su un attore straordinario come Sandro Lombardi, qui appesantito, pallido e coi baffi all'insù alla Salvador Dalì, e su una compagnia che vibra all'unisono come gli archi di un quartetto, per l'appunto, con vocalità aeree, acide, un po' antiquate, ora impuntandosi ora distendendosi.
Martedì 17 marzo, al Teatro Goldoni di Livorno, il pubblico di abbonati e liceali ha applaudito senza troppo entusiasmo dopo due ore di spettacolo, con un intervallo.

Carlo Titomanlio

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Marzo 2015 15:12

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