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M.CARNEDELLAMIACARNE - regia Loris Petrillo

M.carnedellamiacarne M.carnedellamiacarne Regia Loris Petrillo

scrittura di scena ispirata al classico di Euripide e alla poesia di Capossela e Alda Merini
coreografia e regia di Loris Petrillo
testi Massimiliano Burini
elaborazione musicale Loris Petrillo/aa.vv., disegno luci Loris Petrillo, costumi Pappalardo
interpreti Massimiliano Burini, Rosanna Cannito, Nicola Simone Cisternino, Rosa Merlino, Giuseppe Muscarello
produzione Mda/Compagnia Petrillo Danza
In collaborazione con Scenario Pubblico Performing Arts e Danzarte 2011

www.Sipario.it, 7 marzo 2011

La Medea di Loris Petrillo in "M. carne della mia carne" ha il pregio di trattare la materia mitica con freschezza, ironia e libertà, come nel presentare un Giasone leghista, profittatore e spaccone dalle forti tinte xenofobe, mentre l'eroina parla un partenopeo alla Annibale Ruccello, manifestando una diversità antropologica sostanziale e radicale che oppone l'uomo alla donna, il nord al sud, il forte al debole. Di confronti tra universi opposti, quello "arcaico, ieratico, clericale" di Medea con quello "razionale e pragmatico" espresso da Giasone, aveva già parlato Pasolini per la sua lettura del mito di Medea, ideologicamente polarizzato in uno scontro di civiltà, primitiva l'una, e materialista e moderna l'altra. Petrillo, se non ha la pretesa di scavare nella profondità metafisica e sacrale della storia (il che invece poteva dirsi riuscito ad Antonio Latella, nel suo "Studio su Medea"), getta una luce di sarcasmo e di prosaicità, che proietta la vicenda sul piano della realtà storica e politica, o se vogliamo, piccolo-borghese.

La narrazione è affidata ai corpi, flessuosi, elastici, contorti, avvinghiati. Il movimento ha una forte carica spoetizzante, ancora piuttosto memore delle figure classiche, eppure capace di estremizzare e scarnificare in poche immagini l'ossatura strutturale del mito. Sentimenti primordiali, seduzione, erotismo, istinti, carnalità, gelosia fino alla follia, disperazione, sopraffazione, spietatezza: i corpi scavano nella cronaca della vicenda gli impulsi assoluti dell'essere umano.

Evidentemente il duello tra la razionalità di Giasone, contro l'irrazionalità totalizzante e distruttiva di Medea rappresenta, psicoanaliticamente, il duello tra l'istanza psichica dell'Es, che riaffiora violentemente, rivendicando i propri diritti misconosciuti dall'Ego, facendo così saltare le categorie di valore bene/male, giusto/sbagliato.

La vera forza di questo spettacolo sta nella demistificante carica polemica e nella capacità di attualizzazione di un mito sentito come riflessione etico-sociale, analisi del genere umano, del suo agire e del suo pensare.

Medea è la sintesi di tutto il conflitto umano tra razionale ed irrazionale, nel suo conflitto trovano corpo, gli slanci generosi, la passione, ma anche la malvagità e tutte le mostruosità di cui si può essere capaci.

Moglie, madre, maga, diversa per cultura e per scelta, per tradizione e carattere personale, Medea si perde nell'amore fisico per Giasone, annullandosi alla robustezza di quella dedizione per il suo uomo, carnale, barbara, irriducibile, totale. Giasone, al contrario, si muove in un'ottica di freddo e cinico realismo, la sua è l'ottica del capitalismo, opportunista, sfruttatore, sbrigativamente e grossolanamente orientato al successo. La condizione femminile è ancora una volta una condizione debole, di inferiorità sociale e soggezione nei confronti di un uomo che la relega ad uno stereotipo ineluttabile di moglie e madre.

L'impatto selvaggio, brutale con cui si vendica del tradimento è l'estrema conseguenza dell'essere stata ridotta a nulla, annientata, sopraffatta, calpestata dall'uomo cui aveva offerto la vita nella propria interezza.

FILIPPA ILARDO

Ultima modifica il Venerdì, 11 Ottobre 2013 09:41

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