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MDLSX - regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

Silvia Calderoni in "MDLSX", regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò Silvia Calderoni in "MDLSX", regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
drammatugia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
Suoni Enrico Casagrande
in collaborazione con Paolo Panella e Damiano Bagli
luci e video Alessio Spirli
produzione Motus 2015
presso il Teatro della Tosse di Genova 6 maggio 2017

www.Sipario.it, 7 maggio 2017

"Life Festival. Persone oltre il genere", promosso dal Teatro della Tosse di Genova, apre col botto: ad inaugurare la rassegna c'è MDLSX, produzione 2015 di Motus, compagnia romagnola di teatro di ricerca che dagli anni Novanta porta avanti un percorso di contaminazione e provocazione.

MDLSX conferma il sodalizio artistico tra la coppia fondatrice di Motus Enrico Casagrande e Daniela Nicolò e l'artista Silvia Calderoni, che qui si prende l'intera scena in un assolo dall'impianto sonoro e drammatugico potente.

Lo spettacolo si interroga sull'identità legata al genere citando diversi manifesti queer (come il "Manifesto Contra-sexual" di Paul B. Preciado) e attingendo a piene mani al romanzo "Middlesex" di Jeffrey Eugenides, capolavoro della narrativa di inizio Millennio, che percorre la storia genetica di una famiglia alla ricerca del "difetto" che ha portato il protagonista all'ermafroditismo.

Al centro del palco un grosso triangolo argentato è il tappeto performativo di Calderoni. Sul fondo un lungo tavolo ospita il djset: computer da cui fa partire le tracce musicali e videocamera che proietta in tempo reale la sua immagine su un grande specchio rotondo, una luna piena argentata che mostra senza pietà ogni dettaglio del suo corpo nudo e magnetico. Le vene in rilievo sulle braccia nervose, la trasparenza dello scheletro che affiora sotto la pelle diafana, i capelli platino cristallizzati da potenti spruzzi di lacca. Lo sguardo allucinato, catturato in primissimo piano dalla videocamera, ricorda quello di Johnny Rotten dei Sex Pistols.

È proprio in quella scheggia di follia che affiora dalle sue pupille che troviamo l'autenticità della sua perfomance. In questo caso il contenuto dello spettacolo e la performance fisica ed emotiva dell'artista combaciano in modo straordinarimanete coerente: la ricerca di uno stare nel proprio corpo, e in questo mondo, che rinunci ad ogni convenzione, definizione, categorizzazione. Calderoni danza, parla al microfono (con un riverbero sonoro ed emotivo che ricorda "Paesaggio con fratello rotto" del Teatro Valdoca), gioca con l'occhio della videocamera, si traveste.

Calderoni non si concede solo come performer ma come essere umano. A caricare di ulteriore significato la performance si aggiungono elementi autobiografici: video casalinghi che la catturano nel momento della sua trasformazione da giovane ragazzina nella provincia romagnola degli anni Novanta a donna alla ricerca della propria identità di persona.

Il pubblico applaude con calore. Siamo grati di averci mostrato la nostra nudità, attraverso la sua. Di essersi fatta medium del nostro afflato sopito di anarchia.

Da non perdere.

Marianna Norese

Ultima modifica il Domenica, 07 Maggio 2017 20:30

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