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MIA ZIA E IO - regia Fortunato Cerlino

Mia zia e io Mia zia e io Regia Fortunato Cerlino

di Morris Panych
traduzione Valentina Rapetti
regia Fortunato Cerlino
con Alessandro Benvenuti e Barbara Valmorin
core trainer Andrea Calbucci
aiuto regia Ester Tatangelo
disegno luci Gianluca Cappelletti
Napoli, Teatro Mercadante (Sala ridotto), dal 7 al 17 gennaio 2010

Corriere della Sera, 10 gennaio 2010
La fine della vecchia zia, un'attesa vana

Nella tragicomica durezza della commedia del canadese Morris Panych Auntie and me (Mia zia ed io), mai rappresentata nel nostro Paese, si respira l' amaro vuoto della solitudine, l' incertezza dell' identità sessuale, la paura della morte, la difficoltà, patologica ma non troppo, di rapporti famigliari e affettivi mai risolti o forse mai analizzati e un cinismo dettato dalla sfiducia in se stessi. Temi e sentimenti che si aggrovigliano in una commedia dal sapore noir, divertente e aspra, dal finale a sorpresa che ribalta con uno spiazzante, irresistibile, colpo di scena la situazione iniziale nella quale un maturo nipote, Kemp, accorre al capezzale della vecchia zia, sua unica parente, che sta per morire. Il pasticcione Kemp ha sbagliato indirizzo e la donna non è zia Grace, ma un' anziana signora che per celia e solitudine non svela l' equivoco. La regia di Fortunato Cerlino dall' andamento cinematografico è ben attenta ai tempi di una comicità venata da sprazzi d' assurdo, di grottesco e di un' impotente malinconia dagli echi cechoviani. Kemp con una valigia piena del nulla della sua vita, che ripercorrerà in un incalzante monologare, arriva dalla zia adagiata sul suo letto-zattera di salvataggio, ben decisa a non andarsene. Inizia una schermaglia tra i due, lui, che il bravissimo Benvenuti tratteggia con sapienza provocatorio, infantile, sprezzante, maldestro, grigio come l' abito che indossa, la vuole morta e quando si accorge che l' intenzione della zietta non è quella, cerca persino di ucciderla, ma lei, quasi sempre in silenzio, un silenzio che pesa e che parla, si fa beffe di lui dal suo rifugio-letto avvolta in tenere liseuses. Barbara Valmorin riesce senza parole, ma con una strepitosa presenza fatta di piccoli gesti e un' attenzione tra il divertito e il combattivo, a far vivere una Grace che cattura: due straordinari interpreti per un ordinario male di vivere.

Magda Poli

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Ottobre 2013 11:21

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