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NESSI - regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi

Nessi - regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi Nessi - regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi

di e con Alessandro Bergonzoni
regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
produzione Allibito
Milano, Teatro Elfo Puccini dal 3 al 13 giugno 2014
Municipale di Piacenza, 18 novembre 2014

www.Sipario.it, 21 novembre 2014
www.Sipario.it, 5 giugno 2014

«Non avendo Facebook e quindi non potendo avere amici ho messo sul mio sito il conteggio di chi ogni secondo nasce o muore e quelli sono per me gli amici: gli amici che avevo e gli amici che avrò»: così Alessandro Bergonzoni in Nessi, non uno spettacolo, ma un pensiero sulla vita che nasce e la morte che viene, sulla vita in fasce. Ed è lì sul suo braccio quella fascia nera per indicare un uomo che muore e poi bianca per segnalare una vita che nasce. «Ogni secondo si compie una vita, una morte. Bambini in fasce? La morte neonata? Vivi in fasce. Morti in fasce: al braccio quella fascia proprio per agire 'intenzionalmente' pensando a chi va o arriva. Un segnale. Un segno, d'un tratto. La fascia è come un tratto: di strada altrui, per non far passare inosservati, i nati e i morti. Non è un segno tra me e me, ma tra noi e loro. Secondo per secondo», continua Bergonzoni con quel suo eloquio che sempre più è pensiero, parola che gioca e nel gioco mostra i suoi possibili, reconditi, inattesi, poetici significati. Non è un caso che la scenografia di Nessi sia costituita da tre incubatrici all'interno delle quali Bergonzoni maneggia dei fogli, incubatrici di parole, segno di vite premature, di un discorso che verrà. A quelle incubatrici Alessandro Bergonzoni si appoggia; come sempre nei suoi spettacoli gli oggetti in scena sono prolungamenti fisici dell'attore, appigli spaziali, simboli che tutto tengono e che suggeriscono mille significati possibili. Lo stesso meccanismo regola da sempre la poetica linguistica di Alessandro Bergonzoni il suo interrogare le parole, la semantica, affidare al suono, all'assonanza la possibilità inedita di un altro significato possibile che il linguaggio dischiude in sé improvviso. Ma questo si può dire di quasi ogni lavoro dell'attore e autore bolognese, ma in Nessi è il pensiero, è la densità del racconto, ovviamente alleggerita e stravolta dalla comicità semantica che fa dei malpensanti coloro che provengono da Malpensa. In tanto periglioso e imprevedibile racconto di parole alla fine 'paradossalmente' Nessi ci ammutolisce per la sua intensità e bellezza di pensiero. Eh sì, Alessandro Bergonzoni in Nessi lascia senza parole il suo spettatore più fedele, lo spiazza, lo provoca, lo incalza e lo fa sul tema della morte, della vita, lo fa sul divenire e sulla necessità di recuperare il piacere dell'inclinazione verso l'altro, di recuperare le articolazioni che ci spingono ad abbracciare, che spingono il nostro corpo oltre la sua fisicità, verso l'altro. Nessi di Alessandro Bergonzoni è l'incoraggiamento a sentire la pressione dei vivi e dei morti sulla fascia dell'avambraccio, è il connettersi col mondo e col divenire. In tutto ciò la comicità fa da detonatore del nostro essere uomini davanti al mistero della vita e della morte, una comicità che scaturisce dalle parole, che è fatta di linguaggio e a tratti sembra esorcizzare la paura. In Nessi commozione e riso, poesia e boutade si coniugano, Alessandro Bergonzoni fa l'ostetrica del pensiero, fa nascere da quelle incubatrici le parole che ci raccontano, che ci spronano a vivere, a intuire che la vita è degna di essere vissuta solo se si ha il coraggio di aprirsi all'altro, di connettersi e non con la Rete ma veramente, nella vita vera, mettendosi in gioco con il corpo e l'anima: E l'invito è chiaro: «Dobbiamo fare nesso, senza preservarci, non serve il preservativo...».

Nicola Arrigoni

Con –nessi, l'uomo non è un'isola

Che cosa sono i nessi?.... Sono i collegamenti in grado di riunire discorsi, parole, sensazioni vicine e allo stesso tempo antitetiche fra loro.

Trame intessute per creare l'arazzo, di una infinita cosmogonia, in cui coesistono: pensieri, uomini, animali, coraggio codardia, fede e incredulità ... Un filo rosso formato anche da parole e pensieri.

Come funzionano? Non si sa .... Tuttavia non nascono solo dalle immagini o dalle parole. Cortocircuitare la mente e collegare se stessi, nell'atto di allacciarsi una scarpa, alla vita dell'uomo immerso nella realtà della guerra ... Anche questi sono "nessi"...

Tutto scorre ...

Vita e morte: morire lasciando un ricordo, o parlare e vivere finché si può. Togliere lo spazio ai rimpianti, (ai mille atti mancati della vita), e molto altro ancora ...

Vivere oltre l'opera; partire da sé stessi anche a prescindere dalle esistenze dei "grandi; ed infine ... connettersi ... creare nessi: con il mondo, l'infinito, il passato o il futuro.

Lo spettacolo di Alessandro Bergonzoni brilla come fulgido razzo segnalatore! Brillante e ironico fuoco d'artificio: di parole, tic verbali; allitterazioni e paradossi logici. Infiniti trasformismi che colpiscono il pubblico come un torrente in piena e svelano "ai più" il senso profondo del motto di Eraclito "Panta –Rei"

Elogio della follia

Perfetta combinazione fra testo e regia, allestimento unico e per molti aspetti "anti teatrale". L'incipit, a luci spente e sipario calato dura ben quindici minuti e porta, quale unico elemento di riferimento, la recitazione del monologo di apertura.

"Nessi" sviluppa il discorso iniziato con lo spettacolo "Urge" e "Nel" e palesa - attraverso un complesso percorso di svelamenti: drammaturgici e strutturali - pensiero e produzione (anche figurativa) di un artista capace e completo qual è Alessandro Bergonzoni.

Grande successo di pubblico per una prima indimenticabile. Numerose le chiamate in scena, gli applausi a scena aperta e le richieste di bis.

Francesca Bastoni

Ultima modifica il Venerdì, 21 Novembre 2014 12:04

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