giovedì, 16 agosto, 2018
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MISERABILI (I) - regia Franco Però

Franco Branciaroli in "I Miserabili", regia Franco Però. Foto Simone Di Luca Franco Branciaroli in "I Miserabili", regia Franco Però. Foto Simone Di Luca

di Victor Hugo

adattamento teatrale Luca Doninelli

regia Franco Però

con Franco Branciaroli

e con Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi,
Federica De Benedittis, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi,
Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio,
Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo

scene Domenico Franchi

costumi Andrea Viotti

luci Cesare Agoni

musiche Antonio Di Pofi

foto di scena Simone Di Luca

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, CTB Centro Teatrale Bresciano,
Teatro De Gli Incamminati


Napoli, Teatro Mercadante dal 25 aprile al 6 maggio 2018

www.Sipario.it, 28 aprile 2018

"I Miserabili" rivivono a teatro con un grande Branciaroli-Valjean

Chi è il "miserabile" in una società? Colui che ruba per vivere anzi per sopravvivere alla miseria più profonda, e per questo ne vive ai margini, o colui che con tutto se stesso vuole assicurare alla giustizia chi ruba? Colui che, capito il suo errore, decide di darsi una nuova possibilità volta al bene o colui che non può accettare che un ex galeotto possa diventare "buono" e schiavo della misericordia? Questo è quello che cercava di analizzare Victor Hugo nel 1862 scrivendo la sua opera forse più famosa "I miserabili" e questo concetto è alla base del lavoro teatrale omonimo portato in scena da Franco Branciaroli nei panni di Jaen Valjean. L'adattamento teatrale è nato da un'idea del regista Franco Però partendo dalla considerazione di un'inesorabile ampliarsi della forbice fra i "molto ricchi" e i "molto poveri" e dunque dall'attualità che ancora oggi racconta l'opera del padre del Romanticismo francese. 
Lo spettacolo è andato in scena in prima nazionale al Teatro Mercadante di Napoli e sarà in cartellone sino al 6 maggio. Il lavoro che ha dovuto fare Luca Doninelli nell'adattamento dell'opera in testo teatrale non è stato facile, non solo per la lunghezza del testo. A lui va il plauso di aver carpito alcuni momenti salienti del romanzo e di averli tradotti in un lessico diverso. Laddove lo scrittore si perdeva in doviziosi dettagli della storia, Doninelli ha dovuto estrarre il senso profondo del messaggio di quel particolare quadro narrativo. Naturalmente il tutto secondo una propria interpretazione! Leggere rende liberi per questo: perché si ha la possibilità di dissertare su un argomento senza aver bisogno di un filtro.
Le scene sono intercambiabili, stesso gli attori aprono e chiudono, con veloce precisione, questo o quel pannello a seconda della scena o ancora spostano tavoli, sedie e panchine con rapidità. La scena è comunque semplice e minimale, il buio e la penombra fanno da padroni anche in un parallelismo con l'animo dei protagonisti che, chi per la libertà dall'oppressore, chi per un senso di colpa, chi per fame vivono nella loro emarginata realtà. Branciaroli è padrone della scena, anche quando magari sbaglia una battuta o non segue il ritmo, riesce a dare alla sua recitazione una naturalezza che quasi lo identifica con il personaggio. Bravo anche tutto il cast forse qualcuno, come ad esempio Thenardier e sua moglie, con un accento del nord-Italia abbastanza marcato in alcune scene ma comunque personaggi riusciti. La scena si apre con la richiesta di aiuto di un affamato Valjean al pio vescovo Myriel che subito accoglie la sua supplica. Poi la fuga dell'ex-galeotto con l'argenteria e l'episodio dei candelabri che assumono un valore simbolico per Jaen Valjean che anche in punto di morte, quando svela a Cosette il nome della madre, ricorderà. Poi la storia prende il via e si dipana man mano fino ad arrivare al focus della narrazione con l'incontro con Javert divenuto appena commissario. L'amore ricevuto un tempo da Jean Valjean ad opera dell'onesto Vescovo Myriel, in cambio di nulla se non della promessa di abbandonare il male e iniziare una nuova vita dedita all'amore ed al bene, egli lo restituisce sotto forma di perdono e misericordia, a Javert quando, ottenuto da Enjolras, il leader degli studenti, il permesso di uccidere la spia egli lo libera comunicandogli anche l'indirizzo dove lo potrà andare a trovare per arrestarlo finalmente! Ecco, quel nobile sentimento che Valjean afferra da Myriel, Javert lo subisce da Valjean in quanto non riesce ad accettare che un ex galeotto non si sia macchiato di un omicidio ma che addirittura lo abbia salvato. Aveva sempre visto il mondo in una dicotomia ben delineata e questo colpo di scena lo avvilisce a tal punto da procurarsi la morte piuttosto che ammettere un cambiamento.
 Per lui infatti un "miserabile" sarebbe dovuto rimanere sempre tale!

Simona Buonaura

Ultima modifica il Domenica, 29 Aprile 2018 09:00

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