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NOME DI BATTAGLIA LIA - regia Renato Sarti

Nome di battaglia Lia Nome di battaglia Lia Regia Renato Sarti

produzione di Teatro della Cooperativa
testo e regia di Renato Sarti
con Marta Marangoni, Rossana Mola e Renato Sarti
musiche originali Carlo Boccadoro
video BUZZ 2001
produzione Teatro della Cooperativa con il patrocinio di Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Associazione Nazionale Ex Deportati, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione Italiano, Federazione Italiana Associazioni Partigiane, Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia
Teatro Elfo Puccini, Milano dal 23 aprile al 1 maggio 2013

www.Sipario.it, 2 maggio 2013

Il Teatro della Cooperativa di Renato Sarti, fedele a una linea politica civile e di denuncia, ha restituito al pubblico, e forse ad alcuni svelato, la memoria di quegli episodi che hanno caratterizzato l' era della Resistenza Italiana nel Quartiere di Niguarda a Milano.
Le interpreti in scena Marta Marangoni e Rossana Mola, insieme a Renato Sarti, raccontano con tono animoso il loro passato di partigiane attiviste, combattenti intrepide, rivelandone con ardore gli aspetti e gli atteggiamenti di unitarieta' e solidarieta' caratteristici del Gruppo di Difesa della Donna, costituitosi a Milano nel 1943.
Le testimonianze delle compagne attiviste, approdano al pubblico in dialetto milanese e, scevre da ogni retorica riflettono i loro momenti quotidiani, gli atti eroici animati da un' idea comune di lotta per la liberta' e rievocano con tenerezza e malinconia l' influente figura della gappista Gina Galeotti Bianchi, a cui lo spettacolo 'nome di battaglia Lia' dedica .
Il complesso scenico si presta a descrivere uno spazio abitativo sobrio, i cui supplementi d' arredo, al richiamo dei ricordi, vengono trasmutati, di continuo, nel tempo in cui avvengono manifestazioni e comizi improvvisati e nei luoghi di mobilitazione o di assistenza ai malati nelle case e negli ospedali; Marta, Rossana e Renato ripercorrono, grazie alla memoria vigile e pertanto non offuscata dalla vecchiaia, i percorsi che compivano in segreto le staffette Gina Bianchi e donne che rimaste nell' anonimato, hanno contribuito a sostenere le lotte e i sacrifici in nome di cause di giustizia difronte al regime fascista, o a sottoscrivere le loro firme su fogli clandestini che segnalavano appuntamenti riservati ai loro impegni di sabotaggio nelle fabbriche delle produzioni di guerra o di boicotaggio per la consegna di viveri all' ammasso.
La storia di Lia termina il 24 Aprile del 1945, giorno in cui Niguarda viene liberato dai nazifascisti e, sul palcoscenico, due voci, affannose, di donna, tra cui quella di Gina Galeotti Bianchi, vivranno gli ultimi attimi che, tra una pedalata e l' altra, preannunciano la caduta del fascismo e la fine tragica di Gina, incinta si suppone di cinque mesi, colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti in fuga dalla citta'.
Grazie al ritratto partecipato dei tre personaggi sulla Resistenza del quartiere di Niguarda, lo spettatore chiarisce dentro di se' il concetto di Teatro Civile per cui si puo' raggiungere l' unanimita' di pensiero, di astensione dal pregiudizio e di consenso sulle questioni che riguardano l' uomo e la vita attraverso la narrazione degli eventi che hanno fatto la Storia e di cio' che si ritenga debba esser raccontato.
"È stato proprio così, eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre. È giusto che venga fuori anche questa nostra normalità. Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un'Italia diversa, libera, e non c'era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere".

Angelica Greppi

Ultima modifica il Sabato, 05 Ottobre 2013 23:44

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