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LISISTRATA - regia Stefano Artissunch

"Lisistrata", regia, traduzione e adattamento: Stefano Artissunch "Lisistrata", regia, traduzione e adattamento: Stefano Artissunch

di Aristofane
regia, traduzione e adattamento: Stefano Artissunch
con Gaia De Laurentiis, Stefano Artissunch, Stefano Tosoni, Gian Paolo Valentini
disegno luci: Giorgio Morgese
scenografia: Francesco Cappelli
costumi: Maria Amurri, Sissi Sossi
fantocci: Giuseppe Cordivani
produzione: Danila Celani per Synergie Teatrali
Milano, Teatro Carcano dal 4 al 15 maggio 2016

www.Sipario.it, 8 maggio 2016

Lisistrata - rappresentata alle Lenee (feste dell'antica Attica) del 411 a. C. quando gli animi sono avviliti per la luttuosa sconfitta di Sicilia e la Guerra del Peloponneso riprende violenta - è una delle 11 commedie complete rimasteci delle circa 44 di Aristofane (Atene, circa 450 a. C. – circa 385 a. C.), commediografo greco di famiglia libera e molto colto che vive in una temperie difficile per la Grecia segnata appunto dalla Guerra del Peloponneso da lui fortemente stigmatizzata attraverso l'elegante, incisiva, sarcastica e insieme raffinata arma delle commedie che utilizza anche in politica con fendenti pesanti e difendendosi con successo dai contrattacchi di chi è accusato.

Dirompente la decisione sofferta e faticosa delle donne di Atene, cui si affiancano quelle di altre polis, guidate dalla dinamica Lisistrata (nomen omen che significa "scioglie gli eserciti") di bloccare le normali e legittime attività sessuali verso i rispettivi coniugi, amanti... finché costoro non giungeranno alla pace. Occupata l'Acropoli per impedire agli uomini l'accesso al denaro con cui continuare la guerra e per non essere indotte in tentazione, le "scioperanti" sapranno resistere alle numerose difficoltà e ai diversi tentativi di stanarle.

La commedia che parla liberamente della sessualità descrivendo le problematiche fisiche conseguenti all'astinenza non può essere considerata licenziosa in quanto nel periodo classico sia in Grecia, sia a Roma, pur con diversità, il sesso è considerato alle stregua di altre parti del corpo e se ne può parlare senza vergogna, concetto introdotto dal Cristianesimo che è giunto a considerare impuri coniugi che hanno avuto rapporti salvo poi apportare notevoli correzioni su tali temi durante il Concilio Vaticano II.
In 2427 anni la morale ha subito variazioni di rilievo e comunque ancora oggi parlare di sesso è considerato con riprovazione e malizia. Ne sono prova in qualsiasi teatro frequenti risolini e risate, quando non beceri applausi, alla descrizione delle conseguenze da astinenza sessuale o semplicemente all'udire qualche termine della relativa ricca nomenclatura, mentre non si ride mai per le conseguenze dolorose derivate dalla mancanza di cibo...

Preclusione ai piaceri della carne, dunque, per indurre i recalcitranti uomini a sposare la causa della pace ponendo termine all'infinita serie di lutti e di dolori non solo per chi muore in guerra, ma per le donne in ansia continua per i consorti e per i figli: non una commedia che ipotizza una parità tra i due sessi, ancora ante litteram, ma un'uguaglianza nel diritto al piacere per entrambi pur conservando ciascuno funzioni sociali diverse.

In fondo Aristofane giudica negativamente i maschi incapaci di vedere gli esiti nefasti delle guerre (cosa potrebbe pensare oggi accorgendosi che dopo circa 2500 anni segnati da terribili conflitti gli uomini non hanno ancora appreso nulla...) e si affida come ultima ratio al buon senso delle donne: una libertà di pensiero straordinaria tanto più che non risparmia giudizi e frecciate pesanti anche verso gli intellettuali del proprio tempo. Fantastica potenza della non censura!

Apprezzabile e gradevole il lavoro compiuto sul testo aristofaneo da Stefano Artissunch che ne ha dilatato i tempi con finale ad hoc fino ai conflitti del '900 e l'ha trasformato in un archeocabaret recitato da archeoattori, integrando i quattro interpreti con l'utilizzo di simpatici fantocci snodabili dagli occhi dilatati e straniti come devono essere rimasti quelli delle donne greche alla proposta di Lisistrata.
Coinvolgente la variegata colonna sonora che alterna musiche tratte anche da L'opera da tre soldi e dal repertorio classico.

Brava, equilibrata e composta Gaia De Laurentis accompagnata dagli scoppiettanti e duttili Stefano Tosoni e Gian Paolo Valentini che rappresentano anche il coro degli uomini e quello delle donne (sempre in contrasto tra loro fino al finale liberatorio) e notevole il regista-attore, dotato di una voce efficace e piacevole, nelle sue molteplici vesti tra cui quella di voce narrante che termina lo spettacolo plaudendo a odierne emule di Lisistrata in territorio africano.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Domenica, 08 Maggio 2016 16:22

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