mercoledì, 21 novembre, 2018
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NAPULE È... MILIONARIA - regia Consuelo Barilari

“Napule è... milionaria”, regia Consuelo Barilari “Napule è... milionaria”, regia Consuelo Barilari

Compagnia Schegge di Mediterraneo
da Eduardo De Filippo e Pino Daniele
regia e immagini Consuelo Barilari
con Mariangela D'Abbraccio
arrangiamenti ed esecuzione musiche
Musica da Ripostiglio
Luca Pirozzi (chitarra e voce)
Luca Giacomelli (chitarre elettriche)
Raffaele Toninelli (contrabbasso)
Emanuele Pellegrini (batteria e percussioni)
con Gianluca Casadei (fisarmonica)
scene e costumi Guido Fiorato
Roma, Teatro Quirino, 8.10 maggio 2018

www.Sipario.it, 11 maggio 2018

Immaginiamo di dipingere Napoli in un'immagine: sarebbe possibile? Talmente variegata è la realtà di questa città, fra le più affascinanti d'Italia, che sintetizzarla pare impossibile. L'unica soluzione, allora, parrebbe quella percorsa da Consuelo Barillari, che con lo show musicale Napule è... milionaria ha realizzato un collage, completo e sfaccettato, di quella che può a buon ragione definirsi la culla della cultura partenopea.
Non si tratta di prosa né di un concerto vero e proprio. Bensì di una unione fra entrambi questi generi di spettacolo, per omaggiare due artisti: Pino Daniele ed Eduardo de Filippo. Protagonista, mattatrice assoluta della scena è Mariangela D'Abbraccio.
In un tempo unico della durata di quasi due ore, si assiste divertiti ad un rincorrersi e un alternarsi continuo di prosa e canzoni. Il repertorio canoro è attinto da Pino Daniele. Del grande Eduardo vengono isolati alcuni celebri spezzoni di sue famose commedie: il monologo della prima gravidanza di Filumena Marturano; la scena della preparazione del caffè spiegata al Professore, personaggio assente di Questi fantasmi; il racconto della sopravvivenza portata avanti ai limiti della prostituzione in Napoli milionaria: sono alcuni esempi, ma molti altri ve ne sono stati.
Lo spettacolo ha una cesura: la prima parte è dedicata a dipingere una Napoli grigia, triste e affamata che in qualsiasi modo tenta di farcela perché non ha altra scelta. La seconda parte, al contrario, è dedicata al suo lato più spensierato: e quindi ecco emergerne gli aspetti spiritosi e buffi che tutti ben conoscono, tra tarantelle e canzonette.
A rendere omogeneo questo pot-pourri, è l'istrionica presenza della D'Abbraccio, che nel canto mostra buona padronanza vocale e nella recitazione un controllo vigile di gestione della parte. Anche se, a voler peccare di meticolosità, nel celebre monologo di Filumena Marturano viene meno quell'incisività che, nel medesimo ruolo, hanno mostrato di possedere Titina De Filippo prima, e Regina Bianchi a seguire.
Pur trattandosi di uno spettacolo godibile, la scrittura drammaturgica ha dimostrato nel complesso un po' di debolezza. Troppa precisione nell'alternanza fra parti cantate e recitate. In tal senso, se vi fosse stata maggior sapienza nell'armonizzare le parti, sarebbe emersa un'immagine di Napoli unitaria pur nella molteplicità. E questo avrebbe permesso di apprezzare l'operazione di contaminazione dei generi non solo per la notevole prova di interprete della D'Abbraccio, ma anche per la capacità di scrittura e di regia che, così impostato, lo spettacolo ha fatto fatica ad evidenziare.
Il piccolo complesso di musicisti che ha accompagnato la D'Abbraccio nel corso di tutta la rappresentazione, ha suonato con ironia e discreta personalità. Tuttavia erano distanti le musicalità tipiche della città partenopea così ricche di sfumature arabo-orientali. Ma, infine, che importa? In qualsiasi modo venga proposta, Napoli non può che conquistare i cuori del pubblico del mondo.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Domenica, 13 Maggio 2018 20:19

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