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NATALE IN CASA CUPIELLO - regia Fausto Russo Alesi

"Natale in casa Cupello", regia Fausto Russo Alessi. Foto Masiar Pasquali "Natale in casa Cupello", regia Fausto Russo Alessi. Foto Masiar Pasquali

di Eduardo De Filippo,
adattamento e regia di Fausto Russo Alesi,
con Fausto Russo Alesi,
scene di Marco Rossi, luci di Claudio De Pace, musiche di Giovanni Vitaletti
produzione Piccolo Teatro di Milano,
al teatro Sociale di Brescia, 24 gennaio 2015

www.Sipario.it, 29 gennaio 2015

«Te piace u presebbio» è la richiesta reiterata di Luca Cupiello alla sua famiglia, una richiesta sofferta e dolorosa che nasconde una necessità: rifuggire dalle relazioni infrante degli affetti e rifugiarsi in una realtà altra, il presepe con canoni, personaggi, ruoli certi, sempre quelli eppure sempre nuovi. Il presepe di casa Cupiello è lo specchio di un fallimento esistenziale e sociale, è il simulacro di un sogno, di un'utopia che a fatica regge le fondamenta malmesse della famiglia. Fausto Russo Alesi fa della pièce più nota di Eduardo De Filippo una partitura per attore solo, in cui la coralità eduardiana si somma nella solitudine del protagonista e dell'attore/interprete in scena. Luca Cupiello non vede e non sa, o meglio finge di non vedere e non sapere di quella sua famiglia in cui a comandare è la moglie Concetta di cui è succube il figlio Tommasino, una sorta di femminiello, mentre il matrimonio di Ninuccia con Nicolino non è altro che un'unione di comodo in nome di un possibile avanzamento sociale della famiglia, avanzamento minato dalla relazione che la figlia ha con Vittorio. Al centro di tutto questo ci sono Luca Cupiello e il suo presepe che l'uomo vorrebbe bello più degli altri anni, ma soprattutto che vorrebbe riconosciuto dai suoi... Cosa che non avviene, se non nel delirio finale come amara consolazione che porterà Luca alla morte. Al centro c'è la solitudine delirante, ammalata e comoda di Luca Cuppiello che Fausto Russo Alesi incarna con un monologo a tratti faticoso da seguire, ma assai studiato, in cui i singoli personaggi trovano respiro e identità in un gesto, in una posa, in un articolare la voce. Su una sorta di pedana sospesa, cantiere aperto, pavimento traballante si compie il racconto di Natale in casa Cupiello, il riferimento va alla casa traballante dei Cupiello, in cui a traballare non sono solo le fondamenta, ma è la famiglia, sono i rapporti affettivi destinati ad esplodere, proprio la vigilia di Natale quando l'armonia degli affetti dovrebbe specchiarsi nella tradizione e bellezza del presepe. In Natale in casa Cupiello c'è un senso incombente di morte, c'è una minaccia costante che domina l'azione grazie alle puntuali ed efficaci musiche di Giovanni Vitaletti, la scena di Marco Rossi e le luci anafettive di Claudio De Pace. Fulcro di tutto è Fausto Russo Alesi che con scientifica e preparata tecnica attoriale si fa corpo/parola, si fa emblema di quella solitudine folle e disperata di Luca Cupiello in cui non è difficile individuare lo status dell'uomo contemporaneo che si rifugia nelle rappresentazioni di realtà come il protagonista della pièce si rifugia nel suo presepe. Detto questo, Fausto Russo Alesi dà fondo senza strafare e con grande e apprezzabile controllo alle sue doti di attore, mostra una conoscenza della sintassi attoriale coscienziosa, sa essere e rappresentare al tempo stesso, accompagnando lo spettatore in un testo non semplice e che l'attore mostra di saper sciogliere con abilità descrittiva e interpretativa. Alesi conferma di essere uno strumento al servizio della poesia del teatro, sa fare del suo Cupiello un disperato e un ottuso, un pavido e un debole al tempo stesso, consegnando allo sguardo degli spettatori un'umanità dolente e disorientata che tanto ci appartiene. E alla fine non può che essere un caloroso diluvio di applausi.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 29 Gennaio 2015 13:30

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