mercoledì, 20 marzo, 2019
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MIA BATTAGLIA (LA) - con Elio Germano

"La mia battaglia", con Elio Germano "La mia battaglia", con Elio Germano

con Elio Germano
testo: Elio Germano, Chiara Lagani
luci: Alessandro Barbieri
aiuto regia: Rachele Minelli
fonico: Giovanni Illuminati
amministrazione: Valeria Pari
Teatro Asioli, Correggio 8 Marzo 2019

www.Sipario.it, 10 marzo 2019

Le luci illuminano per intero una platea gremita di spettatori frementi. Siamo a Correggio ed è l'8 Marzo, una data importante. Il Teatro Asioli ospita per l'occasione un evento che vede protagonista Elio Germano, attore che calca le scene da anni, noto ai più per ruoli di rilievo quali il poeta Giacomo Leopardi nella famosa fiction televisiva del 2014 "Il Giovane Favoloso".
La naturalezza con cui Elio irrompe in scena si evince immediatamente dalla scelta di non comparire in maniera diretta sul palco, bensì scegliendo di immergersi in mezzo alla platea parlando alla gente guardandola negli occhi, quasi come farebbe un presentatore televisivo.
Il pubblico composto da abbonati e non, intuisce fin da subito che siamo di fronte a qualcosa di diverso dal solito spettacolo teatrale.
Tra perplessità e risate sparse qua e là, l'atmosfera inizia a diventare unheimlich ovvero "straniante". C'è qualcosa di familiare, si, nei discorsi di Germano, ma allo stesso tempo i suoi gesti sono distanti, diversi. Il suo sorriso smagliante, la disinvoltura con cui ci chiede di partecipare a un esperimento di massa immedesimandoci di essere su un'isola, (ma non quella dei famosi, un'isola vera) e dover offrire le nostre capacità per il bene comune, ci fanno sentire tranquilli eppure inquieti.
Di che battaglia sta parlando Elio Germano? Come mai non sale su quel palcoscenico? Perché non recita? Un attore è questo che deve fare.
Sembra quasi di leggere queste domande sul volto dei presenti, intenti a capire qualcosa che sfugge alla ragione.
"...Sapete qual è il bello di questo spettacolo? " -recita sarcastico il bravissimo Elio Germano- "Che dura poco! Un'oretta e poi torneremo tutti a casa, ognuno sul proprio divano, sani e salvi. Potremo mangiare, guardare la tv...fare l'amore...se qualcuno ne avrà ancora voglia",
La miscellanea di luoghi comuni costruiti ad arte in collaborazione a una Chiara Lagani che rivela un'interessante vena provocatoria e caustica lascia spazio a improvvisi tremori...che cosa avrà voluto dire Germano con quel "se qualcuno ne avrà ancora voglia"?
Noto da sempre per il proprio impegno politico volto principalmente a sinistra, Germano inizialmente inaugura un discorso amichevole, che sembra abbracciare all'unanimità la platea.
Ci parla del mondo del lavoro, di come il merito non venga valorizzato, di come si tenda a preferire i "simpatici", i cosiddetti "vincenti", coloro che fanno più followers su Instagram o che sanno vendersi meglio piuttosto che favorire chi effettivamente abbia le carta in regola per rivestire i ruoli.
Un discorso più che mai politico. Il testo risulta in modo palese volto a colpire i piani alti del potere, andando a insinuare un ragionevole dubbio sul modus operandi di elettori non sempre informati o abbastanza attenti da saper distinguere e capire chi andrà a governare il paese.
Una critica sociale che sembra non sfiorare la gran parte del pubblico, per l'appunto intento a farsi qualche risata e applaudire senza ascoltare.
Il monologo cresce di tono fino a diventare l'opposto di ciò che era all'inizio.
La faccia amichevole di un Elio ragazzo della porta accanto, diventa seria smorfia di un dittatore pronto già a salire sul palco dettando legge.
Il timbro si fa severo, le parole cupe.
"Solo pochi eletti devono avere il potere, cos'è questa mania di dare la parola a tutti...solo i più forti fisicamente sono realmente utili..." fino ad abbracciare improvvisamente un'ideologia razzista.
La platea aizzata da finti simpatizzanti, incredibilmente: APPLAUDE.
C'è chi, nella rossa Correggio, dai palchetti sembra apprezzare il discorso di Elio.
Avranno capito?
Mentre la minoranza del pubblico inizia a capire, talvolta ribellandosi e avanzando un "Ma questo è un discorso razzista!", già non si capisce più dove e cosa siamo.
Un meta-teatro che è metafora diretta di un pericolo imminente: la dittatura di stampo nazista.
Anche solo scriverlo è terribile, ma "La mia battaglia" di Elio Germano altro non è se una provocazione discutibile che va a rievocare il Mein Kampf di Hitler.
Non ce lo si sarebbe mai aspettato eppure è così.
A un livello più ampio, l'attore e la co-sceneggiatrice desiderano portare lo spettatore a condurre una sorta di partecipazione "esperienziale", percependo sulla propria pelle, venendo preso per mano, come sia pericolosa la propaganda e come sia semplice parlare il "politichese" per poi tradire le aspettative di chi aveva riposto fiducia in parole di democrazia.
Un discorso complesso che andrebbe approfondito in sede diversa.
Noi siamo qui per parlare di teatro e il teatro è anche questo: occasione di riflessione, allenamento della coscienza, motivo per riunirsi assieme e ascoltarsi reciprocamente.

Dafne D'Angelo

Ultima modifica il Domenica, 10 Marzo 2019 21:42

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