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MERCANTE DI VENEZIA (IL) - regia Valerio Binasco

Il mercante di Venezia Il mercante di Venezia Regia Valerio Binasco

di William Shakespeare
spettacolo della Popular Shakespeare Kompany
regia Valerio Binasco
con Silvio Orlando
e con Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Milvia Marigliano,Simone Luglio, Elena Gigliotti, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Barbara Ronchi, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati
musiche originali Arturo Annecchino, scene Carlo de Marino, luci Pasquale Mari, costumi Sandra Cardini
regia Valerio Binasco
produzione Oblomov Films
in collaborazione con Teatro Stabile di Torino, Estate Teatrale Veronese, Festival della Versiliana
Festival La Versiliana, Pietrasanta, 12 luglio 2013

www.Sipario.it, 13 luglio 2013

"Il diavolo è la noia" afferma il regista Valerio Binasco citando Peter Brook, "L'importante è che non proviate noia", continua riferendosi all'ultimo spettacolo della sua Popular Shakespeare Kompany come risposta ai tanti spettatori che di fronte a Il Mercante di Venezia sono rimasti forse perplessi a vedere stravolto, modificato, riadattato il testo shakespeariano.

Sicuramente non è la noia ciò che ci suscita, ma piuttosto dubbi su alcuni personaggi. In particolare mi riferisco a Porzia, una donna determinata, che per amore del padre morto è disposta a sottostare alle sue ultime volontà; una fanciulla forse delicata ma non frivola e superficiale come viene rappresentata da Barbara Ronchi. Entra in scena con il tacco alto, una lunga veste e una parrucca biondo platino: un'immagine molto banale, quasi televisiva. E, nel momento in cui ci aspettiamo di vederla travestita da uomo declamare il suo bellissimo monologo sulla misericordia (quello che dovrebbe essere il suo momento di riscatto), entra con un basco e un paio di occhiali da sole anni '50. Se si fosse limitata la serva Nerista (una divertente Milvia Marigliano) a rendere comica questa coppia, forse sarebbe stata più interessante la fiabesca tragedia amorosa di Porzia. Perché è giusto che la commedia, in quanto tale, faccia ridere. Si pensi al brillante Sergio Romano nei panni di Lancillotto: un personaggio impacciato ma onesto, il cui linguaggio confuso e i movimenti insicuri non possono non destare simpatia.

Freschi e romantici sono Elena Gigliotti e Fulvio Pepe, Jessica e Lorenzo, soprattutto nella seconda parte della rappresentazione, quando nella coppia scompare la vena malinconica e i due si dilettano in balli e racconti shakesperiani (nell'ultima scena assistiamo ad un vero e proprio esempio di metateatro). Si dimostra malleabile ed eccentrico Fabrizio Contri, il cui corpo si adatta e si modella secondo il personaggio che interpreta, dal cameriere al giudice. Eccezionali Silvio Orlando come Shylock e Nicola Pannelli nell'interpretare il mercante Antonio: riescono a farsi odiare per gli atteggiamenti immaturi o maligni che portano avanti e al tempo stesso suscitano pietà quando uno o l'altro si sente sconfitto e distrutto. Dimostrando che davvero non c'è differenza fra ebreo e cristiano, entrambi sono schiavi della propria fragilità.

L'impianto luce di Pasquale Mari crea degli affascinanti effetti ombra, per esempio quando Shylock sta tornando dalla cena e appare da un angolo della scenografia per recarsi a casa; oppure quando gli attori sono in contro luce. Interessante, inoltre, la scelta di far susseguire le scene ad incastro distruggendo a volte i rapporti spazio-temporali: Bassanio (Andrea Di Casa) legge all'amata una lettera di Antonio e, attraverso un effetto quasi cinematografico, la scena della stesura della suddetta si materializza.

Sara Bonci

Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 10:41

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