sabato, 16 dicembre, 2017
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NELL'OMBRA DI UNA LUCE - regia Fabrizio Montecchi

"Nell'ombra di una luce", regia Fabrizio Montecchi "Nell'ombra di una luce", regia Fabrizio Montecchi

studio di Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese
con Letizia Bravi, Andrea Coppone
voci registrate: Valeria Barreca, Vera Di Marco, Tiziano Ferrari
regia e scene di Fabrizio Montecchi
sagome e figure di Nicoletta Garioni
musiche di Paolo Codognola
luci di Anna Adorno, costumi di Tania Fedeli
assistenti alla regia Enrica Carini e vera Di Marco
produzione Teatro Gioco Vita /Festival L'altra scena, prima nazionale
al Teatro Gioia, Piacenza, 6 ottobre 2017

www.Sipario.it, 9 ottobre 2017

All'accendersi delle luci in sala una parte del pubblico si specchia nell'altra, mentre cade la vela/schermo che ha caratterizzato il viaggio Nell'ombra di una luce. Gli spettatori si specchiano gli uni negli altri e la sensazione – dopo un'ora o poco più di viaggio nel mito – è quella di aver compiuto un itinerario alla ricerca di noi stessi, del senso transeunte dell'esistere, accomunati da un medesimo destino, quella morte che ci apre all'eterno e ci condanna all'oblio. Il viaggio inizia con la scelta da un cesto di un sasso: bianco o nero. Gli spettatori si dispongono da una parte e dall'altra della scena, a seconda del colore che hanno pescato. Già in questo rito d'ingresso il nostro 'destino' è segnato non dalla nostra volontà, ma dal caso. La scena a pianta centrale è divisa da una tela che assomiglia a una vela di una nave. Al fianco due scale, di quelle che si usano per la raccolta delle olive, portano verso un altrove olimpico. Il palco è ingombro di oggetti e sagome, destinate ad essere proiettate, come insegna l'arte delle ombre del Teatro Gioco Vita. Fabrizio Montecchi ha scelto i dialoghi: L'isola, con Calipso e Ulisse protagonisti, L'inconsolabile con Bacca e Orfeo e Le muse che vede confrontarsi Mnemosine ed Esiodo. Quei dialoghi hanno un comun denominatore: sono dialoghi dell'assenza, sono dialoghi di un viaggio interrotto o desiderato. In questo senso l'isola di Ulisse e Calipso è prigione e rifugio al tempo stesso, è promessa d'eternità e per la ninfa l'incomprensibile divenire che spinge Ulisse ad andare. O ancora è inconsolabile il dolore di Orfeo per la sua Euridice, perduta nuovamente sulla soglia dell'Ade, un dolore per Orfeo ma anche per Bacca che rammenta quando la festa rendeva tutti immortali e come Orfeo ormai si sia negato questa festosa immortalità. Alla fine il rito di Esiodo è un tentativo di rievocazione di quegli dei che coesistevano al fianco degli umani, l'azione è quella di un sacerdote che celebra il suo rito in cerca di un orizzonte altro che detona e irrompe in un tripudio di immagini, in un festoso danzare di ombre nelle sagome eleganti e impalpabili di Nicoletta Garioni. Tutto ciò avviene Nell'ombra di una luce che si caratterizza come un viaggio un po' cerebrale affidato alle parole altosonanti di un Pavese neoclassico e un po' linguisticamente compiaciuto e al tempo stesso sterile. Letizia Bravi e Andrea Coppone sono chiamati a recitare l'assenza, dialogano con i fantasmi e le ombre, loro stessi si fanno ombre e sdraiati colline e paesaggi che si aprono a baci ed abbracci lontani, sfiorati, suggeriti dal proiettarsi dei loro corpi. Come sempre – ma meno di altre volte per ricchezza di sagome – il teatro umbratile della compagnia piacentina costruisce sensazioni e ambienti ricchi di fascino, spazi dell'anima raffinati e colti, ma non sempre di immediata lettura. Il pubblico – ed è questo uno dei punti di forza del lavoro – ci sta, si fa sedurre, assiste estatico al raccontarsi di Ulisse, Calipso, Bacca e Orfeo, Esiodo e Mnemosine che prendono corpo nel didascalico cambiar d'abiti, una differenziazione di facciata che non trova riscontro in un andamento monocromatico del racconto che si gode per la sua compattezza tonale, quasi ipnotica. Così alla fine è quasi un destarsi dal sonno, un uscire dal torpore che ci ha permesso – magia del teatro – di assaporare l'indefinita e magica parola del mito e forse cogliere con maggiore chiarezza come il nostro sia un vivere 'nell'ombra di una luce'.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 09 Ottobre 2017 21:47

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