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MICHELANGELO - di e con Vittorio Sgarbi

"Michelangelo", di e con Vittorio Sgarbi "Michelangelo", di e con Vittorio Sgarbi

di e con Vittorio Sgarbi
Messa in scena e allestimento: "Doppio Senso"
Musiche composte ed eseguite da Valentino Corvino
Scenografia e video: Tommaso Arosio

Teatro Verdi di Brindisi, 5 febbraio 2018

www.Sipario.it, 7 febbraio 2018

L'utilità e la potenza del teatro è davvero un aspetto da non sottovalutare, da sfruttare. È chiaro questo pensiero quando si assiste, ad esempio, alle pièce teatrali che il celebre professore Vittorio Sgarbi ha deciso, da qualche anno a questa parte, di portare sui palcoscenici d'Italia; noto è stato il successo del suo precedente racconto, ripercorrendo la tribolata storia di Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Così come Pirandello rimarcò e ufficializzò nella sua opera il principio di "teatro nel teatro", per Sgarbi può valere la definizione di "arte nell'arte".

Passando quindi da un Michelangelo all'altro, a ritroso nel tempo, è la volta ora di colui che, con il solo suo nome, così come riuscì Eduardo nel distinguersi con la sua arte teatrale, si può rievocare direttamente la fine dell'ultimo rinascimento e l'inizio di un'epoca di contaminazione e innovazione artistica senza eguali che segnerà lo stile e la particolarità di svariati generi successivi.

È proprio su quest'ultimo aspetto che batte e ribatte per tutto lo spettacolo (circa tre ore) il Professore. Sostiene infatti che il genio di Buonarroti sia stato, così come per Michelangelo Dante Alighieri, concependo in gioventù la celebre Pietà Vaticana, punto di partenza, e in parecchi casi addirittura di arrivo, di alcuni dei più importanti pittori e scultori della storia della "bellezza italiana". Gli accostamenti quindi sono innumerevoli, e i dettagli infiniti. La "maniera" di Michelangelo lascerà il posto ai "Manieristi" così come i celebri Bronzi di Riace rappresenteranno l'inconsapevole spunto per l'eterno maestro nell'immaginarseli sulla futura fattezza del capolavoro simbolo di un'epoca: il Davide.

Tappa per tappa, periodo per periodo, Sgarbi fa luce, in ordine cronologico, sui capolavori che hanno attraversato la lunga vita di Michelangelo; e non lo fa analizzando solo le opere dello stesso Buonarroti, ma soprattutto quelle "degli altri"; tramite ad esempio Niccolò Dell'Arca (da Bari), uno dei più importanti scultori che, a detta del professore, nella celebre e potente opera "Compianto del Cristo morto" vi è rappresentata la vera esternazione dell'"urlo" meglio ancora che in Munch, opera che gli ricorda più "il caso Asia Argento e la follia che questo ne determina".

Autentica attualità firmata Vittorio Sgarbi (parolacce incluse), quindi, intramezza e caratterizza la lunga "lectio magistralis" su Michelangelo; questo aspetto, da un punto di vista tecnico teatrale, smorza i tempi dedicati all'illustrazione in dettaglio delle opere e della loro storia, seppur appassionante e appassionata; dall'altra parte rappresenta il pensiero politico e umano che caratterizza indelebilmente in ogni luogo Vittorio Sgarbi.

Tra un periodo e l'altro lo stridulo e impeccabile violino del maestro Valentino Corvino, che in una miscela di elettronico e acustico riporta lo spettatore in un ambiente rinascimentale ma allo stesso tempo museale, surreale, moderno ed elegante, in perfetta simbiosi con i video e il "visual concept" dell'artista Tommaso Arosio.

Tutto ciò che c'è di bello e interessante in questa rappresentazione non è possibile elencarla in dettaglio. "Michelangelo" di Vittorio Sgarbi è, in conclusione, uno degl'importanti tasselli che servono al teatro italiano; ma soprattutto alla società d'oggi, ai giovani, che, immersa nell'affaticamento e l'accecamento del digitale, dimentica che realmente è la bellezza (teatrale, scultorea o pittorica che sia) a salvare il mondo.

Valerio Manisi

Ultima modifica il Venerdì, 09 Febbraio 2018 18:18

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