giovedì, 24 maggio, 2018
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NACHLASS - ideazione di Stefan Kaegi / Dominic Huber

"Nachlass", Ideazione di Stefan Kaegi / Dominic Huber (Rimini Protokoll) "Nachlass", Ideazione di Stefan Kaegi / Dominic Huber (Rimini Protokoll)

Pièces sans personnes
Ideazione di Stefan Kaegi / Dominic Huber (Rimini Protokoll)
video: Bruno Deville
drammaturgia: Katja Hagedorn
suono: Frédéric Morier
assistenti alla progettazione: Magali Tosato, Déborah Helle (stagista)
assistenti alla scenografia: Clio Van Aerde, Marine Brosse (stagista)
ideazione tecnica e costruzione scene: Workshop Théâtre Vidy-Lausanne
produzione: Théâtre Vidy-Lausanne
coproduzione: Rimini Apparat, Schauspielhaus Zürich,
Bonlieu Scène nationale Annecy e la Bâtie-Festival de Genève nel quadro del programma INTERREG France-Suisse 2014-2020, Maillon, Théâtre de Strasbourg-scène européenne, Stadsschouwburg Amsterdam, Staatsschauspiel Dresden, Carolina Performing Arts con il sostegno di Fondation Casino Barrière, Montreux Le Maire de Berlin - Chancellerie du Sénat - Affaires culturelles con il sostegno per la tournée di Pro Helvetia - Swiss arts council in collaborazione con Istituto Svizzero

Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 10 al 20 gennaio 2018

www.Sipario.it, 18 gennaio 2018

Non la tradizionale sala elissoidale del Piccolo Teatro Studio, né posti a sedere in questo spettacolo sui generis - opera del collettivo Rimini Protokoll guidato dagli elvetici Stefan Kaegi e Dominic Huber - ma una piccola struttura ellittica (una ripetizione della forma del teatro che stupisce se non voluta ad hoc) con otto piccole camere che affacciano su un atrio, una piazzetta o meglio un singolare 'campiello' in cui si aspetta il proprio turno per accedere cinque/sei alla volta (ma può anche capitare di entrare soli visto che la scelta delle singole stanze è libera o affidata spesso alla prima che si apre) in ogni ambiente per un tempo che può arrivare a un massimo di otto minuti. A ogni spettacolo (tre nei giorni feriali) possono partecipare al massimo 50 persone.

Tutto all'insegna del micro, prefigurazione di un venir meno che è svanire di vita e di essere con chiusure/aperture automatiche delle porte (simboli della cancellazione degli altri dalle memorie singole o collettive, comunque niente paura: i claustrofobici schiacciando un pulsante possono uscire) mentre sul soffitto in un grande planisfero blu si accendono con ritmo incessante fiammelle evanescenti: non stelle pulsanti, ma vite che si spengono nelle varie parti del globo con una cadenza conturbante per cui molti preferiscono guardare i timer che sopra le porte scandiscono i secondi - non è forse altrettanto inquietante lo scorrere del tempo che nelle nostre esistenze va in senso inverso sottraendoci minuti di vita? ma tant'è fino a che questi ci sono, si conserva l'inconscia e illusoria speranza che siano interminabili - secondi che mancano alla fine delle singole esperienze nei vari nachlass, termine tedesco che significa lascito, eredità.

Otto tuffi nelle memorie di altrettante persone differenti per sesso, età, religione e lingua parlata (francese, tedesco e inglese le cui traduzioni in italiano appaiono in ogni ambiente), confessioni costruite con oggetti, ambienti, video e la voce di ciascuno che racconta.
Tasselli che forniscono un mosaico eloquente della realtà svizzera essendo autori, esecutori e la maggior parte degli otto 'costruttori di eredità' di tale stato dove a dispetto dei quattro gruppi di base e della babele di popoli che vi vivono in un cosmopolitismo civile mentalità e capacità decisionale di fronte ai piccoli e grandi problemi sono assai diverse rispetto a quelle di noi italiani a livello sia singolo sia istituzionale. Si pensi all'apparente antinomia elvetica di essere all'avanguardia scientifica per allungare e migliorare la qualità della vita e di poterne decidere autonomamente il termine in casi disperati, diversamente dal mondo cattolico più legato al concetto dell'esistenza come dono di Dio nelle cui mai sta il nostro fato.

Come sostiene Foscolo ognuno pensando l'altro gli dà la vita e quindi gli spettatori, entrando nei ricordi altrui, ridanno l'esistenza a uomini che hanno vissuto e vivono piuttosto serenamente il problema della fine della vita.

Performance senza attori sul crinale tra esperienza teatrale e installazione artistica che ha il merito di fare soffermare e riflettere su temi importanti e difficili cui spesso sfuggiamo obnubilati dalla frenesia quotidiana (ubriacatura sacrosanta quando aiuta a non trasformare la vita in un incubo) prima che il vortice esistenziale ci risucchi per consumarci troppo in fretta.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Lunedì, 22 Gennaio 2018 09:39

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